martedì, Aprile 13, 2021
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Thor: Ragnarok, recensione del film Marvel con Chris Hemsworth

Articolo a cura di Joseph Crisafulli

Thor: Ragnarok è il film Marvel più attento alla tradizione del Marvel Cinematic Universe di tutti. Il regista Taika Waititi si dimostra molto furbo, utilizzando al meglio alcuni degli elementi preesistenti della filmografia marvelliana, confezionando così il capitolo dedicato al Dio del Tuono più godibile e apprezzabile.

È trascorso quasi un decennio dal primo film del MCU. Una continuità davvero ammirevole e a dir poco rivoluzionaria. Rivoluzionaria perché il sistema “Marvel/Disney” ha fatto scuola a tutti i franchise post-MCU.

L’aver creato di fatto una serialità cinematografica con un rapporto di interdipendenza tra un capitolo e il successivo, è diventato una sorta di modus operandi, che ha abituato lo spettatore ad assistere a film volutamente lacunosi, i cui vuoti sono riempiti da film successivi già pianificati.

La continuity e la creazione di veri e propri universi narrativi, che non si esauriscono nella fruizione del semplice e singolo film, è ormai la prassi del nuovo cinema super industriale, un’evoluzione molto più ampia e profonda dei semplici sequel e remake.

E allora, che Thor: Ragnarok sia! Perché questo terzo capitolo del figlio di Odino (in realtà diciasettesimo capitolo della saga del MCU), ci mostra che le cose stanno per cambiare molto; ci si avvicina molto probabilmente alla chiusura di una prima era, che possiamo chiamare con certezza la golden age dei cinecomics.

Dimenticate la solennità (o il tentativo di solennità) dei primi due capitoli. Thor: Ragnarok è un action commedy che ammicca agli anni ’80, quasi esattamente come fa Guardiani della Galassia, senza esibirli in maniera così marcatamente didascalica, come accade in quest’ultimo.

Ogni occasione è buona per essere ironici: Thor è ironico, come l’Iron Man dei primi film; Hulk è ironico, Valchiria è ironica, il Gran Maestro è “molto” ironico. Tutto è improntato all’ironia, ogni cosa è lecita pur di far divertire lo spettatore.

La componente action è ben realizzata, anche se, con un personaggio del calibro di Hulk, ci aspettavamo decisamente qualcosa di più: resta imbattuto, ad esempio, lo scontro tra Hulk e Iron Man in Avengers: Age of Ultron, anche se il risultato, in termini di azione, è comunque molto appagante.

Intelligenti e furbi sono i richiami, scenici e verbali, ai film precedenti; ciò permette anche di mostrare la maturità di alcuni di questi personaggi, che nel corso delle varie pellicole si sono evoluti. Ottima è la colonna sonora: scelta facile ma vincente l’uso di Immigrant Song dei Led Zeppelin nei momenti di massima concitazione.

Thor: Ragnarok (qui il trailer italiano ufficiale) è un buon capitolo. Lo spettatore che cerca nei cinecomics il semplice divertimento sarà ripagato da botte e battute comiche senza molti giri di parole. Infuriati saranno invece quelli che dai cinefumetti pretendono molto di più, poiché Ragnarok toglie tutto il pathos dell’eroismo più romantico e sofferente.

Persino i momenti di morte sono minimizzati e lasciati andare senza alcun sentimento (dimenticatevi quel bel funerale di Frigga in Thor: The Dark World, che probabilmente rappresenta il momento più sentimentale dell’intera trilogia): in Ragnarok non c’è spazio per i tormenti oscuri; l’ironia e la comicità hanno il totale sopravvento!

Guarda il trailer ufficiale di Thor: Ragnarok

Redazione
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