lunedì, Marzo 4, 2024
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The Void recensione del body horror dai produttori di The Witch

In una notte buia e nebbiosa, un giovane insanguinato scappa nella foresta, tentando faticosamente di scappare da un misterioso uomo che impugna un fucile. Senza preamboli o spiegazioni, The Void si apre trascinando immediatamente lo spettatore nelle tetre atmosfere di un bosco lugubre e denso di segreti, che cela una realtà forse incomprensibile.

Ed ecco dunque che la scena si sposta. Daniel Carter (Aaaron Poole), sceriffo mediocre di un piccolo paese di provincia, è intento a sostare sul bordo di una strada, nell’attesa che si concluda l’ennesimo turno di pattuglia. Pronto a rientrare in centrale, Daniel si accorge però di un ragazzo accasciato davanti alla sua automobile. Dopo averlo portato d’urgenza al pronto soccorso, il capo della polizia comprende tuttavia che nulla è come sembra e che quello è solo l’inizio di un incubo lungo una notte.

Affondando le proprie radici nel body horror statunitense, The Void è un lungometraggio canadese fortemente debitore delle logiche dei B-movies dei grandi maestri degli anni Ottanta

Affondando le proprie radici nel body horror statunitense, The Void (qui il trailer) è un lungometraggio canadese fortemente debitore delle logiche dei B-movies dei grandi maestri degli anni Ottanta. Privo di vera e propria innovazione espressiva o narrativa, il film di Steven Kostanski e Jeremy Gillespie ha infatti la capacità di coniugare perfettamente estetiche ormai desuete, giocando tra l’omaggio, l’emulazione e (forse) la parodia.

George Romero e La Notte dei Morti Viventi, Ridley Scott e Alien, Brian Yuzma e il suo Society ma anche i Duffer Brothers e Stranger Things sono solo alcuni dei cinesti e delle relative produzioni che qui vengono rievocate ed intrecciate con innegabile coerenza.

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The Void recensione del body horror dai produttori di The Witch

È dunque la messa in scena, non inaspettata ma comunque affascinante, a conquistare lo spettatore. Oltre alla fosca e inquietante foresta, ottima è anche la decisione di circoscrivere gli spazi interni ad un piccolo pronto soccorso di provincia che, tra corridoi e sotterranei, si trasforma inaspettatamente in un soffocante labirinto.

Allo stesso modo, interessanti sono anche le caratterizzazioni dei personaggi che, nonostante non vengano incarnati da attori particolarmente convincenti, restituiscono pienamente un minimale spaccato di variegata umanità. La rappresentazione della setta, che affolla con eleganza alcune sequenze, è inoltre strepitosa e rimane impressa grazie al simbolo ricorrente del triangolo nero intessuto sulla stoffa bianca.

Sebbene molteplici mancanze nel racconto e nel ritmo, l’ottima orchestrazione visiva di The Void permetterà sicuri consensi da parte dei fan dei biological horror

Se la messa in scena risulta convincente, maggiori difetti sono rintracciabile nella narrazione. Il plot, anzitutto, appare in certi frangenti semplicistico e banale, non puntellandosi con colpi di scena o imprevisti: la paura, più volte evocata, non riesce effettivamente mai a concretizzarsi, non producendo alcun senso di spavento in chi guarda. Analogamente, la sceneggiatura è spesso essenziale, alternando frasi fatte ad eventi ovvi.

Nato sulla scia di molte pellicole degli anni Settanta e Ottanta, The Void si inserisce pienamente in quel filone nostalgico rilanciato con successo dai prodotti seriali Netflix. Sebbene molteplici mancanze nel racconto e nel ritmo, l’ottima orchestrazione visiva permetterà sicuri consensi da parte dei fan dei biological horror.

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Gabriele Landrini
Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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