mercoledì, Febbraio 11, 2026
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The Substance, recensione del film con Demi Moore e Margaret Qualley

Vincitore del Prix du scénario all'ultimo Festival di Cannes, The Substance di Coralie Fargeat arriva finalmente nelle sale italiane dal 30 ottobre grazie a I Wonder Pictures.

Di nuovo da “matrice” francese e di nuovo dal mondo femminile emerge il body horror, il sottogenere reso celebre da David Cronenberg e che su di esso aveva modellato una nuova costellazione linguistica in grado di parlare del mondo attraverso il cinema e fare del cinema il mondo di cui parlare. A firmare regia (e sceneggiatura) del fresco esponente è Coralie Fargeat, alla sua seconda pellicola in assoluto e la prima in lingua inglese. Un istant cult per efficacia e un titolo dalla ferocia inaudita.

Parliamo di The Substance, premiato a Cannes 77 con il Prix du scénario (e dal 30 ottobre nelle sale italiane dopo un passaggio nella sezione “Best Of” della 19esima Festa del Cinema di Roma), un film di corpi e di corpi a confronto, nello specifico quelli di Demi Moore (probabilmente alla prova della carriera) e di Margaret Qualley, che continua a non sbagliare un’interpretazione. Due archetipi di due ere diverse e di due immagini della donna diverse, rimodellate secondo dei canoni estetici rigidi e irrevocabili. Emblema di una mostruosa bellezza.

E infatti è la mostruosità che torna al centro della scena, come tradizione vuole, poiché essa è l’unico approdo possibile per un processo di deumanizzazione (o di post-umanizzazione ed è terrificante come questi due termini stiano diventando sinonimi) quando non riusciamo a trovare un equilibrio per vivere le fasi della nostra esistenza e della nostra trasformazione.

Elizabeth ti presento Sue

Elizabeth Sparkle (Moore) è una bellissima donna con un bellissimo passato alle spalle di cui sembra non fregare più niente a nessuno una volta passato, in primis a lei stessa. Ha una stella sulla Walk of Fame, ha vinto un Oscar e da anni conduce uno di quei programmi di fitness che fanno il pieno di spettatori sulla tv via cavo. La sua incapacità di relazionarsi con se stessa (nonostante la sua gigantografia a decorare il salotto) la ancora alla fragilità dell’oggi, bloccata, quindi, nella perenne attesa di perderlo con l’arrivo del domani. Cosa che accade con il suo compleanno, la data di scadenza, quella che “il maschione alpha dirigente di network” (uno spassosissimo Dennis Quaid) decide essere il suo ultimo giorno.

Abbasso la vecchia carne, viva la nuova carne (cit.)”, ergo serve ricambio generazionale, nuova linfa da dare in pasto alla camera, affamata come non mai di immagini da sessualizzare. Elizabeth deve farsi da parte a meno che non decida di divenire “la parte migliore di se stessa”. Per farlo c’è The Substance, la soluzione capitalista sottoforma di prodotto brevettato consegnato a domicilio con tanto di packaging e istruzioni per l’uso. Il simil prodotto Amazon funziona più meno così: bisogna iniettarsi in vena un liquido che, per partenogenesi, produrrà un sé migliore e più giovane con cui alternarsi ogni settimana, in modo che l’uno possa sostentare fisicamente l’altro. La regola base da ricordarsi è però che si è sempre uno.

Da Elizabeth nasce quindi Sue (Qualley) una meravigliosa ragazza che non solo rispetta tutti i codici estetici che la società ha imposto, ma li innalza, raccogliendo il testimone della donna e divenendo presto la star del nuovo show. Un veicolo nuovo per rivivere quello stesso passato glorioso… di cui però non frega più niente a nessuno una volta passato. Da qui nasce il problema, perché se ciò che è stato e ciò che sarà non vivono mai in accordo tra di loro allora a farne le spese è un presente in cui l’equilibrio deve essere la prima regola. L’alternativa è cedere alla mostruosità.

Un precario equilibrio

The Substance è un film che va molto dritto, talmente tanto che sembra non voglia aspettare nessun secondo in più di quanto deve per mostrarci il suo semplice, ma geniale, meccanismo narrativo. Esso permette alla regista di portare l’attenzione dello spettatore sul lavoro sui corpi delle protagoniste, che è terribile e memorabile allo stesso tempo. La potenza della metafora racchiusa nel loro rapporto muta davanti ai nostri occhi, evolvendosi i modo tale da parlarci della differenza tra eros e porno, della vanità del successo e del ricatto dell’immagine codificata per uso e consumo, sia essa la nostra oppure di qualche simbolo che rimandi a noi.

Su questo gioco “perfetto” Coralie Fargeat dà libero sfogo a tutta la sua voglia citazionista (che guarda anche all’horror con i vampiri e a quello giapponese), cedendo così un po’ alla dimensione ludica, nella quale incontra delle trovate un può fuori tema, ma anche alcune dall’ironia fantastica (una su tutte, una scena con la strega Moore che cucina piatti francesi) in cui riesce a sovrapporre diverse immagini in modo da destrutturarne i vari significati e poi rielaborarli. Il tutto condensato in una pellicola dal ritmo sempre serrato e che è brava a non divenire mai banale nonostante uno schema narrativo che ha nella ripetitività la sua trappola, giocando con le aspettative dello spettatore e portandole alle estreme conseguenze.

Alla fine il rischio maggiore per The Substance si rivela essere quello che fa deflagrare il rapporto tra le sue protagoniste: non riuscire a mantenere equilibrio tra le sue due anime. La conseguenza sarebbe stata quella di svuotare il discorso del suo senso e della sua portata, abbandonandosi all’idea poliformale di spaziare ad ogni costo, riducendo l’idea filmica ad un vezzo tematico e narrativo. Invece, pur non privandosi di qualche sfizio personale (si arriva anche ad un cortocircuito da B-Movie vero e proprio), la pellicola non perde di vista l’obiettivo, chiudendo il suo arco con una compiutezza che sintetizza spirito e percorso.

Guarda il trailer ufficiale di The Substance

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Alla sua seconda prova come regista e la prima in lingua angolofona, Coralie Fargeat fa un passo avanti importante per una carriera iniziata già con grandi auspici. The Substance è una pellicola con due protagoniste straordinarie, Demi Moore e Margaret Qualley, sulle quali impiega gli strumenti del body horror in modo da demonizzare l’immagine codificata di bellezza femminile, mostrandone la mostruosità, e da lì espandendo il raggio d’azione alla fragile percezione del successo e alla caducità del valore dell’oggi. Tutto all’interno di un meccanismo filmico che presta il fianco ad una deriva citazionista e giocosa che di tanto in tanto rischia di smorzare la potenza semantica. Rischio che però rimane tale, per fortuna.

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Alla sua seconda prova come regista e la prima in lingua angolofona, Coralie Fargeat fa un passo avanti importante per una carriera iniziata già con grandi auspici. The Substance è una pellicola con due protagoniste straordinarie, Demi Moore e Margaret Qualley, sulle quali impiega gli strumenti del body horror in modo da demonizzare l’immagine codificata di bellezza femminile, mostrandone la mostruosità, e da lì espandendo il raggio d’azione alla fragile percezione del successo e alla caducità del valore dell’oggi. Tutto all’interno di un meccanismo filmico che presta il fianco ad una deriva citazionista e giocosa che di tanto in tanto rischia di smorzare la potenza semantica. Rischio che però rimane tale, per fortuna.The Substance, recensione del film con Demi Moore e Margaret Qualley