Vi è mai capitato di incappare in The Grey? Titolo che gira spesso sulle piattaforme, dove un Liam Neeson duro come non mai si ritrova a dover sopravvivere nelle lande innevate dell’Alaska, mentre è braccato da un branco di lupi assetati di sangue. Un piccolo film che si rivela sorprendentemente avvincente, di quelli che avrebbero di sicuro allietato una classica serata fra amici dei bei tempi andati, quando si sceglievano randomicamente i film da noleggiare in videoteca basandosi giusto su la copertina del DVD e la breve sinossi sul retro della scatola.
Un solido mestierante
Ecco, la solida mano dietro a The Grey è quella del regista e sceneggiatore Joe Carnahan, uno di quei professionisti capaci di sfornare pellicole di seconda fascia godibili, un po’ come Peter Hyams (Atmosfera zero, Timecop – Indagine dal futuro) o Gavin O’Connor (Pride and Glory – Il prezzo dell’onore, The Accountant). Registi con mestiere, in grado di spaziare anche fra i generi più disparati. Nella filmografia del nostro Carnahan, per esempio, troviamo quasi di tutto, dalla commedia poliziesca Stretch – Guida o muori all’action d’ispirazione videoludica Quello che non ti uccide.
Un Carnahan che cambia di nuovo pelle in The Rip – Soldi sporchi, action thriller che si va a collocare nel solco di quei cupi polizieschi, dove l’ambiguità morale la fa da padrona, sulla dura lotta delle forze dell’ordine statunitensi al narcotraffico (il dittico formato da Sicario e Soldado, nato dalla penna di Taylor Sheridan). Ispirato a una storia vera, il film, disponibile in streaming su Netflix a partire dal 16 gennaio, è costruito intorno alle due star, nonché amici fraterni, Matt Damon e Ben Affleck, qui anche in veste di produttori.

Un mondo dove non ci si più fidare di nessuno
Dopo il brutale omicidio della capitana Velez (Lina Esco), la squadra TNT (Tactical Narcotics Team) del dipartimento di Miami è sotto la lente d’ingrandimento dei federali. Si pensa, infatti, che una talpa si nasconda fra le fila della squadra antidroga e possa essere coinvolta nella morte della poliziotta. Nel mentre, il tenente Dumars (Damon), nuovo leader del team, riceve una soffiata sulla presenza di una consistente quantità di denaro del Cartello nascosta in una casa in periferia. Alcuni uomini della TNT, fra cui il sospettoso sergente Byrne (Affleck), decidono di agire e recarsi sul luogo nonostante la possibilità di poter essere traditi da uno, o più, dei loro. Intanto, anche il Cartello sembrerebbe iniziare a mobilitarsi.
The Rip si apre con l’agguato ai danni della povera Velez, un’esecuzione brutale e a sangue freddo. Il film mette subito le cose in chiaro: in questo mondo non ci si può fidare di nessuno, neppure dei partner con cui si rischia ogni giorno la vita nelle strade. Il setting è una Miami notturna e deserta, dominata dalle luci fredde, di sicuro lontana da quella della serie tv Miami Vice, quintessenza del glamour anni ’80, e più affine al seguente aggiornamento cinematografico diretto da Michael Mann, composto da immagini digitali gelide e sporche.

Un kammerspiel in salsa poliziesca
Dopo un lungo preambolo, dove i vari membri della squadra – c’è anche la recente vincitrice del Golden Globe Teyana Taylor, qui vergognosamente sottoutilizzata – vengono, a turno, interrogati dall’FBI (fra le fila dei federali, invece, è presente il noto marzialista e star dell’action Scott Adkins, anche lui non sfruttato a dovere visto che non tira nemmeno un pugno), The Rip arriva finalmente al cuore della vicenda: l’arrivo della squadra alla fatidica abitazione, potenziale trappola mortale pronta a esplodere, con nemici armati all’esterno e probabilmente anche all’interno.
Un gioco del “Lupus in tabula” che però non sfocia mai in un adrenalinico assedio, come potrebbero far presupporre le premesse della trama. Carnahan, invece, sceglie di puntare tutto su l’ambiguità e l’attesa cercando di costruire un teso thriller da camera, più una sorta di kammerspiel in salsa poliziesca che un action claustrofobico come il classico Distretto 13 – Le brigate della morte di John Carpenter o, per citare produzioni più recenti, Warfare – Tempo di guerra di Alex Garland e Ray Mendoza.

Una lunga attesa che non porta a nulla
Ma la sensazione finale lasciata da The Rip, purtroppo, è proprio quella di una lunga attesa che non viene mai ripagata adeguatamente. Passata la prima oretta di film, la tensione inizia già a scemare e a trasformarsi presto in noia. La resa dei conti finale, inoltre, arriva troppo tardi ed è troppo modesta, con una regia delle sequenze d’azione standardizzata e senza qualsivoglia guizzo (non si pretendono gli elaborati barocchismi del Gareth Evans di Havoc, ma neppure questo piattume).
The Rip – Soldi sporchi è una carica esplosiva, imbottita di tritolo, che non viene mai fatta detonare. A sgonfiare il già basso tasso d’adrenalina della modesta resa dei conti, ci si mette anche una lunga coda finale, di circa una decina di minuti, dove protagonisti e federali non fanno che darsi pacche sulle spalle a vicenda, congratulandosi per l’ottimo lavoro appena svolto. Forse per dare più spessore a questo tipo di materiale non serviva un solido mestierante come Joe Carnahan, ma un autore capace di elevare il genere come Denis Villeneuve o il succitato Michael Mann.


