venerdì, Giugno 25, 2021
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The Post recensione del film di Steven Spielberg con Meryl Streep e Tom Hanks

Il Congresso non promulgherà leggi […] che limitino la libertà di parola, o di stampa”: questo breve postulato, tratto dal Primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America, è il cuore pulsante che muove gli eventi raccontati in The Post (qui il trailer), ultimo attesissimo lungometraggio diretto da Steven Spielberg ed interpretato da Tom Hanks e Meryl Streep.

1971. Un inaspettato scandalo colpisce gli Stati Uniti: il New York Times pubblica infatti un resoconto dei cosiddetti Pentagon Papers, documenti fino a quel momento top-secret che svelano annosi segreti governativi sulla guerra in Vietnam. Il presidente Nixon, tentando di insabbiare le informazioni, vieta però ai giornalisti di diffondere ulteriore materiale sull’argomento, convocando lo stesso Times davanti alla Corte Suprema.

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Il piccolo quotidiano metropolitano The Washington Post, guidato dalla prima editrice donna Katherine Graham (Meryl Streep) e dall’intraprendente capo-redattore Ben Bradlee (Tom Hanks), decide tuttavia di non sottostare alle ingiuste vessazioni del Capo di Stato, continuando a raccontare la verità e tentando di combattere la censura imposta dallo stesso Nixon.

Dopo sei nominations ai Golden Globes e altrettante più che probabili candidature agli imminenti Academy Awards, The Post si conferma senza dubbio come uno dei migliori film dell’anno, grazie al perfetto intreccio tra una narrazione ritmata e coinvolgente, un cast straordinario ed una regia attenta e brillante.

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The Post recensione del film di Steven Spielberg con Meryl Streep e Tom Hanks

Thriller politico di ottima fattura, il nuovo lungometraggio di Steven Spielberg convince quindi anzitutto per l’ipnotico gioco di tensioni che viene gradualmente costruito. Nonostante il fatto di cronaca e il suo epilogo siano universalmente conosciuti, la narrazione non sembra mai vacillare, riuscendo costantemente a coinvolgere gli spettatori.

Soprattutto il corpus centrale conquista per l’ottima orchestrazione della suspense, ottenuta grazie ad una dilatazione temporale che mira ad enfatizzare i sentimenti dei protagonisti a ridosso della pubblicazione. Accanto alle dinamiche di genere, non mancano infatti anche degli approfondimenti psicologici ben realizzati, che favoriscono l’immedesimazione del pubblico.

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In questo senso, appare quasi superfluo sottolineare l’estrema bravura dei due protagonisti che, circondati da caratteristi altrettanto convincenti, dominano la scena con le loro intense interpretazioni. Meryl Streep – nel ruolo di una donna contemporaneamente fragile e determinata – si riconferma vera attrice icona di Hollywood, mentre Tom Hanks – nei panni di un autoritario redattore – comprova la sua simbiosi artistica con Spielberg.

Un’ultima parentesi deve infine essere aperta proprio per il famosissimo regista che, dopo qualche risultato altalenante, sembra riscoprire in The Post una pianificata coerenza stilistica: intrecciando una limpidezza tipica del miglior cinema americano con un’accortezza dei movimenti di macchina esplicitamente autoriale, Steven Spielberg offre per l’ennesima volta una prova della sua inimitabile bravura.

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Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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