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The Killer, recensione del film di David Fincher con Michael Fassbender

La recensione di The Killer, il nuovo film di David Fincher con Michael Fassbender, presentato in Concorso a Venezia 80. In cinema selezionati a ottobre e su Netflix dal 20 novembre.

The Killer inizia con dei vistosissimi titoli di testa. Una soluzione già adottata da David Fincher (si veda ad esempio la bellissima sequenza di Millennium – Uomini che odiano le donne) che associata al logo Netflix, apparso pochi secondi prima, fa capire sin da subito che il progetto è un divertissement che trova la sua collocazione perfetta nel catalogo della piattaforma di streaming, con cui il regista ha siglato un contratto di quattro anni per realizzare i suoi film.

Tratto dall’omonima graphic novel, The Killer parte con il suo momento migliore. Michael Fassbender è un assassino su commissione. È a Parigi per portare a termine una missione. Nascosto in un wework in disuso osserva i vicini come L.B. Jefferies ne La finestra sul cortile. A parti invertite, lui deve uccidere un importante uomo. Non può fallire la missione; in fondo, non l’ha mai fatto. Per giorni il killer attende: il rigore dell’aspettare, lo stato di allerta perenne, gli permettono di conoscere il mondo che lo circonda molto più di chiunque altro. Ogni dettaglio è portatore di un significato, ogni scelta ha delle conseguenze.

Arriva il momento di sparare il colpo, una breve finestra di tempo che potrebbe non ricapitare più. Il killer si ripete mentalmente le regole e le modalità di azione che gli hanno permesso di non sbagliare mai. Questa volta, però, qualcosa va storto: il colpo entra nel corpo sbagliato. Inizia così per il killer una corsa contro il tempo per rimediare all’errore. Ha già capito cosa dovrà fare: impossibile provare una seconda volta ad assassinare l’uomo. Per sopravvivere dovrà percorrere al contrario la corrente e risalire ai committenti, eliminando sistematicamente tutte le persone che sanno della sua missione.

Un film incredibilmente appassionante

The Killer arriva all’80esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia in Concorso. Una posizione esagerata, se si guarda solamente a cosa succede all’interno di questo classico thriller d’azione: c’è il Fuori Concorso per quello. È perfetto invece – anzi, è una boccata d’aria fresca dopo tante sceneggiature cerebrali – se lo si intende come un racconto costruito interamente per sperimentare con il linguaggio cinematografico.

Diviso in 6 capitoli, The Killer prova a costruire la tensione in sei modi diversi. Con l’attesa di un qualcosa che il protagonista deve fare e l’attesa di qualcosa che deve subire; con l’azione, la vendetta, il dialogo e infine il sollievo. David Fincher non spreca un’inquadratura, prende per mano lo spettatore e lo immerge in un film incredibilmente appassionante. Impossibile togliere gli occhi dallo schermo.

Michael Fassbender in The Killer. Cr. Netflix ©2023.

Michael Fassbender è lontano dalle sue prove migliori. Interessante, però, come reciti con il corpo. Lo si vede soprattutto in una sessione di ginnastica e riposo, dove l’attore è in controllo di ogni singolo muscolo. Precisissimo nei movimenti, come dovrebbe esserlo il suo personaggio. Peccato, però, che l’arco narrativo sia troppo minimale per capire dove voglia arrivare veramente. È un film di azioni, ancora più che di azione, dove ogni oggetto conta per capire cose: un cappello e l’identità di un turista tedesco servono per scomparire nella folla; le videocamere sono onnipresenti, impossibile sfuggirne. L’uomo sfrutta però la tecnologia a suo favore, ordinando su Amazon un dispositivo essenziale per portare avanti il suo piano. Un brillante uso della tecnologia, integrato al film di genere.

C’è il tema dell’errore. Perché il colpo è stato sbagliato? Tutto è sempre andato bene, perché questo errore da principiante? La voce dei pensieri del personaggio lavora sulla dissonanza: si dice cosa deve fare, ripete come lo farà (quasi a previsualizzare l’azione) ma poi non ne azzecca una! È un assassino molto umano, quello di Fassbender. Era ineluttabile, un angelo della morte, ma quando lo conosciamo noi appare fragile come se fosse alle prime armi. C’è anche tanto umorismo macabro che parte dai suoi sbagli.

Un cinema di forma più che di significato

Purtroppo, però, la poca costanza nel calibrare questa atmosfera ne inficia molto la portata. The Killer è infatti un cinema di forma, molto più che di significato, di ricerca stilistica e di montaggio anche a costo di essere piuttosto superficiale nel piano della scrittura. Ed è qui che il progetto scricchiola e delude chi potrebbe avere aspettative altissime, dati i nomi coinvolti.

Proprio per il suo essere stranamente poco ambizioso The Killer, pur essendo di pregevole fattura, non riesce a raggiungere la vetta dai migliori film del regista, dove sia il piano del significato che quello della messa in scena lavorano in sinergia (come ad esempio in The Social Network). Qui siamo più dalle parti di Panic Room. Benissimo quindi, anche se si sente parecchio un Fincher ingabbiato all’interno delle logiche high concept di Netflix. Era lecito aspettarsi qualcosa di diverso. In fondo, alla sceneggiatura c’è Andrew Kevin Walker, con cui il regista ha realizzato il fondamentale Seven

Entrambi giocano però con le mani legate dietro la schiena, provando forme di tensione senza però sconvolgere mai. Con un epilogo francamente troppo frettoloso, The Killer si dimostra essere un piatto di cinema molto raffinato in una storia da fast food. Questo lo rende veramente ipnotico, un divertimento perfetto per un sabato sera, ma anche un’opera che si sarà già dimenticata ora di lunedì mattina.

Guarda il teaser trailer ufficiale di The Killer 

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Proprio per il suo essere stranamente poco ambizioso The Killer, pur essendo di pregevole fattura, non riesce a raggiungere la vetta dai migliori film del regista, dove sia il piano del significato che quello della messa in scena lavorano in sinergia (come ad esempio in The Social Network). Qui siamo più dalle parti di Panic Room. Benissimo quindi, anche se si sente parecchio un Fincher ingabbiato all’interno delle logiche high concept di Netflix. Era lecito aspettarsi qualcosa di diverso. In fondo, alla sceneggiatura c’è Andrew Kevin Walker, con cui il regista ha realizzato il fondamentale Seven. 

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Proprio per il suo essere stranamente poco ambizioso The Killer, pur essendo di pregevole fattura, non riesce a raggiungere la vetta dai migliori film del regista, dove sia il piano del significato che quello della messa in scena lavorano in sinergia (come ad esempio in The Social Network). Qui siamo più dalle parti di Panic Room. Benissimo quindi, anche se si sente parecchio un Fincher ingabbiato all’interno delle logiche high concept di Netflix. Era lecito aspettarsi qualcosa di diverso. In fondo, alla sceneggiatura c’è Andrew Kevin Walker, con cui il regista ha realizzato il fondamentale Seven. The Killer, recensione del film di David Fincher con Michael Fassbender