venerdì, Aprile 12, 2024
HomeFestivalFesta del Cinema di RomaThe Inventor, recensione del film d'animazione di Jim Capobianco e Pierre-Luc Granjon

The Inventor, recensione del film d’animazione di Jim Capobianco e Pierre-Luc Granjon

La recensione di The Inventor, film d'animazione diretto da Jim Capobianco e Pierre-Luc Granjon, presentato alla 21esima edizione di Alice nella Città.

Proviamo, per gioco, a frugare nei cassetti della nostra memoria: quando da piccoli ci siamo addentrati per la prima volta in una sala cinematografica che aspettative avevamo? Se c’è una qualità che dobbiamo riconoscere a Jim Capobianco e a Pierre-Luc Granjon, registi di The Inventor, quella è il coraggio.

Il film di animazione, presentato alla 21esima edizione di Alice nella Città in occasione della Festa del Cinema di Roma, sembra avere come scopo principale quello di raccontare in maniera giocosa la fase conclusiva della vita di Leonardo Da Vinci, così da appassionare i più piccoli alla figura del famoso artista-scienziato.

The Inventor, di cui il solo Capobianco firma la sceneggiatura, ha inizio nel 1516: osteggiato da Papa Leone X (Matt Berry) e alla ricerca di un contesto culturale più stimolante, Leonardo (Stephen Fry) se ne va in Francia, dove trascorrerà l’ultima parte della sua vita. Nonostante gli scontri iniziali con Francesco I (Gauthier Battoue) e Luisa di Savoia (Marion Cotillard), l’inventore toscano troverà la propria serenità creativa proprio alla corte del monarca francese, anche grazie al sostegno della sorella del re, Margherita (Daisy Ridley).

Un esperimento riuscito dal punto di vista visivo

The Inventor, evoluzione di un cortometraggio realizzato nel 2009 dallo stesso Capobianco (noto ai più in relazione al marchio Pixar e al film Ratatouille, di cui firmò il soggetto) è un esperimento molto riuscito dal punto di vista visivo, un po’ meno dal punto di vista narrativo. Capobianco e Granjon, che scelgono di concentrarsi sulle invenzioni di Leonardo più che sulle sue opere d’arte (che comunque appaiono qua e là), si servono infatti di un elegante mix di animazione classica e animazione in stop motion.

Diciamolo senza troppi giri di parole: esiste la concreta possibilità che molti spettatori adulti, ammaliati dalla sua raffinata confezione, apprezzino il film a prescindere. Parliamo di adulti poiché è arduo pensare che un bambino possa godere appieno di The Inventor e proprio in questo senso, poco fa, parlavamo di “coraggio”.

Con i suoi palesi e prevaricanti intenti didattici, il film non possiede nessuna delle caratteristiche che normalmente affascinerebbero un pubblico di giovanissimi: non c’è meraviglia, non c’è sorpresa, non c’è tensione. D’altro canto, Il tono edificante che permea il racconto potrebbe facilmente spazientire anche il pubblico più maturo. Il limite più evidente di quest’opera è proprio l’assenza di un destinatario di riferimento: The Inventor è troppo pedante per un bambino e troppo superficiale per un adulto.

Leonardo: un nonnino a volte saggio, a volte scorbutico

Se è pur vero che Capobianco e Granjon partono da eventi biografici reali, le numerose semplificazioni attorno a Leonardo e ai vari personaggi che hanno gravitato attorno alla sua figura sono altrettanto innegabili. Magari siamo troppo pessimisti, ma risulta inverosimile immaginarsi pletore di docenti di storia dell’arte, magari di nazionalità italiana, entusiasti di quest’opera: perché sì, The Inventor suggerisce l’idea che la permanenza in Italia del grande artista sia stata cosa di poco conto rispetto agli anni (effettivamente lieti, questo dobbiamo concederlo) trascorsi in Francia. La stessa scelta di ritrarre Leonardo come un nonnino a volte saggio e a volte scorbutico, costantemente impegnato ad interrogarsi sul senso della vita, potrebbe essere considerata “simpatica” da taluni, ma a ben vedere sorge spontaneo domandarsi se fosse necessaria, vista l’infinità di favole (anche a sfondo morale, perché no) che chiederebbero a gran voce di essere raccontate per la prima volta.

Forse sarebbe il caso che ci si dedicasse a quelle, senza scomodare troppo i grandi artisti; e se proprio si vuole intraprendere la strada della “novella a sfondo didattico”, sforziamoci almeno di renderla completamente attendibile. Un ragazzino, dopo la visione, potrebbe sentire l’esigenza di approfondire – magari su un libro – la vita di Leonardo. Soltanto allora l’intento dell’operazione non verrebbe vanificato, ma con un rischio che forse Capobianco e Granjon non avevano calcolato: ricevere una stroncatura.

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Il limite più evidente di The Inventor è l’assenza di un destinatario di riferimento. Con i suoi palesi e prevaricanti intenti didattici, questo film non possiede nessuna delle caratteristiche che normalmente affascinerebbero un pubblico di giovanissimi: non c’è meraviglia, non c’è sorpresa, non c’è tensione. D’altro canto, Il tono edificante che permea il racconto potrebbe facilmente spazientire anche il pubblico più maturo.
Annalivia Arrighi
Annalivia Arrighi
Appassionata di cinema americano e rock ‘n’ roll | Film del cuore: Mystic River | Il più grande regista: Martin Scorsese | Attore preferito: due, Colin Farrell e Sean Penn | La citazione più bella: “Questo non è volare! questo è cadere con stile!” (Toy Story)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI

- Advertisment -
Il limite più evidente di The Inventor è l’assenza di un destinatario di riferimento. Con i suoi palesi e prevaricanti intenti didattici, questo film non possiede nessuna delle caratteristiche che normalmente affascinerebbero un pubblico di giovanissimi: non c’è meraviglia, non c’è sorpresa, non c’è tensione. D’altro canto, Il tono edificante che permea il racconto potrebbe facilmente spazientire anche il pubblico più maturo. The Inventor, recensione del film d'animazione di Jim Capobianco e Pierre-Luc Granjon