lunedì, Aprile 15, 2024
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The Greatest Showman, recensione del musical con Hugh Jackman

Arriva nelle sale cinematografiche italiane, giusto in tempo per Natale, The Greatest Showman, debutto alla regia dell’australiano Michael Gracey che vede Hugh Jackman cimentarsi nuovamente con il musical dopo l’incredibile performance regalata in Les Misérables di Tom Hooper (che gli valse una candidatura agli Oscar e la vittoria di un Golden Globe).

Smessi i panni di Jean Valjean, Jackman si cala questa volta nelle vesti dell’imprenditore e circense P.T. Barnum, uomo visionario e ambizioso che dal nulla diede vita al business dell’intrattenimento, con spettacoli ipnotici destinati a diventare un successo in tutto il mondo.

Nello specifico, la pellicola si concentra sugli anni della fondazione del “Barnum & Bailey Circus”, che deve la sua fortuna a seguito di un’improvvisa e spregiudicata intuizione dello stesso Barnum: impiegare essere umani con particolari condizioni genetiche e/o difetti fisici, trasformandoli nei cosiddetti “freaks”, gli ormai celebri “fenomeni da baraccone” che – a partire dagli anni ’20 del Novecento – entaro di prepotenza nell’immaginario collettivo non solo grazie agli spettacoli circensi, ma anche a produzioni cinematografiche e televisive a loro dedicate.

La storia di The Greatest Showman – indubbiamente romanzata – si snoda essenzialmente attraverso i concetti dell’ambizione e del sogno, da sempre croce e delizia nella vita di Barnum. L’imprenditore statunitense ha sacrificato tutta la sua esistenza per riuscire a “creare sogni” attraverso l’arte circense, ma ha dovuto anche imparare a fare i conti con il fuoco dell’ambizione, un mostro che improvvisamente ha rischiato di mettere a repentaglio la sua vita personale e la stima delle persone che avevano sempre creduto nelle sue straordinarie capacità.

Gli sceneggiatori Jenny Bicks e Bill Condon (quest’ultimo regista di Dreamgirls e La Bella e la Bestia) mescolano queste due tematiche principali a quello che è probabilmente il vero cuore pulsante di The Greatest Showman, ossia il tema della diversità.

Attraverso la figura dello stesso Barnum, personalità controcorrente pronta a sfidare la morale e lo scetticismo della società americana degli anni ’20, e quelli dei “freaks”, esseri umani incatenati dalla paura e dal pregiudizio, ma mossi dal desiderio di rivalsa, il film assume a mano a mano che lo “spettacolo continua” sempre più i contorni di un autentico inno all’importanza di essere se stessi, di accettarsi e di farsi accettare per come si è, e di imparare a valorizzare la propria “diversità” per trasformare la nostra vita “nel più grande spettacolo del mondo”.

the greatest showman

Dal punto di vista tecnico, Michael Gracey si avvale di una confezione rassicurante ma al tempo stesso spettacolare che – proprio come gli show di Barnum – mira a far risplendere gli occhi dello spettatore, affascinato dalle incredibili sequenze musicali che compongono la pellicola: le coreografie sono sensazionali, le musiche di John Debney trascinanti e le canzoni di Benj Pasek e Justin Paul (già dietro il successo delle composizioni di La La Land) emozionanti.

La scelta degli attori non è casuale: Hugh Jackman ha alle spalle una comprovata esperienza a Broadway e a cinque anni dal successo de Les Misérables ammalia nuovamente il pubblico con le sue doti canore e danzeresche, regalando un’altra memorabile interpretazione.

Al suo fianco troviamo Zac Efron, che si era già cimentato con il genere in High School Musical prima (serie che gli ha donato la fama mondiale) e con Hairspray dopo; l’attore – nei panni di Phillip Carlyle, socio di Barnum – dimostra ancora una volta di essere perfettamente a suo agio quando si tratta di cantare, ballare e recitare, sfoggiando una maturità carismatica che non passa certo inosservata.

Completano il cast tre co-protagoniste semplicemente incantevoli: Zendaya, nei panni della “freaks” Anne Wheeler, spicca a livello canoro essendo nota più come cantante che come attrice (l’abbiamo visto sempre quest’anno in Spider-Man Homecoming); Rebecca Ferguson dà prova delle sue straordinarie capacità interpretative nelle vesti del soprano lirico Jenny Lind (“Never Enough” è una delle sequenze più appassionate e toccanti del film); la sempre bravissima Michelle Williams, invece, interpreta Charity, la moglie di Barnum.

Sulla scia di La La Land (anche se non ne possiede la potenza narrativa e l’autorevolezza visiva), The Greatest Showman si incastra alla perfezione in un periodo storico – dal punto di vista cinematografico – in cui il musical sembra risorgere dalle proprie ceneri, con una veste moderna e colorata.

Il film di Michael Gracey è un ottimo esempio di musical, caldamente consigliato a tutti gli appassionati, ma anche a chi ha voglia di lasciarsi trasportare in un universo spettacolare e variopinto, dove all’importanza dei sogni si accompagna quella di essere sempre e comunque se stessi.

Guarda il trailer ufficiale di The Greatest Showman

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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