martedì, Agosto 9, 2022
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The Gentlemen, recensione del film di Guy Ritchie

La recensione di The Gentlemen, il nuovo film di Guy Ritchie con Matthew McConaughey. Disponibile su Amazon Prime Video dal 1 dicembre.

The Gentlemen è il film che segna il ritorno, sul grande schermo, di Guy Ritchie: il regista inglese riavvolge il nastro del tempo tornando ai fasti dei suoi maggiori successi, al gusto inconfondibile di Lock & Stock, The Snatch, Revolver e RocknRolla senza disdegnare un pizzico del glam “so ‘60s” mostrato in Operazione U.N.C.L.E. Il risultato finale, agitato e non mescolato, è un gustoso cocktail Martini Dry con oliva da sorseggiare nel salotto della propria casa, grazie alla distribuzione targata Amazon Prime Video che lo ha reso disponibile per lo streaming dal 1 dicembre. Nel ricco cast corale, tante new entry del “Ritchie-verse” e qualche volto consolidato: il Premio Oscar Matthew McConaughey, Charlie Hunnam, Colin Farrell, Henry Golding, Michelle Dockery, Jeremy Strong e Hugh Grant. Visto il successo ottenuto al botteghino statunitense (dove è uscito nelle sale lo scorso gennaio), il film diventerà una serie tv curata dallo stesso Ritchie.

Michael “Mickey” Pearson (McConaughey) è un uomo d’affari americano trapiantato a Londra, dove ha dato vita a un florido impero basato sulla coltivazione, lo stoccaggio e la vendita della marijuana. Nel momento in cui Pearson decide di ritirarsi dal mercato per godersi la vita privata accanto alla moglie Rosalind (Dockery), accarezzando così l’idea di cedere la sua attività al miliardario Matthew Berger (Strong), una serie di ricatti e giochi di corruzione per impadronirsi (con l’inganno) del suo impero irrompono sulla scena costringendolo a guardarsi le spalle insieme al fidato “luogotenente” Raymond (Hunnam).

Come già accennato in precedenza, se The Gentlemen fosse un cocktail sarebbe il re dei classici: un Martini, magari declinato in diverse varianti, ma pur sempre uno dei drink più iconici della settima arte. Gustoso gioco di specchi e illusioni, il film di Guy Ritchie è un irresistibile divertissement che riscrive i contorni tradizionali del noir, del crime e del gangster movie così come il regista aveva già fatto sul finire del secolo con il suo primo film. Il concetto di stile accompagna ogni aspetto del prodotto audiovisivo, dall’impatto estetico, passando per la colonna sonora fino ai dettagli più infinitesimali; se “il diavolo è (appunto) nei dettagli”, Ritchie ha evocato una stilosa danza macabra di demoni sornioni, un inarrestabile Hellzapoppin’ criminale dove tutto è sopra le righe, ma assolutamente irresistibile.

In una confezione dove tutto sembra “finto” e perfetto, il crimine si annida sotto una patina di glam indiscutibile, gli attori gareggiano per fascino e sarcasmo e la violenza è un brutale tratto grafico che imbratta il piacere retinico, Ritchie si prende le sue meritate due ore per tessere una trama verbosa e cervellotica, un gustoso gioco dove è il Logos – la parola stessa – a definire le regole della partita. Niente è davvero ciò che sembra, i punti di vista sono molteplici e la verità si svela con il progredire dell’azione tra colpi di scena, tradimenti, inganni e supposizioni; il dialogo tra il giornalista ficcanaso Fletcher (uno strepitoso Hugh Grant mai così brillante e affilato come un rasoio) e il granitico Raymond è un grande slam della mente, una ricostruzione del caso degna di un tradizionale Giallo (con delitto). Un scontro pericoloso tra verità e bugie che ricorda il grande classico scritto da Pinter Sleuth – Gli Insospettabili, solo che declinato in chiave ultra pulp ed aggiornato alle regole patinate della pop culture.

Lo stile ipercinetico, rutilante ed eccessivo di Ritchie si sposa alla perfezione con la lentezza della sceneggiatura che ha scritto per The Gentlemen, gustosa ricostruzione di un ambiente criminale sui generis figlio del mondo bidimensionale del fumetto e delle arti popolari che flirtano in continuazione tra loro, tra moda, musica e cinema. E proprio quest’ultimo diventa il contenitore più ampio che racchiude il gustoso giocattolo orchestrato dal regista inglese: i riferimenti cinematografici contaminano l’immaginario del suo stesso demiurgo e quello dello spettatore, cambiando punti di vista, tessendo sceneggiature inventate basate sulla realtà, immaginando scenari plausibili e finali opzionabili, alterando il formato dello schermo e immaginando un cinema che c’era, c’è stato, e che al momento è solo messo in pausa dall’epidemia da Covid-19; un cinema che trovava il proprio habitat naturale nel buio della sala, così come i personaggi creati da Ritchie che diventano reali grazie alla macchina meta-cinematografica dopo essere stati creati dalla sua fantasia.

Guarda il trailer ufficiale di The Gentlemen

GIUDIZIO COMPLESSIVO

se The Gentlemen fosse un cocktail sarebbe il re dei classici: un Martini, magari declinato in diverse varianti, ma pur sempre uno dei drink più iconici della settima arte. Gustoso gioco di specchi e illusioni, il film di Guy Ritchie è un irresistibile divertissement che riscrive i contorni tradizionali del noir, del crime e del gangster movie così come il regista aveva già fatto sul finire del secolo con il suo primo film.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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The Gentlemen, recensione del film di Guy Ritchiese The Gentlemen fosse un cocktail sarebbe il re dei classici: un Martini, magari declinato in diverse varianti, ma pur sempre uno dei drink più iconici della settima arte. Gustoso gioco di specchi e illusioni, il film di Guy Ritchie è un irresistibile divertissement che riscrive i contorni tradizionali del noir, del crime e del gangster movie così come il regista aveva già fatto sul finire del secolo con il suo primo film.