mercoledì, Luglio 6, 2022
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The Disaster Artist recensione del film di e con James Franco

The Disaster Artist (qui il trailer) è il nuovo film diretto, interpretato e prodotto da James Franco: una tragicommedia, un tenero omaggio all’amicizia, una satira cinica sui meccanismi nascosti della macchina dei sogni chiamata Hollywood: queste e molte altre sono le sfumature incarnate da questo film, cha ha visto la sua trionfale corsa agli Oscar arrestata dalla scandalo molestie che ha travolto anche Franco.

San Francisco, 1998. Greg Sestero (Dave Franco) è uno dei tanti aspiranti attori in cerca di ruoli e scritture quando incontra, durante una delle tante lezioni di recitazione, Tommy Wiseau (James Franco): misterioso, ambiguo, magnetico e sopra le righe, Greg rimane subito affascinato dalla sua presenza e i due stringono amicizia.

Quando Tommy gli propone di trasferirsi a Los Angeles in cerca di fortuna, Greg cavalca l’onda e decide di seguirlo; a Hollywood però i loro piani si scontrano con le difficoltà della vita, contro le quali si infrangono anche i sogni e le buone intenzioni. Davanti all’ennesimo “no” ricevuto, Tommy decide di scrivere, produrre e dirigere il proprio film, The Room: sarà l’inizio di una folle e grottesca avventura.

The Disaster Artist (qui un approfondimento sulla fenomenologia dello scult) è il ritorno di James Franco alle grandi interpretazioni. Dopo il successo di pubblico e critica ricevuto grazie alla sua interpretazione in 127 Ore di Danny Boyle, l’attore veicola il proprio talento, in bilico tra stravaganza e ironia dissacrante, in una commedia tratta dal romanzo autobiografico scritto a quattro mani da Sestero e Tom Bissell. 

Il romanzo racconta il dietro le quinte di quello che è stato definito “il più grande peggior film mai realizzato”, ovvero The Room: l’opera nata dalla fantasia (distorta) di Wiseau ha guadagnato, nel corso degli anni, uno stuolo di appassionati, fan della prima ora di un vero e proprio scult annunciato.

E solo grazie al pizzico di insana follia dei fratelli Franco – nel film recita anche il fratello di James, Dave – uno scult si è trasformato in un cult, a partire dal semplice backstage di un film per diventare, infine, una metafora sull’amicizia, sulla forza dei sogni e sugli anacronismi dell’industria del cinema.

The Disaster Artist recensione del film di e con James Franco

Tommy Wiseau è il classico perdente, uno shlemiel, vessato dalla fortuna avversa e da una vita avvolta nel mistero; quest’uomo è lo specchio nel quale si possono riflettere tutte le sconfitte, le perplessità, le debolezze degli spettatori, fino a giungere all’epico – quanto improbabile – riscatto che vive, rovesciando un fallimento e trasformandolo nel più duraturo dei successi.

Wiseau è l’Ed Wood degli anni ’90, uno degli ultimi sognatori, un incrollabile utopista: ciò che si vede sullo schermo, in The Disaster Artist, è l’altra faccia dei lustrini e delle paillettes di La La Land, il percorso più tortuoso intrapreso dai grandi sogni di gloria e ribalta. Hollywood, la mecca del cinema, è talmente difficile da conquistare che, nelle difficoltà, Wiseau scopre solo due punti di forza: la propria incrollabile fede in un’utopia e l’amicizia.

E proprio quest’ultima viene celebrata attraverso la vicenda narrata nel film: Wiseau e Sestero, due amici che si promettono di aiutarsi e sostenersi sempre a vicenda, ma soprattutto i loro interpreti, i fratelli Franco. Mai comparsi insieme sul grande schermo – se non in una fugace occasione – i due fratelli coronano così il loro sogno, donando al film delle sfumature più vibranti, delle corde emotive più profonde nonostante la vena demenziale incalzante.

James Franco nei panni di Wiseau è il mattatore assoluto della scena, il cuore caldo del progetto e della storia: senza mai uscire dal personaggio di Wiseau, riprendendone atteggiamenti, stile, estetica e misterioso accento dell’Est, Franco ha diretto il resto del cast corale all star (composto, tra gli altri, da Seth Rogen, Alison Brie, Josh Hutcherson, Zac Efron, Jacki Weaver e vari camei famosi come quelli di Sharon Stone, Melanie Griffith e Bryan Cranston) restando per mesi letteralmente “nella pelle” di Wiseau.

Un’interpretazione che avrebbe meritato maggiori attenzioni da parte dell’Accademy, nonostante le recenti polemiche sulla scia del caso Weinstein, ennesima parabola triste del lato nascosto – e crudele – della Hollywood più scintillante.

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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