sabato, Ottobre 1, 2022
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The Devil’s Candy recensione dell’horror di Sean Byrne

The Devil’s Candy è il titolo del nuovo horror scritto e diretto da Sean Byrne nel 2015 pronto ad approdare nelle sale italiane distribuito dalla Koch Mediaper turbare finalmente i sogni e la quiete degli spettatori in questa lunga coda di fine estate.

Le premesse di partenza dalle quali parte Byrne sono sicuramente analoghe a quelle di altri film di genere, senza nulla togliere allo sforzo del cineasta di aggiornare numerosi topoi onnipresenti nel mondo del terrore: vecchie case infestate o maledette, presenze diaboliche, il male che si insinua tra i vivi, la violenza che genera violenza e il diavolo in persona, pronto a turbare la pacifica esistenza degli esseri umani per soddisfare le proprie voglie.

The Devil’s Candy si allontana dai territori già battuti ne L’Esorcista e in tutti i suoi epigoni per privilegiare, piuttosto, delle atmosfere più affini alla folle parabola diabolica di Shining

Recuperando un mito antico quanto quello che vede delle note diaboliche tra le pieghe della musica – e, in particolare, di alcuni generi come il rock, il blues o l’insospettabile classica – The Devil’s Candy segue le vicende della famiglia Hellman, composta dal giovane padre Jesse, la madre Astrid e la figlia adolescente Zooey, tutti e tre affascinati dalla musica Heavy Metal e votati ad un’esistenza rock’ n’ roll, coadiuvata dalla vena artistica dell’uomo che è un pittore in cerca di fama e gloria.

Quando acquistano la casa dei loro sogni a un prezzo irrisorio, ignorano il macabro passato intrappolato in quelle quattro mura: il figlio disturbato dei precedenti proprietari, Ray, ha ucciso i genitori perché gli era stato sussurrato dal diavolo in persona. Quando anche Jesse comincia ad avvertire strani sussurri che suggestionano, in modo inquietante, i suoi quadri e Ray stesso sviluppa una forma di ossessione perversa nei confronti di Zooey, la famiglia Hellman capisce definitivamente di non essere più al sicuro né dalle forze oscure né dal male annidato nel cuore degli uomini.

the devil's candy

The Devil’s Candy recensione dell’horror di Sean Byrne

The Devil’s Candy, l’horror firmato da Byrne, non brilla certo per innovazioni tecniche o formali: la sceneggiatura trae spunto da intriganti leggende musicali – l’anima del bluesman Robert Johnson venduta al diavolo che lo aspettava ad un crocevia – e da profonde riflessioni morali – fino a che punto possiamo spingerci quando siamo divorati da una passione, cosa siamo pronti a sacrificare per consacrare noi stessi e la nostra arte – per poi abbandonarle lungo il cammino audiovisivo; a regnare incontrastato nel corso degli scorrevoli 90 minuti è l’elemento più terrificante e canonico, quell’orrore cieco e nascosto che si annida forse proprio nel cuore nero dell’animo umano, con un tocco di conradiana memoria.

La martellante musica Heavy Metal – firmata da celebri band come Slayer, Machine Head, Ghost, Sun O))) e perfino da PJ Harvey – fa da supporto alle immagini, le sostiene, permette perfino alla sceneggiatura di crescere e ai personaggi di evolversi: è il perno intorno alla quale ruota la narrazione, permettendo lo sviluppo dell’orrore in un crescendo sempre più drammatico.

The Devil’s Candy si allontana quindi dai territori già battuti ne L’Esorcista e in tutti i suoi epigoni per privilegiare, piuttosto, delle atmosfere più affini alla folle parabola diabolica di Shining, riconfermando – attraverso le parole parafrasate di William Shakespeare – come l’errore non sia tanto nelle stelle quanto in noi, nella corruttibile natura del genere umano, considerato al pari di una manciata di caramelle da scambiare per il diavolo in persona.   

the devil's candy

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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