The Batman sarebbe dovuto arrivare nelle sale di tutto il mondo a giugno dello scorso anno. Sfortunatamente, a causa della pandemia di Covid-19, il film è stato più e più volte posticipato. Ora, è arrivato finalmente il momento dell’atteso debutto in sala, a partire dal prossimo 3 marzo in Italia.
Sono trascorsi esattamente 10 anni dalla conclusione della trilogia di Cristopher Nolan, anche se l’ultima volta che abbiamo visto l’iconico personaggio DC sul grande schermo è stato nello sfortunato DCEU, interpretato da Ben Affleck sotto l’egida di Zack Snyder. Ebbene, The Batman non è in alcun modo collegato agli eventi narrati in quell’universo condiviso: di conseguenza, re-immagina completamente la storia dell’omonimo vigilante, senza però raccontarne di nuovo le origini e gettando le basi per una nuova entusiasmante mitologia.
Matt Reeves, noto per aver diretto Cloverfield e gli ultimi due bellissimi capitoli della saga reboot de Il pianeta delle scimmie, concepisce un’opera ambiziosa che fa sua la lezione impartita tre anni fa dell’acclamato Joker di Todd Phillips: rielaborare un’immaginario fortemente scolpito nella memoria collettiva e svincolarlo da qualsiasi imposizione strutturale e/o narrativa che, da oltre un decennio ormai, attanaglia il cinema supereroistico, più e più volte tacciato di essere una copia riveduta e corretta di se stesso, privo di qualsivoglia originalità e visione d’insieme.
In un mondo ormai saturo di film di supereroi, Reeves centra pienamente il bersaglio e riesce nell’impresa più difficile di tutte: trovare la sua strada e costruire un film che non assomiglia a nulla di ciò che i suoi illustri predecessori (sì, anche il compianto Joel Schumacher è meritevole di tale appellativo!) avevano fatto prima di lui. Reeves, pur rimanendo estremamente fedele al materiale di partenza (tra le ispirazioni principali ci sono le miniserie a fumetti “Anno Uno” e “Il lungo Halloween”), riesce a dare la sua personale interpretazione del Cavaliere Oscuro realizzando un film che viaggia in direzione ostinata e contraria alle tendenze prevalenti e che, nell’ottica dell’odierno panorama dei cinecomics, rappresenta davvero un piccolo miracolo, anche solo per il fatto di non essere assolutamente ascrivibile alla suddetta categoria.
The Batman è a tutti gli effetti un thriller che sconfina nel poliziesco e nel noir, una detective story (dopotutto, Batman è per definizione “il più grande detective del mondo”) che ricorda il miglior David Fincher (impossibile non pensare a Seven o a Zodiac) e che con le narrazioni sbrigative e confusionarie, i ritmi accelerati e vertiginosi, le sequenze d’azione caotiche e le battute fuori posto non ha assolutamente nulla a che vedere. Fin da subito, Reeves stabilisce il tono di quello che è a tutti gli effetti un racconto cupo, angosciante, a tratti spaventoso, ambientato in una Gotham City che è il contrario della purezza e della perfezione: una città marcia, devastata, sommersa dalla pioggia e piegata dalla criminalità (che avevamo già avuto modo di assaporare nel film di Phillips, ma che qui assume dei contorni e delle sfumature ancora più squallidi e terrificanti).
In questa metropoli senz’anima, sorge il grande conflitto che rappresenta il vero cuore pulsante del film, quello tra Bruce Wayne/Batman e Edward Nashton/Enigmista, due figure apparentemente agli antipodi che diventano protagoniste di un sadico gioco allo specchio che lentamente porterà le loro personalità a confondersi e a sovrapporsi: sono legati da un passato comune, sono il prodotto di una città che sembra aver lacerato la loro moralità e integrità; entrambi sono alla ricerca di vendetta, che alla fine decideranno di mettere in atto percorrendo strade differenti. Un testa a testa che Reeves racconta con grande dovizia di particolari (raggiunge il suo punto massimo verso il finale, nel bellissimo confronto all’Arkham Asylum) e che si staglia con fierezza contro una struttura narrativa solidissima (anche se imprescindibilmente ripetitiva) grazie alle bellissime interpretazioni di Robert Pattinson e Paul Dano.
Pattinson interpreta una versione del Crociato di Gotham diversa da qualsiasi altra, estremamente tormentata, sottile, laconica. Un animale notturno colto nei primi anni del suo mandato da vigilante, un eroe ancora inconsapevole della sua missione e del suo inevitabile status di “salvatore”, sempre pronto a porsi domande sulla sua identità e sulla sua eredità; laddove le versioni di Christian Bale e Ben Affleck avevano abbracciato l’aspetto più machista del personaggio, il Batman di Pattinson è tanto fisico e metodico all’esterno, quanto dilaniato e fragile all’interno. Dano, invece, interpreta un villain incrollabile, dedito alla sua causa, totalmente consapevole della sua lucida follia e allo stesso tempo dello scopo orribile che intende perseguire, dimostrandosi ancora una volta in grado di dare anima e corpo a personaggi macabri, agghiaccianti, inspiegabilmente irresistibili.
Un lavoro di costruzione dei rispettivi personaggi assolutamente ineccepibile, che tuttavia non fa sfigurare in alcun modo tutti gli altri personaggi dell’universo di Batman che Reeves decide di portare in scena e che riescono, ognuno con sfumature e profondità differenti (dalla carismatica Catwoman di Zoë Kravitz allo sconcertante Pinguino di Colin Farrell) ad occupare il loro giusto spazio all’interno di un quadro in cui non è l’azione a prevalere (è relegata soltanto a poche scene, comunque di grandissimo impatto, meravigliosamente coreografate – su tutte l’inseguimento del Pinguino -), ma piuttosto i tempi dell’indagine, quindi dell’attesa, della scoperta e della riflessione che inevitabilmente conducono al colpo di scena; i tempi richiesti da ogni grande e intricato puzzle che bisogna ricostruire per arrivare alla tanto agognata risoluzione del caso.
E a scandire ogni singolo momento del film, ogni azione e reazione dei personaggi, quasi a volerne enfatizzare la solennità, ci pensa l’incredibile colonna sonora del premio Oscar Michael Giacchino, che si erge a vero e proprio elemento decorativo all’interno della storia: un sorta di personaggio invisibile eppure onnipresente, che sembra voler aggiungere ancora più emozione rispetto a ciò che di tangibile appare sullo schermo, accompagnandoci dall’inizio alla fine attraverso un lunghissimo viaggio stracolmo di suggestioni, che è in tutto e per tutto una discesa dagli inferi alla luce.
The Batman è la dimostrazione che non è la mancanza di idee o di intuizioni a svilire un sistema, ma il modo in cui quelle stesse idee e intuizioni vengono prima concepite e poi sviluppate. E Matt Reeves dimostra quanto il Cavaliere Oscuro sia un personaggio senza tempo, che può essere raccontato in tantissimi modi diversi in base a quale sfumatura della sua ricca storia e della sua complessa personalità si decida di cogliere e di far brillare nell’oscurità, oltre lo status di figura totemica della cultura pop.




