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Tetris, recensione del film Apple TV+ con Taron Egerton

La recensione di Tetris, il film sul celebre videogioco con protagonista Taron Egerton. Dal 31 marzo disponibile su Apple TV+.

Una pioggia di blocchi colorati, di forma varia, scende fitta sulle note di una versione 8-bit della canzone popolare russa “Korobeiniki”; impossibile non aver mai giocato – o visto qualche conoscente giocare – al celeberrimo Tetris, uno dei videogame più popolari della storia.

Uno dei più iconici prodotti culturali del ‘900, che dietro la sua divertente natura di svago elettronico nasconde una vicenda distributiva travagliata e complessa, sullo sfondo della disgregazione dell’Unione Sovietica alla fine degli anni ’80. Provano a raccontare la bizzarra storia dell’approdo di Tetris sul Game Boy il regista scozzese Jon S. Baird, reduce dal biopic sul duo comico Stanlio e Ollio, e lo sceneggiatore Noah Pink (tra gli ideatori della serie tv antologica Genius). L’omonimo film, disponibile su Apple TV+ dal 31 marzo, è prodotto da Matthew Vaughn, dietro la saga cinematografica di Kingsman (l’ultimo capitolo approdato in sala è stato il prequel The King’s Man – Le origini).

Illustrare la storia dell’esplosione del fenomeno globale di Tetris vuol dire raccontare le peripezie di Henk Rogers (interpretato da Taron Egerton, il pupillo di Vaughn), game designer olandese – cresciuto negli USA e residente con la famiglia in Giappone – e imprenditore sull’orlo del fallimento. È il 1988 quando Henk rimane folgorato, durante l’annuale CES di Las Vegas, da un “piccolo” puzzle game distribuito in occidente dalla Mirrorsoft: Tetris. Intuito il potenziale del videogioco, sviluppato dal programmatore russo Alexey Pajitnov (Nikita Efremov), Rogers decide di acquistarne i diritti di distribuzione giapponesi per PC, console e arcade.

La rivelazione dell’imminente uscita della console portatile di Nintendo, il Game Boy, convince l’intraprendente ed avventato imprenditore a recarsi personalmente a Mosca per ottenere, in esclusiva, anche i diritti per il mercato handheld, un investimento dalle potenzialità milionarie. Ma la contrattazione non sarà facile, tra la concorrenza dello spietato uomo d’affari Robert Maxwell (Roger Allam), con al seguito il figlio viziato Kevin (Anthony Boyle), e il coinvolgimento di agenti del KGB corrotti, guidati dall’ambizioso Valentin Trifonov (Igor Grabuzov).

Il mito del self-made man

This Is Based on a True Story” recita la scritta in pixel art all’inizio del film, mentre in sottofondo cresce una versione synthwave del celebre tema del videogioco: Tetris è una di quelle produzione pronte a tuffarsi a capofitto nella pura nostalgia anni ’80, accumulando strizzatine d’occhio alla cultura nerd e videoludica dell’epoca (il film non diviso in capitoli, ma in livelli; l’abbondante uso di grafiche “pixellose” e di effetti sonori da videogame).

Quella a cui assistiamo è la classica parabola del self-made man; un fallito che scopre e si innamora di un’idea – o di un prodotto – su cui punta tutto (Henk arriverà a pignorare la casa della sua famiglia), vincendo, contro ogni pronostico, la scommessa e raggiungendo il successo. Un tipo di narrazione che abbiamo visto più volte nel cinema americano, con toni spesso ampiamente celebrativi, in pellicole come The Founder con Michael Keaton. Un racconto biografico che viene intrecciato con una componente spy thriller ambientata in una Russia affamata di libertà, vicina alla fine del regime comunista, di cui si celebra prematuramente il funerale sulle note di “The Final Countdown”.

Una parte spionistica eccessivamente cartoonesca e poco credibile nelle sue esagerazioni, dove la storia sui diritti di un videogame diventa una questione di vita o di morte, al livello delle drammatiche vicende del spielberghiano Il ponte delle spie. Tetris riesce a tratti ad intrattenere e divertire, ma la sensazione che lascia, alla fine, è quella di un prodotto macchiettistico e un po’ vuoto.

Guarda il trailer ufficiale di Tetris 

GIUDIZIO COMPLESSIVO

La storia di come i diritti di distribuzione di Tetris sono usciti dall'Unione Sovietica è raccontata attraverso una narrazione che viaggia tra il classico film biografico e le pellicole spionistiche. Il mito del self-made man incontra gli intrighi da Guerra fredda de Il ponte delle spie, in una confezione che strizza l'occhio alla cultura nerd e videoludica degli anni '80. Il risultato è un film non del tutto riuscito, a tratti cartoonesco e un po' vuoto.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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