domenica, Ottobre 2, 2022
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Tár, recensione del film di Todd Field con Cate Blanchett

La recensione di Tár, il nuovo film di Todd Field con Cate Blanchett, presentato in Concorso a Venezia 79. Da febbraio 2023 al cinema.

La 79esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è proseguita con una delle prove attoriali più attese della stagione, che non ha deluso le aspettative.

Cate Blanchett, che qui al Lido è di casa avendo presieduto soli due anni fa la Giuria della competizione ufficiale e avendo vinto una Coppa Volpi nel 2007 con il film Io non sono qui di Todd Haynes, quest’anno rischia di replicare la vittoria per la migliore interpretazione femminile grazie al riuscitissimo lavoro svolto nell’opera diretta da un altro Todd.

Tár di Todd Field (In the Bedroom, Little Children) è una dramma psicologico totalmente incentrato sulla protagonista che dà poi titolo al film. La conduttrice d’orchestra Lydia Tár è una donna di successo piena di debolezze e incarnazione di diversi controsensi che, a un certo punto della sua vita, si ritrova a doversi confrontare con le conseguenze causate dalla sua difficile personalità e dalle sue azioni, coinvolgendo inevitabilmente le persone a lei più vicine.

Il discorso sulla separazione tra artista e uomo (o, sarebbe meglio dire, in questo caso donna) è sicuramente centrale in Tár e, come quello delle molestie sul lavoro (in particolare nel cinema, ma non solo), non può non risultare estremamente attuale se si va a guardare i nostri tempi. Innegabile è il coraggio avuto in fase di scrittura nel non scegliere un uomo come colpevole di cattiva condotta in certi ambienti, finendo inoltre con il non cadere in certi cliché pseudo femministi ultimamente parecchio ricorrenti, in primis a Hollywood.

Nonostante ciò, il femminile rimane centrale nell’opera di Field (non a caso la maggior parte dei personaggi sono donne), seppur Lydia viva non esattamente a suo agio con il proprio genere di appartenenza, sia nel suo lavoro che nel privato, sia come madre che come compagna di vita, il che passa non solo attraverso quello che esplicitamente dice ma anche attraverso ciò che fa, il modo di vestirsi e di considerare se stessa. Non si tratta di un caso di donna, per giunta lesbica, che odia le donne, ma di una donna che, schiacciata dal percorso intrapreso nella realtà della musica classica, pare abbia dovuto adattarsi.

Tár, un film dalle molteplici chiavi di lettura

Ci sarebbe molto altro da dire al riguardo, ma il film è talmente stratificato che si rischierebbe di imporre un’unica chiave di lettura, quando in realtà ve ne si potrebbero trovare molte e ognuna di esse potrebbe risultare plausibile. Andrebbe anche considerato il processo creativo di Lydia in quanto compositrice e il blocco di esso, che le si presenta nel momento in cui pare ormai aver spinto la sua vita, privata e professionale, in un cul-de-sac.

A incorniciare il buonissimo cast e l’ottima interpretazione dellla Blanchett (che di recente abbiamo visto in Don’t Look Up e La fiera delle illusioni Nightmare Alley), capace di farsi carico anche di monologhi e dialoghi di un certo spessore e di un linguaggio del corpo essenziale data la carriera del suo personaggio, vi è una fotografia fredda, quasi dal sapore documentaristico per come segue la protagonista in un alternarsi di scenografie per lo più scarne e pulite, lineari, sostitutive man mano da altre opposte, quasi a rappresentare una sorta di discesa negli inferi della donna che pare non dare spazio alla possibilità di una redenzione.

Guarda il trailer ufficiale di Tár

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Il discorso sulla separazione tra artista e uomo (o, sarebbe meglio dire, in questo caso donna) è sicuramente centrale in Tár e, come quello delle molestie sul lavoro (in particolare nel cinema, ma non solo), non può non risultare estremamente attuale se si va a guardare i nostri tempi.

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Tár, recensione del film di Todd Field con Cate BlanchettIl discorso sulla separazione tra artista e uomo (o, sarebbe meglio dire, in questo caso donna) è sicuramente centrale in Tár e, come quello delle molestie sul lavoro (in particolare nel cinema, ma non solo), non può non risultare estremamente attuale se si va a guardare i nostri tempi.