martedì, Agosto 9, 2022
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Sylvie’s Love, recensione del film con Tessa Thompson

La recensione di Sylvie's Love, il nuovo film sentimentale con Tessa Thompson. Dal 23 dicembre disponibile su Amazon Prime Video.

Quello del “breve incontro” è un soggetto che ha avuto una notevole fortuna al cinema. Capostipite di quello che potremmo definire un sottogenere del film sentimentale è l’omonima pellicola diretta da David Lean nel 1945: lui e lei, entrambi sposati, si incontrano casualmente a una stazione ferroviaria; potrebbe nascere un amore, ma alla fine scelgono di separarsi. Con le dovute differenze, è quanto accade anche nell’ultimo film di Eugene Ashe (Homecoming), Sylvies’s Love, distribuito dagli Amazon Studios direttamente in streaming su Prime Video a partire dal 23 dicembre.

New York, 1957. Robert (Nnamdi Asomugha) è un brillante musicista jazz in cerca di un’occupazione che gli permetta di mettere da parte qualche soldo e possibilmente non intralci la sua carriera di sassofonista. Viene assunto come aiutante in un negozio di vinili di Harlem in cui lavorano il proprietario (Lance Reddick) e la figlia Sylvie (Tessa Thompson), con la quale Robert stringe un rapporto molto intimo. Lei, però, è in attesa del ritorno del fidanzato che sta combattendo in Corea; e oltretutto sua madre (Raquel Horsford) non vede di buon occhio quel giovane bohémien che le ronza intorno. Si perdono di vista, complice anche il successo di Robert e della sua band. A distanza di cinque anni, però, le loro strade si incrociano nuovamente: lei ha coronato il proprio sogno di diventare produttrice televisiva, si è sposata con un altro uomo e ha una figlia; lui, invece, dopo aver tentato la carriera da solista sembra essersi incamminato lungo il viale del tramonto.

Sylvie’s Love è un film romantico che racconta di un amore (all’apparenza) impossibile, cercando di legare la “piccola” liaison tra i due protagonisti con l’epoca in cui si consuma. Se naturalmente la storia di Sylvie e Robert è posta in primo piano – tra sentimenti, famiglia, ambizioni lavorative, ecc. -, sullo sfondo si delinea la realtà sociale, politica e culturale con la quale i due amanti devono per forza di cose fare i conti: la Guerra di Corea, il persistere nella società statunitense del razzismo e del classismo (la madre di Sylvie consiglia alla figlia di non lasciare il proprio fidanzato perché i suoi genitori sono medici, e quindi un eventuale matrimonio le farebbe compiere un salto di classe), nonché la fine del periodo d’oro del jazz.

L’ambizione di Eugene Ashe è quella di recuperare il candore (estetico, ma anche emotivo) dei classici cinematografici, non perdendo di vista temi più “importanti” (alcuni dei quali molto attuali). Il problema, però, è che il film non riesce ad essere niente di più di un compitino ben fatto. Sicuramente interessante quando descrive il sottobosco jazz della New York della fine degli anni ’50, ma meno incisivo nel momento in cui deve affrontare tematiche quali il razzismo e la fine di un’epoca in cui era ancora lecito sognare (sarà un caso che il film si conclude proprio nel 1962, data di inizio – per gli States – della Guerra del Vietnam e anno antecedente a quel fatidico 1963 in cui l’America venne sconvolta dall’uccisione del presidente John Fitzgerald Kennedy?).

Vuole forse dire troppe cose, Sylvie’s Love; farsi carico di innumerevoli spunti senza riuscire a dare alla narrazione il giusto respiro. Ad essere penalizzata è (paradossalmente) soprattutto la storia d’amore tra i due protagonisti, specie nella prima fase dell’innamoramento. Accade tutto troppo velocemente: basta rimanere chiusi mezza giornata nel magazzino del negozio di vinili, prendere parte a un concerto, fare una passeggiata notturna. Un atteggiamento, quello del regista (anche sceneggiatore), che sembra quasi assecondare il mutamento di uno spettatore medio che – forse abituato a (o assuefatto da?) una narrazione più “dinamica” come quella seriale – sembra non essere più disposto a perdere tempo con i preamboli (a volte, però, necessari).

Il rischio, così, è quello di semplificare troppo la narrazione, oltre naturalmente ai caratteri dei vari personaggi. Se i due protagonisti sono tutto sommato delineati in maniera efficace, lo stesso non si può dire di quelli di contorno: troppi e sfruttati in modo eccessivamente strumentale. È il caso, ad esempio, del marito di Sylvie, Lacy (Alano Miller), condannato ad essere nulla di più che il contraltare (negativo) di Robert: non ha nessuna premura nei confronti della moglie, non è interessato alla sua carriera televisiva e, anzi, da buon maschio alfa vorrebbe che lei lasciasse il suo lavoro e si dedicasse a tempo pieno alla famiglia.

Tra atmosfere un po’ debitrici (spiritualmente) di È nata una stella (scegliete voi una delle diverse versioni realizzate) e La La Land di Damien Chazelle, Sylvie’s Love non riesce però a fare breccia nel cuore degli spettatori. Chiaramente meno iconico rispetto ai due titoli citati (con cui comunque sa di non poter neppure competere), il film di Ashe è anche meno riuscito a livello drammaturgico: incapace di infondere al genere di appartenenza un qualche elemento innovativo, limitandosi così a seguirne le orme; e inoltre non adeguatamente supportato dai propri interpreti, a cominciare da una Tessa Thompson decisamente sotto tono. L’attrice, protagonista anche della saga spin-off di RockyCreed, nonché volto di Valchiria nel MCU, non riesce qui a infondere al suo personaggio la giusta anima, perdendosi in una recitazione di maniera, tutta moine e sorrisetti. Contribuendo, così, a un risultato finale notevolmente al di sotto delle aspettative.

Guarda il trailer ufficiale di Sylvie’s Love

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Tra atmosfere un po' debitrici (spiritualmente) di È nata una stella e La La Land, Sylvie's Love non riesce però a fare breccia nel cuore degli spettatori. Chiaramente meno iconico rispetto ai titoli citati, il film di Eugene Ashe è anche meno riuscito a livello drammaturgico, e non è neppure supportato adeguatamente dai propri interpreti, a cominciare da una Tessa Thompson decisamente sotto tono.
Diego Battistini
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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Sylvie's Love, recensione del film con Tessa ThompsonTra atmosfere un po' debitrici (spiritualmente) di È nata una stella e La La Land, Sylvie's Love non riesce però a fare breccia nel cuore degli spettatori. Chiaramente meno iconico rispetto ai titoli citati, il film di Eugene Ashe è anche meno riuscito a livello drammaturgico, e non è neppure supportato adeguatamente dai propri interpreti, a cominciare da una Tessa Thompson decisamente sotto tono.