HomeRecensioniSunny Dancer, recensione del film con Bella Ramsey

Sunny Dancer, recensione del film con Bella Ramsey

Dopo la seconda stagione di The Last of Us, Bella Ramsey torna al cinema nei panni di una ragazzina malata di cancro. Sunny Dancer arriva in sala dal 2 settembre grazie a 01 Distribution.

Se non fosse che il personaggio di Bella Ramsey è in remissione da un cancro, si potrebbe quasi guardare a Sunny Dancer come a un prequel di The Last of Us, o a una sua versione alternativa senza apocalisse zombie. Se questo sia un merito dell’attrice – che qui come nella serie HBO è bravissima a mostrare il trauma perpetuo di una ragazzina sfacciata, scontrosa e sarcastica – o al contrario il demerito di un ruolo che non le offre nulla di diverso da ciò che ha già fatto in precedenza, è forse l’interrogativo più grande del film scritto e diretto da George Jaques

Ispirato dalla malattia terminale della madre quando era adolescente, il regista – che è anche attore – ribalta la prospettiva e scrive un romanzo di formazione giovanile sul tema. Ivy (Ramsey) ha diciassette anni e, nonostante sembri ormai guarita dal tumore che la affliggeva fino a qualche mese prima, fa fatica a tornare alla normalità. I genitori Karen (la Jessica Gunning di Baby Reindeer) e Bob (James Norton, appena visto in House of the Dragon) la costringono così a passare l’estate in un camp per ragazzi come lei gestito da Patrick (Neil Patrick Harris), dove sperano possa trovare nuovi amici e un posto a cui appartenere. 

Un coming of age ben fatto…

Formalmente, non c’è nulla di davvero sbagliato in Sunny Dancer. La materia trattata – tutt’altro che banale – viene veicolata attraverso una storia semplice, diretta e universale, garantendo al film un alto grado di fruibilità e leggerezza. Perfino l’aspetto sessuale – non preponderante, ma presente – è affrontato con la giusta delicatezza. Siamo quindi piuttosto lontani dal romanticismo destinato alla tragedia di Colpa delle stelle o Io prima di te, per quanto il dramma, ad un certo punto, non potrà esimersi dal fare una breve ma efficace comparsa. 

L’equilibrio dei toni è in effetti uno dei principali punti di forza della sceneggiatura di Jaques, bravo soprattutto a dipingere un gruppo di adolescenti piccolo ma stratificato e diversificato: gusti, passioni, dolori e caratteri si mescolano e prendono vita grazie a un giovane cast molto in parte, da Ruby Stokes a Daniel Quinn-Toye, che non sfigurano di fronte agli altrettanto ottimi adulti. Certo, il film avrebbe forse goduto di un po’ di “divertimento” in meno, visto che i montaggi musicali di festeggiamenti, party privati e campeggi vari si assomigliano un po’ tutti tra loro, ma niente di tutto ciò pregiudica la buona fattura di Sunny Dancer come coming of age senza troppe pretese. 

…ma privo di ambizioni

Eppure, proprio questa assenza di ambizioni superiori rappresenta il suo tallone d’achille. Nonostante l’obiettivo del personaggio di Ramsey sia liberarsi dell’etichetta che il mondo esterno le affibbia e lasciarsi il passato alle spalle, George Jaques non sembra voler fare lo stesso con il suo secondo lungometraggio. Anzi, si rifugia negli stilemi e nei canoni del genere come se fossero una culla protettiva, appoggiandosi su un cinema preesistente – nonché sulla più tipica serialità teen – più di quanto cerchi di crearne uno nuovo. E così, come Ivy finisce per essere una copia carbone con l’accento britannico di Ellie, Sunny Dancer diventa un surrogato che, al di là della premessa e delle circostanze di vita dei protagonisti, fatica a trovare una sua identità precisa. 

In questo modo, Sunny Dancer rischia di trasformare anche i suoi aspetti più godibili in un’esperienza fin troppo leggibile e a tratti frustrante, in particolare per gli spettatori più maturi e consapevoli. Non sarà invece un problema per un pubblico cinematograficamente vergine, perlopiù giovane o giovanissimo, che per la prima volta si affaccia a storie di questo tipo e magari qui troverà un aggancio emotivo non indifferente e validi punti di riferimento per la crescita personale. Del resto è a loro il film si rivolge, e forse alla fine va bene così. 

Guarda il trailer ufficiale di Sunny Dancer

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Coming of age di buona fattura ma senza pretese, Sunny Dancer veicola la materia della malattia terminale attraverso una storia semplice, diretta e universale che trova il giusto equilibrio di toni. Bella Ramsey e il resto del giovane cast sono ottimi, ma la mancanza di ambizione è evidente e il film finisce per rifugiarsi in un cinema preesistente, più che cercarne uno nuovo.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI

Coming of age di buona fattura ma senza pretese, Sunny Dancer veicola la materia della malattia terminale attraverso una storia semplice, diretta e universale che trova il giusto equilibrio di toni. Bella Ramsey e il resto del giovane cast sono ottimi, ma la mancanza di ambizione è evidente e il film finisce per rifugiarsi in un cinema preesistente, più che cercarne uno nuovo.Sunny Dancer, recensione del film con Bella Ramsey