venerdì, Aprile 16, 2021
HomeRecensioniSulla stessa onda, recensione del film di Massimiliano Camaiti

Sulla stessa onda, recensione del film di Massimiliano Camaiti

La recensione del film drammatico Sulla stessa onda di Massimiliano Camaiti, interpretato da Donatella Finocchiaro. Dal 25 marzo su Netflix.

Il cosiddetto “sick romance movie” è un genere che nel corso degli anni ha riscosso un notevole successo. Le sue origini vanno ricercate (quanto meno) all’inizio degli anni ’70, quando uscì nei cinema di tutto il mondo Love Story. Chi non l’ha mai visto almeno una volta? Lui, Ryan O’Neal, e lei, Ali McGraw, belli, innamorati ma purtroppo sfortunati. Ha fatto piangere generazioni di spettatori, il film Arthur Miller, ma ha anche catturato l’interesse dei produttori, che in quel genere di racconto tra il romantico e il deprimente hanno subito intravisto lauti guadagni. E non è certamente un caso che il genere sia arrivato – previ ciclici aggiornamenti – ai giorni nostri. Hollywood ci ha costruito una piccola fortuna, tra film più complessi (il bellissimo L’amore che resta di Gus Van Sant) e meno impegnativi (Il sole a mezzanotte con Bella Thorne); mentre da qualche tempo anche in Italia si è cominciato a guardare con interesse al potenziale del genere, come testimonia l’uscita su Netflix, dal 25 marzo, del dramma Sulla stessa onda.

Sara (Elvira Camarrone) e Lorenzo (Christian Roberto) si incontrano, alla fine della stagione estiva, sull’isola di Favignana. Entrambi partecipano ad un corso di vela per adolescenti. Lui è una promessa della vela professionistica, lei, invece, nasconde un drammatico segreto: una malattia degenerativa scoperta anni addietro. Si innamorano, ma curare la loro storia d’amore non sarà facile: tra la legittima preoccupazione dei genitori di Sara, Susanna (Donatella Finocchiaro) e Boris (Corrado Invernizzi), la paura di Lorenzo di doversi confrontare con un dolore simile a quello patito dal padre vedovo Antonio (Vincenzo Amato) dopo la scomparsa della moglie, e naturalmente il decorso della malattia.

Sulla stessa onda è uno dei cinque film distribuiti da Netflix realizzati in collaborazione tra il colosso americano dello streaming e Mediaset (tra questi, anche il recente L’ultimo paradiso con Riccardo Scamarcio). Tenendo conto dei canoni (estetici e narrativi) adottati dal gruppo italiano per i propri prodotti televisivi – riassumibili in un’unica parola: esasperazione (sia essa narrativa, regista, interpretativa) -, stupisce che i film realizzati di concerto con Netflix quantomeno cerchino di percorrere strade alternative (a parere di chi scrive, oltretutto, più proficue), forse anche nella prospettiva di intercettare i gusti di un pubblico certamente più vasto (ma anche più esigente) come quello internazionale.

Così, sorprende in Sulla stessa onda la delicata ingenuità nel raccontare una storia d’amore adolescenziale – e per questo irreversibilmente totalizzante, come tutti i rapporti amorosi vissuti a quell’età -, e al contempo la capacità di non far scivolare banalmente il film in una proverbiale valle di lacrime. Ci si commuove, certo, ma da spettatori non si ha mai la sensazione di un eccesso di sentimentalismo. Anzi, la sceneggiatura, scritta dall’esordiente regista Massimiliano Camaiti e Claudia Bottino tende felicemente alla sottrazione (talvolta in maniera persino eccessiva, come testimoniano gli sbrigativi incipit ed epilogo), concedendo alla malattia di Sara il giusto spazio, senza darle modo di fagocitare troppo la narrazione, e non rendendo estenuante il tira e molla tra i due giovani (Sara, con il peggiorare della malattia, vorrebbe lasciare Lorenzo, mentre lui non ne vuole proprio sapere di abbandonarla).

Non che Sulla stessa onda sia esente da difetti. Ma i limiti che ha, più che essere propri sono imputabili al genere di appartenenza e ai suoi cliché. Da questo punto di vista, a parte l’ambientazione siciliana (tra Palermo e Favignana), il film di Camaiti non aggiunge pressoché nulla a quanto già visto in altre decine di film che trattano lo stesso argomento; anzi, al contrario, si limita a seguire pedissequamente una struttura drammaturgica ormai cristallizzata e riconosciuta come performante a livello spettatoriale (tenuto anche conto del target a cui il film si rivolge: gli adolescenti). Un discorso a parte merita invece il cast. Se ottimo è l’apporto degli attori (adulti) professionisti, a cominciare da un bravissimo Corrado Invernizzi nella parte dell’insicuro padre di Sara, più problematico è quello dato dai giovani interpreti.

Come spesso accade quando si coinvolgono attori alle prime armi (o addirittura esordienti), il rischio che si corre è quello di non riuscire a sintonizzare ogni interpretazione sulla stessa lunghezza d’onda. Da questo punto di vista, Camaiti cerca di fare di necessità virtù, dando la possibilità ai giovani attori di affidarsi allo “stile” recitativo a loro più congeniale. Il risultato, benché interessante, risulta efficace solo in parte. Se l’impostazione della Camarrone (Sara) e l’improvvisazione di Roberto (Lorenzo) funzionano proprio in ragione del suggestivo contrasto che generano, lo stesso non si può dire per gli altri giovani interpreti, forse non aiutati da personaggi (secondari) troppo eccessivi e schematici.

Guarda il trailer ufficiale di Sulla stessa onda

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Sulla stessa onda non è un film esente da difetti. Ma i limiti che ha, più che essere propri sono imputabili al genere di appartenenza e ai suoi cliché. Da questo punto di vista, a parte l'ambientazione siciliana, il film di Camaiti non aggiunge pressoché nulla a quanto già visto in altre decine di film che trattano lo stesso argomento; anzi, al contrario, si limita a seguire pedissequamente una struttura drammaturgica ormai cristallizzata e riconosciuta come performante a livello spettatoriale.
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

I più letti

- Advertisment -