Sul Più Bello, recensione del teen dramedy di Alice Filippi

scritto da: Ludovica Ottaviani

Sul Più Bello è il titolo dell’opera prima di Alice Filippi che arriverà nelle nostre sale a partire dal 22 ottobre, dopo aver debuttato nella sezione Alice nella Città della Festa del Cinema di Roma 2020. Un teen dramedy a misura di adolescente, che ricorda quanto la vita sia spesso capace di metterci di fronte a delle prove ardue… riservandoci però inaspettate sorprese. Come succede alla giovanissima Marta (Ludovica Francesconi), ragazza tanto simpatica quanto bruttina, che dalla nascita soffre di una rara malattia genetica.

Nonostante questa terribile malattia, Marta è solare, ironica, travolgente e sempre pronta ad agire: ha 19 anni e come ogni ragazza della sua età sogna il grande amore, ma lei non si accontenta e prima che la sua malattia degeneri vuole sentirsi dire “ti amo” dal ragazzo più bello di tutti. I suoi amici e coinquilini Jacopo (Jozef Gjura) e Federica (Gaja Masciale) sono la sua famiglia e ogni volta fanno il possibile per dissuaderla dal puntare troppo in alto. Finché ad una festa Marta vede Arturo (Giuseppe Maggio): bello, sicuro di sé e per lei completamente inarrivabile. Ma mentre i fedeli amici si preparano a gestire l’ennesima delusione, stavolta le cose andranno in maniera diversa, perché una volta sconfitta la rivale in amore Beatrice (Eleonora Gaggero) e ottenuto l’amore di Arturo, Marta dovrà affrontare la sfida più dura, ovvero raccontargli che il tempo non è a loro favore.

Sul Più Bello è un classico teen dramedy dal respiro internazionale, patinato e incalzante al punto giusto; ispirandosi a modelli precedenti, hollywoodiani e ben più famosi – Colpa delle stelle, ma anche A un metro da te solo per citare i più recenti – il film di debutto di Alice Filippi riesce a superare alcuni ostacoli in cui poteva facilmente incappare la narrazione di una storia giovanile d’amore e malattia, in bilico tra avida voglia di vita e un senso drammatico di morte che aleggia sui destini dei personaggi.

Rispetto ad altri modelli del genere, il lato drammatico viene contenuto e toccato delicatamente, senza mai indugiare in sentimentalismi spacca-cuore; complice di questo approccio è l’atteggiamento della protagonista Marta, talmente sopra le righe ed eclettico da dirottare l’attenzione dello spettatore creando un unico punto di vista, quello lucido e disincantato che la ragazza ha del suo mondo. Il microcosmo nel quale si muove la giovane è come un acquario dalla fotografia vintage e dai colori pastello, una realtà “altra” moderna quanto anacronistica e capace di dividersi amabilmente tra il suo mondo interiore e quello esteriore.

Una debolezza della drammaturgia risiede proprio nella caratterizzazione dei personaggi, che rischiano in alcuni momenti di rimanere schiacciati dal tono spesso sopra le righe del racconto, dai dialoghi brillanti ma “fuori tempo”, impensabili nella realtà e credibili sono in una dimensione da commedia (nella quale però risultano incalzanti e arguti). I vari protagonisti sono giovanissimi, con il giusto appeal per attrarre i loro coetanei al botteghino ma figli di alcuni stereotipi che difficilmente riescono a liberarsi dalle catene delle macchiette: la coppia di amici fraterni simbolo della comunità LGBTQ+ che vogliono avere a tutti i costi un bambino, la protagonista malata ma che trova nell’ironia la forza di andare avanti e costruirsi il proprio mondo, il ricco rampollo semplicemente perfetto ma vittima proprio di questi falsi pregiudizi che aleggiano sul suo conto.

Una teoria di “tipi fissi” che hanno poche sfumature ma che risplendono di luce propria se letti nell’ottica della commedia teen, collocati in una realtà cinematografica “altra” che strizza l’occhio a Il Favoloso Mondo di Amélie, all’estetica di Wes Anderson e ai grandi classici del filone, affidandosi ad un comparto tecnico brillante che rende la narrazione per immagini mai banale ma sempre gradevole, letteralmente un vero piacere retinico per lo spettatore in cerca d’evasione (intelligente) o di una love story dal sapore intramontabile ma moderno, che scomoda modelli ormai diventati un cult (come non pensare al grande classico Love Story del 1970?) riaggiornando ad oggi uno storico archetipo, facendo sognare e sperare ancora una nuova generazione e incentivandola a credere che la vita, nonostante le difficoltà e i drammi, possa essere comunque sempre una cosa meravigliosa.

Guarda il trailer ufficiale di Sul Più Bello

Ludovica Ottaviani

Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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