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Strange Darling, recensione del thriller con Willa Fitzgerald e Kyle Gallner

Presentato all'edizione 2023 del Fantastic Fest, arriva finalmente anche nelle nostre sale Strange Darling. Al cinema dal 13 febbraio.

Dopo il suo esordio al Fantastic Fest di Austin nel 2023, seguito da un’uscita limitata nelle sale statunitensi nell’agosto dell’anno successivo, arriva finalmente anche nei nostri cinema Strange Darling, disponibile a partire dal 13 febbraio. Thriller dalle tinte horror, scritto e diretto da JT Mollner (il western Outlaws and Angels, da noi ancora inedito), che ha attirato l’attenzione del noto attore Giovanni Ribisi (Horizon: An American Saga), qui in veste di produttore – Ribisi ha donato il suo equipaggiamento personale per la realizzazione del film – e in quella inusuale di direttore della fotografia. Strange Darling si va a collocare in quel filone di pellicole contemporanee a cui piace riprendere e giocare con topoi e stilemi di certo cinema di serie B, perlopiù figlio degli anni ’70, celebre per lo shock value e le tendenze exploitative.

Non un mero tributo al limite del calligrafico, ma una rivisitazione moderna che usa classiche formule di quel cinema di genere, ormai cristallizzate nell’immaginario collettivo, per poi sovvertirne alcuni elementi. Fra gli esempi più significativi di questo tipo di operazione vanno sicuramente annoverati Grindhouse – A prova di morte, film di Quentin Tarantino del double bill nostalgico realizzato assieme a Robert Rodriguez, e X – A Sexy Horror Story, primo capitolo della recente trilogia horror partorita dalla mente di Ti West. Mentre il primo ribalta il ruolo di vittime indifese delle sue protagoniste femminili, con un inaspettato finale all’insegna del girl power, il secondo declina lo slasher alla Non aprite quella porta al contesto del porno indipendente, con una final girl e un’assassina sicuramente inusuali, presentate come due figure speculari. Strange Darling si muove proprio sulle orme di opere come le due appena citate.

Sovvertire le aspettative

La trama del thriller di TJ Mollner segue la fuga attraverso i boschi dell’Oregon di una misteriosa ragazza (Willa Fitzgerald), accreditata durante i titoli di testa semplicemente come “The Lady”. La giovane donna è braccata da un minaccioso figuro armato di fucile, “The Demon” (Kyle Gallner, che sembra un po’ una versione del discount di Aaron Taylor-Johnson). Strange Darling è suddiviso in sei capitoli proposti in ordine non cronologico, in modo da rivelare piano piano il quadro completo della situazione e farci comprendere, solo alla fine, il background dietro ai due protagonisti e come il tutto sia sfociato nel loro drammatico inseguimento. Un accumulo di colpi di scena uno dietro l’altro, pronti a sconvolgere quella che sembrerebbe una storia già vista innumerevoli volte sul grande schermo.

Strange Darling non nasconde le sue influenze, principalmente certa exploitation degli anni ’70, a partire dal look delle sue immagini granulose, rigorosamente girate in pellicola 35 mm, come sottolineato anche da una scritta all’inizio del film. Una scelta non solo prettamente estetica, ma volta a creare un senso di familiarità nello spettatore, soprattutto in quei cinefili cultori di certo cinema horror e thriller. La pellicola tende a instaurare più di una connessione con il succitato Non aprite quella porta, evocato sia attraverso l’artificio della didascalia iniziale, che presenta la vicenda narrata come tratta da fatti realmente accaduti, che in una delle sue prime scene: la corsa disperata della sua protagonista, che crea un evidente parallelo con l’iconico finale del cult diretto da Tobe Hooper. Una riproposizione di cliché ormai interiorizzati dalla coscienza cinefila collettiva, funzionali nell’insinuare false aspettative nella mente dello spettatore.

Un thriller riuscito, ma non privo di controversie

Una filosofia portata avanti anche durante la fase di casting, con la scelta di Willa Fitzgerald nel ruolo della protagonista; classica biondina, con la faccia da brava ragazza, che ci si aspetterebbe come final girl in un vecchio slasher (ruolo, oltretutto, già interpretato da Fitzgerald nelle prime due stagioni della serie televisiva di Scream). Ma anche nel resto del cast possiamo trovare alcune facce volte a evocare questo senso di familiarità. Interpreti, assidui frequentatori del genere orrorifico, come lo stesso Kyle Gallner, che si è meritato l’appellativo di “scream king” viste le sue innumerevoli apparizioni in horror e simili (ultimamente lo abbiamo visto nel quinto capitolo di Scream e nei due Smile). Degna di nota anche la presenza della veterana Barbara Hershey, protagonista del cult degli anni ’80 Entity e, più di recente, la Lorraine Lambert della saga di Insidious.

Strange Darling è un’operazione sicuramente ben pensata ed eseguita, capace di insinuare il dubbio nello spettatore e di ribaltare le sue aspettative, in cui si possono trovare anche echi del cinema più disturbante (una parte della pellicola riporta alla mente lo sconvolgente Audition di Takashi Miike, padre nobile del cosiddetto torture porn). Un film che però non è privo di elementi controversi, soprattutto in questo momento storico post #MeToo, la cui influenza ha impattato indubbiamente le tematiche del cinema di genere (basterebbe guardare a recenti uscite come Blink Twice e Companion). Da questo punto di vista, Strange Darling sembrerebbe andare controcorrente e sostenere la tesi reazionaria “le vittime non sono sempre vittime”, portata avanti con una buona dose di misoginia. Probabilmente è un’impressione data dal periodo storico e culturale che stiamo vivendo e l’intento dell’autore, in questo caso, era semplicemente quello di scioccare e stupire lo spettatore, un po’ come nel cinema di exploitation, suo riferimento. Se siete particolarmente sensibili a certe tematiche, probabilmente Strange Darling non è un film che fa per voi.

Guarda il trailer ufficiale di Strange Darling

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Strange Darling è un thriller dalle tinte horror che gioca con topoi e stilemi del cinema di genere, soprattutto di certa exploitation anni '70. Il film crea un certo senso di familiarità nello spettatore, per poi sovvertire completamente le sue aspettative. La storia è suddivisa in sei capitoli, proposti in ordine non cronologico, in modo da rivelare background e motivazioni dei suoi due protagonisti piano piano, accumulando colpi di scena scioccanti. Un'operazione ben pensata ed eseguita, ma non priva di elementi controversi. La tematica trattata potrebbe dare l'idea di un film reazionario e misogino, soprattutto nel clima storico e culturale del post #MeToo. Probabilmente una percezione alterata dal periodo che stiamo vivendo e non un esplicito intento dell'autore.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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Strange Darling è un thriller dalle tinte horror che gioca con topoi e stilemi del cinema di genere, soprattutto di certa exploitation anni '70. Il film crea un certo senso di familiarità nello spettatore, per poi sovvertire completamente le sue aspettative. La storia è suddivisa in sei capitoli, proposti in ordine non cronologico, in modo da rivelare background e motivazioni dei suoi due protagonisti piano piano, accumulando colpi di scena scioccanti. Un'operazione ben pensata ed eseguita, ma non priva di elementi controversi. La tematica trattata potrebbe dare l'idea di un film reazionario e misogino, soprattutto nel clima storico e culturale del post #MeToo. Probabilmente una percezione alterata dal periodo che stiamo vivendo e non un esplicito intento dell'autore.Strange Darling, recensione del thriller con Willa Fitzgerald e Kyle Gallner