Finalmente i Marvel Studios hanno trovato, in Destin Daniel Cretton, un regista in grado di girare un film di Spider-Man oltre a Sam Raimi. La trilogia “Home” con protagonista Tom Holland e diretta da Jon Watts funzionava molto bene come coming of age adolescenziale, con un Peter Parker ancora in fase puberale – ma comunque ben scritto e genuino – e un gruppo di comprimari credibili che insieme alternavano brillanti momenti di commedia ad altri di sorprendente tenerezza; arrancava molto di più, al contrario, quando entrava in gioco la componente supereroistica.
Quasi mai ispirato nelle scene d’azione e incapace di esprimere la bellezza delle movenze ragnesche, Watts ha sempre faticato nel mostrarci la fisicità dell’eroe mascherato, di sicuro non aiutato dalla scelta di allontanare costantemente il personaggio dalla sua città, New York, e da quei grattacieli che ne hanno plasmato l’identità tanto quanto il costume. Homecoming (2017), Far From Home (2019) e No Way Home (2021) diventavano così i film “di Peter Parker”, più che “di Spider-Man”.
Il miglior Spider-Man con Tom Holland
Spider-Man: Brand New Day riesce, invece, ad essere al contempo un ottimo film sull’Uomo Ragno e un valido film su Peter Parker. Unisce ed equilibra il meglio di entrambi i mondi – il che in effetti sembra rispecchiare l’arco narrativo stesso del protagonista, alle prese con una grossa crisi d’identità – e alla fine non solo risulta di gran lunga il più riuscito dei quattro cinecomic partoriti dalla collaborazione Sony/Marvel, ma anche il miglior film dell’MCU da diversi anni a questa parte.
Non sveleremo molto sulla trama, se non quello che si evince dai materiali promozionali: dopo il finale di No Way Home, il mondo intero ha dimenticato l’esistenza di Peter Parker (Holland), inclusi l’amata MJ (Zendaya) e l’amico Ned (Jacob Batalon). Mentre questi ultimi vivono insieme e frequentano l’MIT in totale serenità, Peter ha scelto di non rivelare loro la verità e vive da anni in solitudine, dedicandosi completamente all’attività supereroistica.
Se da un lato Spider-Man si è affermato come pilastro di giustizia e garanzia di sicurezza acclamato e ammirato da tutti i newyorkesi, dall’altro il ragazzo – o sarebbe meglio dire l’uomo, a questo punto – dietro la maschera è sempre più stanco e provato. Il suo corpo inizia a mutare senza controllo, e nel frattempo emerge una nuova e misteriosa minaccia che lo costringerà a riflettere sulle proprie decisioni e ad affrontare i suoi demoni interiori.

Il ritorno di New York
La prima nota positiva da segnalare è che la Grande Mela torna ad essere lo scenario principale dell’azione. È una New York viva, affascinante e crepuscolare, quasi come se il “nuovo giorno” del titolo dovesse arrivare all’alba successiva. Ed è una New York dove Spider-Man può tornare a volteggiare liberamente, ma dove può essere anche goffo e impacciato, dove può distruggere involontariamente le cisterne d’acqua sui tetti o irrompere improvvisamente ad un matrimonio. Del resto si è guadagnato le chiavi della città, come accadeva nei film di Raimi.
Destin Daniel Cretton, che già si era fatto notare per la sua destrezza nelle scene action di Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, in Spider-Man: Brand New Day conferma le sue buone qualità in tal senso e dimostra anche un occhio compositivo di un certo livello: grazie a lui il nostro “amichevole Spider-Man di quartiere” ritrova tutta la sua agilità, tutta la sua forza muscolare e tutta la sua plastica spettacolarità. Si torna a sentire la potenza dei colpi, a percepire il dolore fisico, ad esplorare le abilità sovrumane del personaggio con rinnovata ispirazione e si “entra” letteralmente nella prospettiva del Tessiragnatele con frequenti soggettive durante le fasi di volo.
Corpo e mente, un’unica entità
Del resto Spider-Man: Brand New Day gioca molto con il corpo, con le sue trasformazioni e con il suo linguaggio, soprattutto in relazione alla mente, ragionando sulla perdita di controllo su di esso e su come riacquistarlo. Quello di Peter evolve nella sua versione “adulta” (secondo le fasi di vita dei ragni), ma ci saranno anche possessioni di corpi altrui, e il film sviluppa gradualmente – dopo averla apparentemente rinnegata in un primo momento – l’idea che il contatto umano sia l’unico modo per risanare una psiche danneggiata.
Si tratta di una questione che attraversa l’intera opera e non riguarda solo il protagonista, ma tutti i personaggi, dal Bruce Banner/Hulk di Mark Ruffalo a MJ e Ned, dal Frank Castle/The Punisher di Jon Bernthal al misterioso e segretissimo ruolo affidato a Sadie Sink. Sul quale manterremo il massimo riserbo, limitandoci ad affermare che l’attrice è convincente – seppur la direzione presa su di lei appare lontana dal canone fumettistico – e rappresenta uno dei punti di forza del film.

Peter e Frank, un duo scoppiettante
Dicevamo, però, che Spider-Man: Brand New Day funziona anche nel suo lato umano. Certo, la sceneggiatura di Chris McKenna, Erik Sommers e Justin Kuritzkes si dilunga oltre il necessario, non lavora sempre sul non detto e viene infarcita della didascalica esposizione tipica di molti cinecomic, eppure è un deciso passo avanti rispetto a quella di No Way Home, e ci sono diversi aspetti in cui risulta centratissima. Il rapporto tra Peter e Frank, in primis, è costruito alla perfezione e regala buona parte dell’umorismo del film, adattando senza snaturarlo troppo un personaggio “vietato ai minori” in un contesto sulla carta a lui meno congeniale.
Tom Holland e Zendaya: il cuore emotivo del film
Ma il cuore emotivo e drammatico del film è, forse per la prima volta, l’amore di Peter nei confronti di MJ. In No Way Home l’eroe aveva completato la propria origin story e si avviava verso la fase della maturità, acquisendo una profondità psicologica che fino a quel momento gli era in parte mancata. Se quel film commetteva però l’errore di fare immediatamente dietrofront rispetto al colpo di scena del precedente Far From Home, qui il doppio trauma della perdita di zia May (Marisa Tomei) e della separazione forzata dalla persona a cui tiene di più al mondo viene invece lasciato sedimentare e poi affrontato e sviscerato, dando vita ad alcuni dei confronti più belli e onesti tra Tom Holland e Zendaya.
Sarà che la loro storia sullo schermo riflette, nell’immaginario collettivo, quella dei due attori ormai convolati a nozze, ma la coppia è tra le più belle mai costruite dall’Universo Marvel. La chimica tra i due è evidente anche quando i personaggi corrono su binari divergenti, e se il talento di Zendaya è ben noto, Holland offre la sua prova migliore finora, superiore perfino a quella già buona dell’Odissea di Nolan. Inoltre aiuta, anche in questo caso, la regia di Cretton, bravo nella costruzione dei primi piani e di campi e controcampi dolci e delicati.
Una nuova, entusiasmante direzione
Spider-Man: Brand New Day è dunque il film più cupo e adulto (per gli standard Marvel) del franchise, con un protagonista libero da problemi galattici e multiversali – un personaggio che “tornerà in Avengers: Doomsday” li chiamerà “patate grosse” – e ripristinato del proprio DNA originario. La quasi assenza di scene post-credit sembra segnalare la volontà di mantenerlo quanto più possibile isolato dal resto dell’Universo, lasciando che sia quest’ultimo a penetrare nelle sue storie, piuttosto che il contrario. Dopotutto, Spider-Man (come Batman e Superman) è sempre stato una gallina dalle uova d’oro anche senza universi condivisi. Ma se questo è l’inizio di una nuova trilogia, la direzione intrapresa è entusiasmante e non potrebbe far sperare di meglio per i prossimi capitoli.


