sabato, Marzo 2, 2024
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Sound of Freedom – Il canto della libertà, recensione del film con Jim Caviezel

Sound of Freedom, il film evento al box office americano dell’estate 2023, arriva nelle sale italiane solo il 19 e 20 febbraio.

L’ameno gorgoglio che nasce da un chiacchiericcio spensierato, il battito di mani tamburellante e perpetuo, l’eco rigoglioso di una risata genuina, l’impercettibile “stiracchiamento” di un semplice sorriso che fiorisce su un volto, anche su quello che da lungo tempo aveva dimenticato di sorridere. E intanto il delicato sciabordio delle onde, sotto il tiepido colore del crepuscolo, cancella tutto il male passato, come fosse un’impronta che a poco a poco svanisce dalla battigia della vita. Questa è l’immagine, o meglio il suono, della libertà, almeno secondo la visione di Alejandro Monteverde.

Sound of Freedom – Il canto della libertà è il nuovo lungometraggio del regista messicano, incentrato sul traffico sessuale di bambini nell’America del Sud e negli Stati Uniti. Il film narra la vera storia di Timothy Ballard, un ex agente federale che si è particolarmente impegnato e distinto nella lotta contro questa terribile e lacerante piaga, che oggi più che mai continua a divorare imperterrita la società contemporanea. Il traffico di esseri umani, come riportato dagli spaventosi dati che compaiono nel finale, è un’atroce pratica che frutta un giro d’affari di 150 miliardi (150 miliardi!) di dollari all’anno, dove ad essere venduti e mercificati sono soprattutto dei minorenni per fini sessuali.

L’intenso ritorno di Jim Caviezel

Jim Caviezel (La passione di Cristo), che veste proprio i panni di Ballard, si riaffaccia sulla scena in maniera prorompente, dopo qualche anno di “digiuno” lavorativo, attraverso un ruolo di grande impatto emotivo. La sua interpretazione è intensissima, scandita in ogni sequenza dal potere espressivo dei suoi occhi, all’interno dei quali è possibile scorgere un turbinio di stati d’animo contrastanti, che oscillano dalla determinazione al disgusto, dal dolore alla rabbia, dalla compassione alla sete di giustizia.

Il suo sguardo rispecchia quello stesso senso di sconvolgimento che, come una morsa letale, avvolge lentamente lo spettatore dall’altra parte dello schermo, mentre osserva inorridito i più profondi e ripugnanti meandri di turpitudine su cui il mondo di oggi si erge. Uno sguardo di volta in volta messo in ulteriore evidenza dai numerosi primi piani che vengono costruiti proprio sul viso del protagonista, segnato dalla fatica e inciso da tutta quella dilagante immoralità che ogni giorno è costretto a scandagliare per poter portare avanti la sua preziosa crociata contro il mercato pedopornografico mondiale.

“Il film che non vogliono farvi vedere”

È incredibile come un progetto cinematografico di questo genere, completato, tra l’altro, nel 2018 per la 20th Century Fox (casa di produzione poi acquistata dalla Disney nel 2019), possa essere rimasto nell’ombra fino ad oggi. Nelle sale statunitensi, infatti, il film è stato distribuito soltanto a partire dal 4 luglio del 2023; in quelle italiane, invece, è approdato nel mese di febbraio di quest’anno. Forse anche per questo motivo Sound of Freedom – Il canto della libertà ha anche assunto l’oscuro epiteto di “film che non vogliono farvi vedere”.

Gran parte dell’opinione pubblica americana è infatti convinta che il traffico di bambini per scopi sessuali non voglia essere seriamente affrontato dal Governo americano. Nonostante queste complottiste voci di fondo, la pellicola è comunque già riuscita a raggiungere un incasso totale di quasi 250 milioni di dollari, grazie anche ad una vivace promozione pubblicitaria che negli stati Uniti è stata portata avanti da alcuni personaggi dello spettacolo (e non solo), a fronte di un budget di realizzazione di appena 14,5 milioni.

Il grido di giustizia di Alejandro Monteverde

Sound of Freedom – Il canto della libertà è un’opera disarmante e tremendamente diretta, la cui incisività filmica si fonda non su virtuosismi tecnici di particolare straordinarietà – sebbene la fotografia di Gorka Gomez Andreu sia notevole -, ma sull’encomiabile valore della storia che propone e del messaggio che intende trasmettere. La potenza della sua sceneggiatura è la stessa di un frangente che si disintegra violento contro una parete rocciosa, la stessa di un pugno preso in pieno petto dalla forza di 131 minuti, che è però necessario accogliere in tutta la sua brutale irruenza per poterne carpire il più profondo significato.

Alejandro Monteverde, come se si fosse calato nelle vesti di un moderno Atlante, si è caricato sulle spalle il peso di spalancare la finestra del cinema su questa realtà, amara da digerire e scomoda da raccontare, che ormai da lunghissimo tempo dilania il mondo intero come un cancro devastante. Il suo film assume le sembianze di un assordante grido di denuncia, con l’importante compito non solo di affondare inesorabile nelle viscere di chi guarda, ma, soprattutto, di materializzare una qualsiasi forma di più vivida consapevolezza nell’animo di chi quel grido riesce a coglierlo in tutto il suo possente clamore.

“Ci sono più esseri umani intrappolati nella schiavitù oggi di qualsiasi altro tempo nella Storia, compreso quando la schiavitù era legale. E milioni di questi schiavi sono bambini”. La frase di commiato, quella che chiude le tende del sipario su una verità drammatica e spietata. L’ultima e agghiacciante statistica, resa ancora più penetrante dalla stentorea voce di Shakira che, con il suo brano Pienso en Ti, sembra quasi voglia prendere per mano il pubblico per accompagnarlo ad ascoltare le strazianti parole di preghiera che milioni di genitori ripetono ogni sera prima di addormentarsi davanti ai letti vuoti dei loro figli. Quelli che improvvisamente sono stati rapiti dalla sconfinata e vorace assurdità del Male.

Guarda il trailer ufficiale di Sound of Freedom

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Sound of Freedom - Il canto della libertà è un film disarmante e tremendamente diretto, che merita di essere recuperato, non tanto per una questione di straordinarietà sul piano dei virtuosismi tecnici, sebbene la fotografia di Gorka Gomez Andreu sia notevole, ma per il valore inestimabile della storia che racconta. Quella che Alejandro Monteverde proietta sullo schermo è una potente opera di denuncia, un assordante grido di giustizia, che ha il fine di spalancare la finestra del cinema su una delle più atroci piaghe che ancora oggi affliggono il mondo intero.

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Sound of Freedom - Il canto della libertà è un film disarmante e tremendamente diretto, che merita di essere recuperato, non tanto per una questione di straordinarietà sul piano dei virtuosismi tecnici, sebbene la fotografia di Gorka Gomez Andreu sia notevole, ma per il valore inestimabile della storia che racconta. Quella che Alejandro Monteverde proietta sullo schermo è una potente opera di denuncia, un assordante grido di giustizia, che ha il fine di spalancare la finestra del cinema su una delle più atroci piaghe che ancora oggi affliggono il mondo intero.Sound of Freedom - Il canto della libertà, recensione del film con Jim Caviezel