Soul, recensione del nuovo film d’animazione Disney e Pixar

scritto da: Stefano Terracina


Soul, il nuovo film d’animazione Disney e Pixar, inaugura ufficialmente RomaFF15, la 15esima edizione della Festa del Cinema di Roma. Diretto da Pete Docter, già regista di Up e Inside Out, il film arriverà direttamente in streaming, su Disney+, il giorno di Natale, saltando così l’uscita in sala, ennesimo titolo fagocitato delle devastanti ripercussioni della pandemia di Covid-19 (una decisione da parte della multinazionale statunitense che, com’era prevedibile, ha scatenato un’ondata di polemiche).

Il protagonista di Soul è Joe Gardner, insegnante di musica in una scuola media, che un giorno ricevere finalmente l’occasione che aspettava da tutta una vita: suonare nel migliore locale jazz di New York. Tuttavia, un incidente a pochi minuti dalla straordinaria notizia fa sì che la sua anima venga separata dal suo corpo e trasportata nell’Ante-Mondo, un luogo fantastico in cui le anime ricevono le proprie personalità prima di andare sulla Terra. Determinato a ritornare alla propria vita, Joe si allea con 22, un’anima ancora in divenire che non ha mai compreso davvero quanto fascino si nasconda nell’esperienza umana. Mentre Joe cerca disperatamente di mostrare a 22 cosa rende la vita così speciale, troverà finalmente le risposte alle domande più importanti sull’esistenza.

Nel corso degli anni, la Pixar ha sempre saputo come differenziarsi dalla “genitrice” Disney, proponendo agli spettatori pellicole che sono sempre state in grado – magari non tutte ai medesimi livelli – di travalicare il genere di appartenenza (il film d’animazione, appunto) ed i suoi messaggi edulcorati per rivolgersi ad un pubblico più ampio, non composto quindi esclusivamente da bambini, tirando in ballo concetti e argomentazioni decisamente nobili e spesso complessi, ma pur sempre universali, assoluti, in grado di toccare le corde più profonde dell’animo umano.

Soul risponde con estremo rigore a questa logica, configurandosi come un miscuglio narrativo in continua evoluzione, una divertente ed emozionante avventure dai risvolti imprevedibili. Ancora una volta Pete Docter si diletta con la creazione di un mondo immaginario e con la gestione dei suoi “inspiegabili” meccanismi, che stimola l’immaginazione dello spettatore e lo rende protagonista di un’avventura quasi interattiva:  dopo averci raccontato come opera la nostra mente e in che modo le nostre emozioni contribuiscono alla preservazione dei nostri ricordi, il regista e animatore statunitense si confronta questa volta con il più grande mistero di tutti: la morte. Docter ci accompagna in un microcosmo all’apparenza desolante (l’Altro-Mondo) che nasconde in realtà l’accesso ad un microcosmo colorato e visionario (l’Ante-Mondo), all’interno del quale vengono formate le nostre peculiarità e i nostri interessi.

Ben presto, però, si scope che ciò che accade al protagonista Joe Gardner (doppiato nella versione originale del film da Jamie Foxx) è un mero pretesto per parlare di alcune tematiche che esulano dalla condizione di mortalità e dal momento in cui saremo chiamati ad abbandonare questa Terra, ma che riguardano piuttosto ciò che facciamo mentre siamo impegnati semplicemente a… vivere! È qui che Docter (autore anche della sceneggiatura insieme a Mike Jones e Kemp Powers) si divertente a stravolgere il flusso della narrazione (che non sempre appare bilanciato a dovere) e a sorprendere lo spettatore, trasformando Soul in un autentico inno alla vita, usando come da tradizione un linguaggio intimo, impresso saldamente nelle profondità della nostra “anima”. Troppo spesso siamo concentrati esclusivamente sulla ricerca di quella che nel film viene definita “la scintilla”, ossia lo scopo, il fine ultimo per il quale crediamo – erroneamente – di essere stati “concepiti” e che ci affanniamo a perseguire dimenticandoci troppo spesso del mondo che ci gira intorno.

Joe Gardner vive per la musica ma al tempo vive stesso nel terrore: ha paura, infatti, che se non riuscirà a realizzare il suo sogno (abbandonare la carriera da insegnate di musica per diventare un affermato suonatore di jazz) sarà destinato a vivere una vita miserabile, condannato per sempre all’infelicità. La passione di Joe e la sua disperata ricerca della realizzazione personale si trasformano così in una vera e propria “ossessione” (uno dei concetti più interessanti che vengono sviscerati nel film quando Joe si ritrova nell’Ante-Mondo), facendogli perdere di vista le gioie nascoste che si celano nei momenti apparentemente più banali che scandiscono la nostra quotidianità e la vita in generale (dal morso dato ad un trancio di pizza alla foglia che fluttuano nella brezza autunnale).

Nonostante il paragone con Inside Out appaia naturale ma al tempo stesso impietoso, Soul è comunque annoverabile tra le opere più mature della Pixar, in grado di andare a scuotere le leve emozionali tanto del pubblico più giovane quanto di quello più adulto. Servendosi di un’estetica morbida, vivace e accogliente, il film mescola i toni più esuberanti della commedia (con particolare riferimento al tema dello scambio d’identità) a quelli più riflessivi e sostenuti del dramma, aprendo la mente e il cuore dello spettatore ad una miriade di riflessioni su cosa significhi avere uno scopo nella vita, condurre un’esistenza di cui essere soddisfatti ed orgogliosi, ma soprattutto sull’essere consapevoli di cosa significa “vivere” nel senso più letterale del termine, prestando maggiore attenzione a tutte quelle minuzie quotidiane che diamo costantemente per scontante. Nonostante la banalità dell’assunto, è proprio vero: la felicità è nella meraviglia delle piccole cose.

Guarda il trailer ufficiale di Soul


Stefano Terracina

Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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