venerdì, Ottobre 7, 2022
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Sognando a New York – In the Heights, recensione del film basato sull’omonimo musical

La recensione di Sognando a New York - In the Heights, film basato sul musical omonimo di Lin-Manuel Miranda. Dal 22 luglio al cinema.

Sognando a New York – In the Heights è il titolo del nuovo – quanto atteso – musical basato sull’omonimo spettacolo di Broadway scritto e interpretato da Lin-Manuel Miranda (già autore del grande successo Hamilton e attore nel film Disney Il Ritorno di Mary Poppins) e tratto da un’opera letteraria di Quiara Alegría Hudes. Nell’adattamento dalle assi del palcoscenico allo schermo d’argento, l’opera ha subito un delicato “restyling” capace di trovare un meraviglioso equilibrio tra la presenza degli interpreti originali e le nuove entrate nel cast, spesso in ruoli di primo piano: come è accaduto per il protagonista Anthony Ramos (A Star is Born, Hamilton a Broadway) che ha rimpiazzato lo stesso Miranda nei panni di Usnavi.

Ramos, affiancato da Corey Hawkins (Straight Outta Compton, BlacKkKlansman), dalla cantante / cantautrice Leslie Grace, da Melissa Barrera (Vida in TV), Olga Merediz (presente nella versione di Broadway di In the Heights), Daphne Rubin-Vega (Rent a Broadway), Gregory Diaz IV (Matilda the Musical sempre a Broadway), Stephanie Beatriz (Brooklyn Nine-Nine), Dascha Polanco (Orange is the New Black) e Jimmy Smits (i film di Star Wars) è pronto a portare sullo schermo il vibrante microcosmo newyorkese dov’è ambientato il musical. Alla regia di questo film – nelle sale italiane dal 22 luglio – troviamo Jon M. Chu, regista della commedia di successo Crazy & Rich (con Henry Golding, recentemente avvistato al cinema in Snake Eyes: G.I. Joe – Le origini) ma soprattutto di due capitoli della serie Step Up, nei quali aveva già potuto mostrare (e sperimentare) il suo talento visivo nel dipanare davanti alla macchina da presa opulente coreografie e numeri di ballo degni eredi della tradizione hollywoodiana.

Tra i vari personaggi che popolano il quartiere di Washington Heights, a nord di Manhattan, c’è anche Usnavi, giovane proprietario di una bodega (un piccolo emporio di quartiere), che vive circondato dagli affetti “del posto”: la matriarca Abuela Claudia, il proprietario di una compagnia di taxi Kevin Rosario, l’impiegato e miglior amico Benny e suo cugino Sonny, che lo aiuta nel negozio. Usnavi spera di riuscire a realizzare, in qualunque modo (lotteria inclusa) i suoi sogni, così da poter andare a vivere nella sua terra natìa – la Repubblica Dominicana – dalla quale è andato via quando ero ancora bambino. Tra le altre presenze che popolano la vita del ragazzo, ci sono la sua amica d’infanzia Nina, tornata nel quartiere dopo una discutibile esperienza al college, e Vanessa, la ragazza di cui è innamorato e che sogna di diventare stilista, riscattandosi. Nel piccolo microcosmo di Washington Heights tutti gli altri abitanti del quartiere affronteranno diverse situazioni che li porteranno a comprendere cosa significa realmente la più semplice delle parole, ovvero “casa”.

Sognando a New York – In the Heights è la prova che è possibile portare il teatro sul grande schermo, dando alle storie narrate un respiro più ampio e spettacolare, potenziando le capacità dell’immaginazione grazie all’opulenza dei numeri, allo sfarzo delle coreografie e delle scene, alla CGI che permette di ricreare – e dipingere – mondi a partire dalla tela più bella: la realtà stessa. Già il musical di Lin-Manuel Miranda, così come Hamilton, aveva rappresentato nei primi anni 2000 una rivoluzione in seno al tempio della tradizione, quella Broadway sfavillante da sempre sede dei grandi spettacoli musicali: questo perché la colonna sonora che racconta, letteralmente, le piccole vicende che animano i vari protagonisti oscilla tra l’hip hop, il rap, il soul, la musica tradizionale latina e liriche più convenzionali. Una miscellanea musicale variegata e disomogenea che ben rappresenta la natura multietnica – e l’identità da melting pot culturale – che anima il quartiere di Washington Heights, scenario ideale delle varie storie.

E sono proprio i frammenti emotivi, i sogni spezzati – ma ancora pulsanti –  dei vari personaggi che trasformano un’operazione meravigliosa e mainstream, una macchina nata per l’intrattenimento, in un’esperienza molto più importante e rituale per la collettività, inducendo gli spettatori a riflettere tra una canzone e l’altra. Perché se nel musical originale il focus è tutto imperniato sull’importanza delle radici, sul concetto di famiglia in relazione alla “casa”, in Sognando a New York – In the Heights Miranda e soci alzano molto di più la posta in gioco, coinvolgendo la contemporaneità in un passo a due con la Storia, mostrando il dramma americano dell’immigrazione e dei sogni infranti di intere generazioni, ancora in attesa di documenti che attestino la loro esistenza. In the Heights intrattiene e rallegra l’anima ma senza disdegnare una riflessione politico-sociale molto più profonda ed endemica, che filtra in modo più forte proprio grazie all’impianto scanzonato, alla leggerezza delle storie e delle dinamiche che coinvolgono i personaggi, a tratti convenzionali ma funzionali ad un racconto più ampio.

Per mostrare la realtà c’è bisogno dell’immaginazione e viceversa: sembra essere questo il messaggio dietro Sognando a New York – In the Heights, un messaggio forte ed impegnato che s’insinua tra arie canoniche, degne dei grandi musical del passato, tra coreografie mastodontiche che rievocano la Hollywood dell’epoca d’oro tra Gene Kelly, Esther Williams, Jerome Robbins e Robert Wise (e preannunciando, quindi, l’arrivo nelle sale del nuovo adattamento di West Side Story firmato da Spielberg), oltre alle scenografie contaminate dalla CGI che è capace di trasformare i sogni in realtà, materializzandoli sullo schermo. Pur non imboccando fino in fondo – e con coraggio – la strada dell’originalità, ripiegando spesso sulla sicurezza della convenzione, In the Heights osa là, dove pochi si erano spinti seriamente, cercando di mostrare la realtà di un quartiere popolare, abitato soprattutto da latini, afro-latini e afroamericani. Regalando, in tal modo, allo spettatore un murales brulicante di vita e di sueñitos, i piccoli grandi sogni che alimentano la voglia di rivalsa di ognuno di noi.

Guarda il trailer di Sognando a New York – In the Heights

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Sognando a New York - In the Heights è la prova che è possibile portare il teatro sul grande schermo, dando alle storie narrate un respiro più ampio e spettacolare, potenziando le capacità dell’immaginazione grazie all’opulenza dei numeri, allo sfarzo delle coreografie e delle scene, alla CGI che permette di ricreare - e dipingere - mondi a partire dalla tela più bella: la realtà stessa.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Sognando a New York – In the Heights, recensione del film basato sull'omonimo musicalSognando a New York - In the Heights è la prova che è possibile portare il teatro sul grande schermo, dando alle storie narrate un respiro più ampio e spettacolare, potenziando le capacità dell’immaginazione grazie all’opulenza dei numeri, allo sfarzo delle coreografie e delle scene, alla CGI che permette di ricreare - e dipingere - mondi a partire dalla tela più bella: la realtà stessa.