giovedì, Luglio 7, 2022
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Smetto Quando Voglio Ad Honorem recensione del terzo e ultimo capitolo

Smetto Quando Voglio Ad Honorem è il terzo capitolo della saga creata dalla mente iperattiva di Sydney Sibilia, l’ultimo atto conclusivo delle avventure della più famosa “banda dei ricercatori (ricercati)”, pronta a tornare nelle sale dal 30 novembre.

Riprendendo il discorso precisamente dal punto dove si era interrotto con il precedente Smetto Quando Voglio Masterclass, Pietro Zinni (Edoardo Leo) e gli altri membri della banda devono sventare il terribile piano messo in atto dal Prof. Mercurio (Luigi Lo Cascio), in cerca di vendetta contro le istituzioni che gli hanno distrutto la vita in tempi non sospetti.

L’unico problemi di Zinni e soci è che sono rinchiusi in carcere: il loro nuovo piano consiste nell’evadere senza dare troppo nell’occhio, con la complicità del loro ex acerrimo nemico Murena (Neri Marcorè). Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare, ma se stiamo parlando dei ricercatori più famosi e sfortunati d’Italia… niente andrà per il verso giusto.

Smetto Quando Voglio Ad Honorem si configura non solo come il degno atto finale, ma soprattutto come l’unico epilogo necessario e plausibile delle avventure iniziate nel (non troppo) lontano 2014

Pirotecnico, malinconico, incalzante: tre aggettivi non bastano per descrivere il nuovo Smetto Quando Voglio Ad Honorem, che si configura non solo come il degno atto finale, ma soprattutto come l’unico epilogo necessario e plausibile delle avventure iniziate nel (non troppo) lontano 2014.

Tre film, tre lungometraggi collegati tra loro grazie a una variante della tradizionale integrità aristotelica che permette, sempre, di ricollegare i fili dell’azione e della narrazione, capace di spaziare attraverso i generi.

Da una variante “all’Amatriciana” di Breaking Bad, tra narcotraffico casalingo e arte di arrangiarsi, passando poi per una commedia a tinte più action e con toni più “da fumetto” fino alla definitiva – e degna – conclusione, un po’ Ocean’s Eleven un po’ tentativo autonomo, indipendente e creativo di creare un’originale soluzione audiovisiva totalmente italiana.

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Smetto Quando Voglio Ad Honorem recensione del terzo e ultimo capitolo

Smetto Quando Voglio Ad Honorem (qui il trailer ufficiale) è il film più completo della saga, il più maturo: i toni da commedia vengono parcellizzati e inseriti con parsimonia nel tessuto del film, bilanciati con momenti di malinconia, necessarie spiegazioni utili per la comprensione dei “buchi neri” irrisolti della sceneggiatura e, infine, svolte narrative fondamentali per giungere ad un punto fermo.

Il cast è lo stesso del capitolo due – con il quale ha un legame più profondo a livello tematico – riconfermando in tal modo il vecchio adagio “squadra che vince non si cambia”: Edoardo Leo, Stefano Fresi, Libero De Rienzo, Giampaolo Morelli, Pietro Sermonti, Paolo Calabresi, Greta Scarano, Valeria Solarino, Valerio Aprea, Lorenzo Lavia, Neri Marcorè, Luigi Lo Cascio e tutti gli altri volti che compongono il microcosmo del cast sono ormai imprescindibili e insostituibili, corpi da fumetto lanciati nell’universo pirotecnico partorito dalla mente di Sydney Sibilia, che affresca una Roma figlia della crisi ma dipinta con colori accesi, bidimensionali, con poche sfumature e molta luce a delineare volti, espressioni, situazioni e personaggi.

Pur trovandosi in precario equilibrio tra realtà e iper-realtà, mondo reale e universo cinematografico, Smetto Quando Voglio Ad Honorem supera a pieni voti l’esame più importante

Pur trovandosi in precario equilibrio tra realtà e iper-realtà, mondo reale e universo cinematografico, Smetto Quando Voglio Ad Honorem (qui il resoconto della conferenza stampa) supera a pieni voti l’esame più importante, consapevole del successo raccolto nel corso di questi anni che gli ha permesso di maturare lentamente, invecchiano bene come un buon vino. Alla resa dei conti finale, l’azione si trasforma in un meccanismo a orologeria praticamente perfetto e senza nessuna imperfezione; i dialoghi sono serrati, ironici, a tratti comici ma senza mai superare quel punto di rottura invisibile.

Ci sono le risate, è vero, ma il sentimento che avvolge l’ultimo atto è una velata malinconia: dolcissima quanto struggente per chi guarda, ma annidata anche tra le parole, tra le pieghe del pensiero e delle azioni. Un’ultima, picaresca, avventura per gli eroi di tutti i giorni che hanno trasformato una piaga sociale – la precaria condizione dei ricercatori italiani – nel motore immobile e nel cuore caldo della saga italiana più riuscita degli ultimi anni.

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Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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