venerdì, Marzo 1, 2024
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Silent Night – Il silenzio della vendetta, recensione del film di John Woo

La recensione di Silent Night - Il silenzio della vendetta, action con Joel Kinnaman diretto dal leggendario maestro John Woo. Dal 30 novembre al cinema.

Non è un Natale che si rispetti se sotto l’albero non c’è un film ad hoc per celebrarlo. Una poltrona per due, parliamo proprio di te! La compagnia però non manca di certo, con tutte le pellicole confezionate a dovere, spesso tra il becero e l’insignificante, e poi lanciate senza pietà nel cestone senza fondo delle piattaforme streaming. Proprio come farebbe un corriere sotto la frenesia delle feste che va di fretta e lancia un pacco tutto ammaccato nel cortile davanti casa – per chi un cortile è fortunato ad averlo.

Ad esempio, Prime Video ha già rilasciato l’italiano e discreto Elf Me. Ma non è un Natale che si rispetti se non spunta anche chi quel Natale lo innaffia di sangue. Nel 2022 c’era lo strambo e irascibile Santa Claus di Una notte violenta e silenziosa, quest’anno assolvere al compito tocca invece non solo ad un’altra notte, ma ad un’altra notte silenziosa con Silent Night – Il silenzio della vendetta. In regia c’è nientepopodimeno che John Woo, il leggendario regista di Hong Kong che torna su un progetto statunitense a vent’anni di distanza – l’ultimo era stato Paycheck, nel 2003.

Come da buona tradizione di Woo, il film scritto da Robert Archer Lynn non si perde troppo in fronzoli. C’è tutto quello che ci si aspettare: un’essenziale storia di dolore che trova la sua catarsi nella vendetta, ralenti e slow motion – ma non quanti si potrebbe credere –, stalli e una gran quantità di sparatorie. Al centro di tutto c’è Brian (Joel Kinnaman, The Suicide Squad). Al centro ci sono il suo corpo, la sua fatica, il suo sudore, la sua corsa. Su questi si apre Silent Night, rendendoci immediatamente chiaro che la dimensione attraverso la quale il film dialoga è quella della fisicità performativa.

Di cosa parla Silent Night?

Non c’è quasi parola, per tener fede al titolo. Brian infatti non può più parlare da quando gli hanno sparato al collo. Accade la vigilia di Natale, sotto i colpi di due gang che si stanno scontrando nel quartiere scaricandosi i caricatori addosso. Durante la sparatoria rimane vittima anche il figlio di Brian. Passano settimane e mesi, ma l’uomo cade in una depressione tormentata dalle memorie e alimentata dall’alcol. La moglie Saya (Catalina Sandino Moreno) fa l’unica cosa che oramai può fare, andarsene, mentre lui inizia a covare l’idea di farsi giustizia da solo allo scoccare della prossima vigilia natalizia. In questo abbozzo fittizio di Los Angeles – siamo a Las Palomas – la polizia è infatti impantanata e il detective che si era incaricato del caso (un inspiegabilmente marginale Scott Mescudi) non fa progressi. Allora Brian si rimette in carreggiata con l’unico scopo di sgominare la gang dell’assassino di suo figlio, Playa (Harold Torres).

Photo Credit: Carlos Latapi

E su una trama che più essenziale non si può si delineano i caratteri di un revenge movie del tutto canonico per pulsioni, preparazione ed esecuzione. La considerazione più interessante da fare è come Silent Night paia però configurarsi come una sorta di cinema replicante l’esperienza recente della saga di John Wick. Nonostante il franchise con protagonista Keanu Reeves sia con tutta evidenza debitore dell’esperienza del cinema d’azione hongkongese, è la nuova opera di John Woo che in questa occasione sembra rifarsi a quella che di fatto è una nuova pietra angolare dell’action contemporaneo.

Il corpo che si prepara, impara e assimila

In particolare c’è un tentativo di conciliazione tra l’enfasi della poetica carica e dilatata di Woo e il rigore formale dei film con protagonista il Baba Yaga. La scelta di ridurre al silenzio il protagonista – come era silenzioso John – è da sé una chiara evidenza. Anche se poi le visioni, i flashback, i bagni di una luce del passato si pongono a ricerca di un forse grossolano contrappunto emotivo, intervalli interiori in un’opera in realtà spostata poi tutta sull’esteriore. Al centro, da ribadirlo ancora, c’è il corpo che si prepara, impara e assimila. Un corpo che pratica una danza dove il calibro emotivo sta negli iniziali tentennamenti di Brian, che alla prima occasione utile sbaglia e commette errori.

Ma poi Silent Night si avvicina a quella messa in performance sugellata dal John Wick 4, più videoarte che action movie, richiamandone l’incedere dei corpi contro i corpi e dei corpi dentro uno spazio quasi teatrale o museale. Il lavoro di Woo, preso nel complesso, fa altro e sicuramente non raggiunge quell’elaborazione stilistica sintetizzata nel corso degli anni dalla saga creata da Derek Kolstad. Allo stesso tempo non tradisce le aspettative sulla missione da svolgere, magari non esaltando, ma mettendoci il giusto carisma.

Guarda il trailer ufficiale di Silent Night

GIUDIZIO COMPLESSIVO

E su una trama che più essenziale non si può si delineano i caratteri di un revenge movie del tutto canonico per pulsioni, preparazione ed esecuzione. La considerazione più interessante da fare è come Silent Night paia però configurarsi come una sorta di cinema replicante l’esperienza recente della saga di John Wick. Nonostante il franchise con protagonista Keanu Reeves sia con tutta evidenza debitore dell’esperienza del cinema d’azione hongkongese, è la nuova opera di John Woo che in questa occasione sembra rifarsi a quella che di fatto è una nuova pietra angolare dell’action contemporaneo.

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E su una trama che più essenziale non si può si delineano i caratteri di un revenge movie del tutto canonico per pulsioni, preparazione ed esecuzione. La considerazione più interessante da fare è come Silent Night paia però configurarsi come una sorta di cinema replicante l’esperienza recente della saga di John Wick. Nonostante il franchise con protagonista Keanu Reeves sia con tutta evidenza debitore dell’esperienza del cinema d’azione hongkongese, è la nuova opera di John Woo che in questa occasione sembra rifarsi a quella che di fatto è una nuova pietra angolare dell’action contemporaneo.Silent Night - Il silenzio della vendetta, recensione del film di John Woo