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Si vive una volta sola, recensione del nuovo film di Carlo Verdone

La recensione di Si vive una volta sola, la nuova commedia diretta e interpretata da Carlo Verdone. Dal 13 maggio su Amazon Prime Video.

Si vive una volta sola è il nuovo film scritto e diretto da Carlo Verdone, che torna al cinema dopo Benedetta follia, uscito nelle sale nel 2018. Questa volta il mattatore romano torna sulle scene accompagnato da Anna Foglietta (Il talento del calabrone), Max Tortora (Il regno) e Rocco Papaleo (Tutti per 1 – 1 per Tutti) per una commedia agrodolce, che purtroppo ha risentito del pesante contraccolpo causato dall’epidemia di Covid 19. Infatti il film, saltando l’uscita in sala (a parte alcuni cinema selezionati) è approdato direttamente sulla piattaforma Amazon Prime Video a partire dallo scorso 13 maggio.

Il Professor Umberto Gastaldi (Verdone) e la sua formidabile équipe medica, composta dall’anestesista Amedeo Lasalandra (Papaleo), dalla strumentista Lucia Santilli (Foglietta) e dal suo assistente Corrado Pezzella (Tortora) costituiscono un team di eccellenti professionisti della medicina ma anche (e soprattutto) un gruppo di insospettabili e implacabili maestri della beffa, sorprendenti nel gioco di squadra e insuperabili nel partorire scherzi spietati, specialmente se la vittima di turno è il loro amico Amedeo. Ma la vita è piena di sorprese e durante uno sconclusionato viaggio on the road verso la Puglia – fra incontri surreali, stupefacenti rivelazioni ed esilaranti avventure – i quattro amici inciamperanno in un’esperienza inaspettata che non dimenticheranno mai, un colpo di scena che potrebbe cambiare per sempre le loro vite da eterni adolescenti… fuori tempo massimo.

Si vive una volta sola si sforza di essere un vitalistico inno alla vita tra il dionisiaco e il beffardo, ma finisce purtroppo per somigliare ad una barzelletta tirata troppo per le lunghe, ad una boutade effimera e stanca che mette troppa carne al fuoco… finendo per bruciarla. Il titolo – nomen omen – riflette il senso e il significato del film: un gruppo di amici ai prepara ad affrontare, del tutto impreparato, un evento inatteso che sconvolgerà i loro piani. Ma anche le loro esistenze si stanno progressivamente sfaldando sotto il peso della realtà, la quale si intrufola nell’impeccabile perfezione che tutti e quattro dimostrano sul lavoro, nascosta dietro il bianco limpido dei loro camici. Una perfezione che passa per il piano medico ma non per quello comportamentale, visto che vengono immortalati (per buona parte del film) in goliardici e sadici scherzi consumati tra loro.

Un po’ come gli Amici miei di Monicelli, anche quelli di Verdone cercano di esorcizzare le lunghe ombre del tempo (e della vita) che si stendono lungo la parete della loro quotidianità, e lo fanno attraverso scherzi – appunto – risate e sberleffi, proprio come accadeva a Tognazzi e soci. Fin qui, Si vive una volta sola farebbe sperare per il meglio: una commedia all’italiana dalla battuta incalzante e dalla morale lucida, una lente deformante (e comica) attraverso la quale interpretare il reale. Ma l’operazione compiuta da Verdone mostra, fin dai primi minuti, tutte le sue fragilità: il grande mattatore comico dai mille volti si concede un ruolo crepuscolare, ingrigito, opaco che rimane incastrato nell’ingranaggio più grande di una commedia che si sforza di far ridere a tutti i costi, ricorrendo a battute e immagini fuori tempo e fuori luogo.

La sensazione che si ha, guardando Si vive una volta sola, è quella di ritrovarsi, in alcuni momenti, di fronte ad una scollacciata commedia italiana degli anni ’90, tra aitanti ragazze semi-nude, battute salaci, ammiccanti riferimenti al sesso, intrighi ed equivoci (da camera da letto). Una barzelletta fragile, che viene “stirata” – in modo inverosimile – per 105 minuti, incassando i colpi bassi della stanchezza senza difendersi, come un anziano pugile aggrappato alle corde del ring. L’affiatamento all’interno dell’ottimo cast c’è e si vede, facendo provare allo spettatore un’illusione di verità, come se quelli sullo schermo fossero davvero amici (per la pelle) e non personaggi nati su carta, innocui parti di una fantasia che rincorre la risata perduta.

Ma le motivazioni psicologiche che li animano sono fragili come la sceneggiatura della commedia, e perfino i motivi nobili che li spingono a compiere i loro grotteschi scherzi (la voglia di evasione dalla “pesantezza” della routine ospedaliera) finisco per sembrare troppo superficiali, funzionali alla riuscita della “grande” barzelletta che si vede, impotenti, scorrere sul piccolo schermo. Se Verdone era riuscito (quasi) sempre, attraverso i suoi film, a raccontare le idiosincrasie degli italiani caricandole di grottesche caratterizzazioni comiche, qui il “tocco magico” sembra appannato e confuso, velato di malinconia, ingabbiato in una forma indecisa che forse non gli appartiene: e così Si vive una volta sola diventa un esperimento imperfetto, un’occasione sprecata per vedere brillare quattro talenti della commedia all’italiana moderna in un contesto veramente agrodolce, come l’esistenza stessa.

Guarda il trailer ufficiale di Si vive una volta sola

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Si Vive Una Volta Sola si sforza di essere un vitalistico inno alla vita tra il dionisiaco e il beffardo, ma finisce purtroppo per somigliare ad una barzelletta tirata troppo per le lunghe, ad una boutade effimera e stanca che mette troppa carne al fuoco... finendo per bruciarla.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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