lunedì, Aprile 22, 2024
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Shazam! Furia degli Dei, recensione del sequel DC con Zachary Levi

La recensione di Shazam! Furia degli Dei, il sequel del cinecomic DC con protagonista Zachary Levi. Nelle sale italiane dal 16 marzo.

Una parola magica, il lampo accecante di una saetta, lo sfarfallio di un mantello ed ecco che c’è subito un nuovo supereroe in città: Shazam è pronto a tornare sui grandi schermi insieme alla sua pittoresca famiglia allargata, tra fratelli – e genitori – adottivi, maghi e cittadini da difendere ad ogni costo dal male che si insinua nella quotidianità.

La nostra società moderna ha un bisogno sempre maggiore di supereroi, di figure nelle quali proiettare le qualità migliori della stessa essenza umana; icone di transizione tra il passato e il futuro, pronte a trasmigrare dalla mitologia classica ai fumetti pop(ular), questi personaggi nati dalla creatività congiunta di autori e disegnatori sono ormai la base di un epos rifondato, soggetti di nuove storie pronte a cambiare forma nel momento stesso in cui fanno breccia all’interno di nuovi immaginari, colonizzandoli nel preciso istante in cui dalla carta patinata passano allo schermo d’argento.

Shazam, figlio dell’universo DC – lo stesso dei vari Superman, Batman, Wonder Woman e Acquaman, tutti confluiti nella ben nota Justice League – torna in un secondo capitolo, intitolato Shazam! Furia degli Dei, più ambizioso del precedente, che raccontava la genesi del campione magico del reame terrestre, meglio noto – tra gli amici – come Billy Batson. Ad interpretare il supereroe con l’anima di un diciottenne c’è di nuovo Zachary Levi, mentre è Asher Angel a calarsi nei panni del suo alter ego umano; ad affiancarlo, tra gli altri, anche Jack Dylan Grazer e il suo “doppio” munito di poteri a cui dà vita Adam Brody. Accanto a loro, le new entry “di lusso” Rachel Zegler (vista in West Side Story di Spielberg), Lucy Liu e il premio Oscar Helen Mirren.

Il film, diretto da David F. Sandberg, arriverà nelle sale italiane dal 16 marzo, e vede di nuovo protagonista l’adolescente Billy Batson, alle prese con le responsabilità derivate dai suoi poteri e con le difficoltà legate alla crescita: nonostante abbiano ottenuto completamente i poteri degli dei, lui e i suoi fratelli adottivi devono ancora imparare come destreggiarsi tra la vita da normali adolescenti che vogliono condurre e i loro alter ego da supereroi.

Ma le loro esistenze verranno turbate, all’improvviso, dall’arrivo delle tre Figlie di Atlante – Hespera, Kalypso e Anthea – un trio di antiche divinità giunte sulla Terra in cerca di vendetta. Le tre sono alla ricerca di quella magia che diverso tempo fa è stata loro rubata, la stessa che permette ai ragazzi di trasformarsi in supereroi. Sarà compito di Billy/Shazam e dei suoi fratelli combatterle per salvare non solo loro stessi, ma anche tutto il mondo. Riuscirà un gruppo di adolescenti a fermare la furia delle tre dee, salvando così il pianeta?

Un ponte funzionale al futuro del DCU

Shazam! Furia degli Dei riesce a replicare la formula del primo capitolo rinnovandola, anzi, assumendo ancor di più il ruolo prestigioso di anello di congiunzione tra il passato e il presente della pop culture: come se avesse un cuore strabico, il film riesce a guardare contemporaneamente a modelli d’intrattenimento tipici del cinema d’avventura anni ’80, senza dimenticare – con l’altro occhio – di fissare con attenzione il presente che ci circonda, tra citazioni, riferimenti, battute salaci e morali consolatorie per famiglie (allargate, biologiche e non).

Il riferimento a forme e moduli di un cinema vintage, che affonda le proprie radici nell’entertainment dei favolosi ‘80s, è palese e ostentato: dalla colonna sonora (una chicca su tutte: appena poche strofe dei Talking Heads di This Must Be the Place) fino alla scelta di costumi e delle ambientazioni che risultano visibilmente pacchiani, eccessivamente finti, in grado di ricreare il mood perfetto di un epos “di plastica”, tanto in voga nell’audiovisivo commerciale anche degli anni ’90, tra i vari Xena ed Hercules nati sotto l’egida creativa del produttore Sam Raimi.

Un altro elemento che accomuna Shazam! Furia degli Dei a un universo abbastanza lontano (ma non troppo), nello spazio e nel tempo, è la scelta di porre al centro della narrazione un gruppo di adolescenti: sono supereroi, dei a tutti gli effetti, ma a dispetto di come appaiono agli occhi degli abitanti di Filadelfia… sono pur sempre dei ragazzini alle prese con le anacronistiche difficoltà e le idiosincrasie della crescita. Un espediente narrativo fondamentale nel cinema – e nella tv – mainstream degli ‘80s (I Goonies, Stand by Me, il dittico tv di IT) ma anche nel suo revival più contemporaneo, tra il fenomeno cult targato Stranger Things e il ritorno delle opere di Stephen King attraverso remake e reboot.

Il ritorno di Shazam ha il dono di intrattenere trasversalmente un pubblico variegato e disomogeneo, con riferimenti continui – e frenetici – ad un immaginario pop contemporaneo, un senso dell’umorismo tagliente e diviso, in modo equo, tra battute al vetriolo e gag slapstick che dimostrano quanto la DC sia riuscita a trovare, almeno sul grande schermo e in questo franchise, una cifra stilistica ben riconoscibile, un equilibrio efficace tra divertimento e “sostanza”, veicolando messaggi importanti attraverso il fantasmagorico impianto visivo.

Draghi, dimore di divinità immortali, labirinti, luoghi arcani e misteriosi sospendono l’incredulità dello spettatore trasportandolo fin nel cuore di un mondo impossibile ma, di colpo, plausibile, nel quale nuove divinità – meglio note come supereroi – dotate di poteri magici possono muoversi indisturbate sulla terra. Eppure, nonostante l’impianto visivo opulento e il ritmo incalzante che lo sostiene – complice una sceneggiatura tradizionale, forse prevedibile, ma funzionale all’andamento della storia – il sequel di Shazam! segna anche una piccola involuzione rispetto al precedente capitolo.

Se il primo film serviva per introdurre la figura di Shazam al grande pubblico, con tutte le implicazioni legate alla presa di coscienza dei suoi nuovi poteri e del suo ruolo, in una sorta di viaggio dell’eroe da manuale, in questo secondo capitolo temi e argomenti sembrano espressi in modo più didascalico e ripetitivo, pronti a trapelare da ogni plausibile crepa narrativa: la famiglia, l’importanza del gioco di squadra ma anche della capacità di lasciar andare, permettendo ad ognuno di “spiccare il volo”.

Su un film di due ore e dieci, il rischio è di ripetere a tratti un format efficace creando una sorta di strano loop patinato che inizia a scricchiolare soprattutto nel terzo atto, quello conclusivo, che da una parte completa il percorso da eroe intrapreso da Billy/Shazam per poi lanciare un ponte funzionale al futuro del DCU, in una sorta di collegamento ideale (ancora una volta) tra presente e futuro dell’ammiccante franchise.

Guarda il trailer ufficiale di Shazam! Furia degli Dei

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Shazam! Furia degli Dei riesce a replicare la formula del primo capitolo rinnovandola, anzi, assumendo ancor di più il ruolo prestigioso di anello di congiunzione tra il passato e il presente della pop culture: come se avesse un cuore strabico, il film riesce a guardare contemporaneamente a modelli d’intrattenimento tipici del cinema d’avventura anni ’80, senza dimenticare – con l’altro occhio – di fissare con attenzione il presente che ci circonda, tra citazioni, riferimenti, battute salaci e morali consolatorie per famiglie (allargate, biologiche e non).
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Shazam! Furia degli Dei riesce a replicare la formula del primo capitolo rinnovandola, anzi, assumendo ancor di più il ruolo prestigioso di anello di congiunzione tra il passato e il presente della pop culture: come se avesse un cuore strabico, il film riesce a guardare contemporaneamente a modelli d’intrattenimento tipici del cinema d’avventura anni ’80, senza dimenticare – con l’altro occhio – di fissare con attenzione il presente che ci circonda, tra citazioni, riferimenti, battute salaci e morali consolatorie per famiglie (allargate, biologiche e non).Shazam! Furia degli Dei, recensione del sequel DC con Zachary Levi