venerdì, Luglio 19, 2024
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Shark 2 – L’abisso, recensione del film con Jason Statham

La recensione di Shark 2 - L'abisso, il sequel del film del 2018 interpretato ancora una volta da Jason Statham. Dal 3 agosto al cinema.

Esiste un vasto club per “patatoni”, inguaribili ingenui ma con un discreto fardello di ricordi (leggasi “videoteche rimpiazzate da supermercati o agenzie immobiliari”) già sulle spalle, di cui lo scrivente è membro attivo. Basta poco per renderli, anzi renderci felici: degli esseri terrificanti, annidatisi laddove non il Sole non può arrivare, occhieggiano su un manifesto (o fascette di vecchi vhs) e… subito andremo in brodo di giuggiole!

Accade ancora, a dirla tutta, rivedendo le creature di Deep Star Six (sorta di scorpione marino preistorico), di Leviathan (disgustoso mélange fra un pesce vipera, il Gill-Man di Thetis Lake e “L’angelo del focolare” di Max Ernst), della mini-serie tv The Beast (Sua Maestà “Architeuthis dux” alias il Calamaro Gigante) ispirata a Peter Benchley, perfino un rapido frammento de Il mostro dei mari (‘55) nel Godzilla di Emmerich nel quale sei giganteschi tentacoli stritolano il Golden Gate… speravamo, insomma, che la debole ma simpatica magia da drive-in, nel torrido agosto 2023, si ripetesse con l’apparizione “a tutto schermo” del Megalodonte (nome scientifico: “Carcharocles megalodon”), “divo” indiscusso di Shark 2 – L’abisso (“Meg 2: The Trench”, in originale).

La scialba prima avventura (“The Meg”) del 2018, dal best-seller omonimo di Steve Alten (edito in Italia da Mondadori), doveva essere una lezione sufficiente, nondimeno il cambio di regia ci ha incuriosito. Discontinuo mestierante capace di passare dal fiabesco Phenomenon al più ambizioso Instinct, Jon Turteltaub cede il passo a Ben Wheatley: classe ’72, autore di un horror-thriller (Kill List) divenuto un piccolo oggetto di culto, come pure i successivi A field in England (“quadretto” in bianco e nero, visionario e crudele, di ambientazione seicentesca) High-Rise (da “Il condominio” di Ballard) e In the Earth (tra le più potenti, finora, rievocazioni allegoriche di ciò che sperimentammo durante la crisi sanitaria) il cineasta britannico poteva dare un colore nuovo, personale al secondo “giro di valzer” negli abissi. La collaudata coppia di sceneggiatori Jon ed Erich Hoeber (RED) viene stavolta affiancata da Dean Georgaris (Paycheck) e, dulcis in fundo, come resistere a un provino dove uno squalo di 25m e oltre 30 tonnellate di peso balza fuori all’improvviso, sbranando un Tirannosauro a pochi passi dalla battigia? «Me cojoni!» direbbero a Roma.

Cinque anni sono trascorsi dagli eventi del film di Turteltaub e il coriaceo Jonas Taylor (Jason Statham), un po’ Carter di Blu profondo un po’ Tripla X, vende sempre cara la pelle pur di difendere i fondali del Pacifico dalle malefatte umane. Fra una “missione impossibile” e l’altra, il nostro collabora con un istituto di biologia marina le cui ricerche gravitano soprattutto sull’Abisso Challenger, il punto più profondo della Fossa delle Marianne, giacente sotto un denso strato di idrogeno solforato che per secoli è riuscito a isolare un intero ecosistema, flora e fauna, caratteristico del Miocene medio, preservandolo da ogni intruso. Laggiù vive e domina il Megalodonte. O, meglio, i Megalodonti. Da piccola Meijing (Sophia Cai) si trovò faccia a faccia (ricordate la scena dell’oblò panoramico?) con uno di quei bestioni, infernale “mascherone” ittico, e adesso che è un’adolescente comprende più in fretta degli adulti che certe forze non si possono controllare, né evocare senza pericolo.

Fra reale ed assurdo, film e cartone animato

Trarre moniti dal passato non è, comunque, prioritario per le grandi imprese amanti del rischio e del dio dollaro: i successori di John Hammond, tra provette e microscopi, diedero forma a nuove attrazioni scordando la tragedia del Jurassic Park e ugualmente Jiuming Zhāng (Wú Jīng), zio di Meijing, direttore dell’istituto nonché caro amico di Jonas, si illude, maldestro più che avido, di addestrare una femmina del preistorico squalo, ribattezzandola Haiki. Il termoclino, così si chiama il provvidenziale strato di idrogeno, oceanico Vaso di Pandora, già “scoperchiato” una volta si aprirà ancora permettendo all’avveniristico batiscafo dei nostri eroi di fare una triste scoperta: una stazione di estrazione mineraria eretta nel cuore dell’arcaico habitat. Quale mano si nasconde dietro la losca impresa? Ai “piani superiori” (ossia i generosi finanziatori delle ricerche di Jiuming) non la raccontano giusta. Natura non confundenda est. Il motto latino si rivelerà fondato una volta di più…

Povero capo Brody (Roy Scheider). Oggi nei multisala non basta “una barca più grossa” né occorrono più ormai “eroi per caso” che vincano i loro demoni, proteggendo la famiglia (e la comunità) da mostri aldilà di ogni umana immaginazione. È l’ora degli «ussari del testosterone che mangiano chiodi a colazione e sputano filo spinato» (cit. Tomasz Zacharczuk) come Jonas Taylor… e va bene così! Per chi gradisce, lo “stuzzichino di mare” è ancora saggiabile in qualche cinema all’aperto: poco meno di due ore simili a una corsa sull’ottovolante durante le quali, tranne vedere i Pinguini Tattici Nucleari esibirsi su una chiatta insieme ai coreani MYNAME e venire divorati dal Meg in un sol boccone, succede praticamente di tutto. Le scenografie di Chris Lowe (La bussola d’oro), gli esperti trucchi di Pete Bebb (The Chronicles of Riddick) e le immagini di Haris Zambarloukos, fedele alleato dell’ultimo Branagh, abbattono poi di continuo, “festosamente” la muraglia fra Reale ed Assurdo, Film e Cartone Animato, fosse antidiluviane e lidi da brochure turistica.

Vi è forse, come scrive il critico Efim Gugnin, un solo episodio in cui Wheatley “fa” Wheatley e per una memorabile manciata di minuti tanto le tenebre, di certo più care al regista, quanto i tòpoi classici del genere irrompono nella storia: la camminata in scafandro di Meijing, Jonas e Jiuming dal batiscafo alla stazione subacquea. Anemoni bioluminescenti, murene, polpi giganti e altri “spettri” che tendono agguati ai protagonisti faranno scorrere piccoli brividi sotto pelle e, negli spettatori più sensibili, potrebbero seminare una domanda affatto banale: se “fossili viventi” (ve ne sono, in realtà, diversi: il Nautilus, il Celacanto oppure lo squalo detto Megachasma pelagios) come questi possono rimanere sconosciuti così a lungo quali altri misteri sono racchiusi nelle profondità dell’oceano? Cosa c’era un tempo? E cosa si cela ancora laggiù?

Guarda il trailer ufficiale di Shark 2 – L’abisso

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Una corsa su un ottovolante marino dove accade praticamente di tutto; apporti visivi (Chris Lowe, Pete Bebb, Haris Zambarloukos) di prim’ordine che abbattono di continuo, “festosamente” la muraglia fra Reale ed Assurdo, Film e Cartone Animato, fosse antidiluviane e lidi da brochure turistica; un breve magico episodio sui fondali dell’Abisso Challenger: questo vi attende in Shark 2 di Ben Wheatley insieme all’ovvia conferma che i tempi di Jaws sono sempre più remoti.
Giordano Giannini
Giordano Giannini
I VHS sono stati fedeli compagni di gioco; mostrandoci “Il ragazzo selvaggio” di Truffaut in quarta elementare, la maestra mi ha indicato, senza volerlo, la strada da seguire | Film del cuore: La strada per il paradiso | Il più grande regista: Andrej Tarkovskij | Attrice preferita: il “braccio di ferro” è tra Jennifer Connelly e Rachel Weisz | La citazione più bella: "Tra quegli alberi c’è qualcosa." (Predator)

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