domenica, Ottobre 2, 2022
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Senza Lasciare Traccia recensione del dramma famigliare con Ben Foster

Presentato lo scorso gennaio al Sundance Film Festival, Senza Lasciare Traccia è una storia di affetti e traumi che, proponendo un’estetica e un ritmo tipici delle produzioni indipendenti americane, riesce a colpire per la semplicità del racconto e della messa in scena, che nondimeno riescono a commuovere.

Will (Ben Foster) è un veterano della guerra in Iraq che vive illegalmente in un parco nazionale insieme alla figlia Tom (Thomasin McKenzie). Nonostante occasionalmente si rechino in città per acquistare alcuni beni di sostentamento, i due trascorrono le loro giornate in totale isolamento in accampamento nel bosco, nascondendosi da eventuali turisti o guardie forestali.

Le cose cambiano quando Tom viene vista per caso da un passante, che denuncia l’accaduto ai responsabili dell’area. Da quel momento, la vita della ragazza e di suo padre cambia repentinamente: costretto dai servizi sociali che minacciano di negargli l’affidamento, Will deve infatti trasferirsi in una casa vera e propria, così da poter iniziare a lavorare e da poter permettere a Tom di iniziare a frequentare una scuola pubblica.

Il centro focale delle vicende di Senza Lasciare Traccia è sicuramente il rapporto padre-figlia. Il confronto tra due generazioni differenti, che coincidono anche con due modi di pensare simili ma non coincidenti, è sicuramente il punto di forza di questa pellicola, la cui umanità delle figure permette un’immedesimazione costante e coinvolgente.

Senza giustificare i comportamenti opinabili del padre, lo sguardo della regista Debra Granik è interessato a mettere in luce diversi modelli di pensiero, che si incontrano e si scontrano, in risposta ad un trauma duplice, di natura anzitutto affettiva ma anche intrinsecamente nazionale. In una costante altalena emotiva, i protagonisti sono perciò figure a tutto tondo, incapaci di essere comprese completamente.

La complessità di Will e Tom è sicuramente amplificata anche dalle ottime performances dei due interpreti principali. Ben Foster, noto al grande pubblico per aver prestato il volto a Lance Armstrong in The Program, gioca su un’emotività spesso sublimata, ma ugualmente percepibile dai gesti, dagli sguardi e dai silenzi. Parallelamente, la quasi esordienti Thomasin McKenzie carica la sua figura di una costante remissività, che sfuma tuttavia nel finale.

Accanto ad un racconto funzionale ed emotivamente coinvolgente, la messa in scena appare inoltre stilisticamente coesa, affine alle logiche delle produzioni low budget a stelle e strisce. Non puntando su elementi spettacolari ma su una spettacolarizzazione del normale, Senza Lasciare Traccia alterna esterni boschivi dal sapore favolistico con interni volutamente patetici, mostrati attraverso inquadrature e movimento di macchina non esteticizzati.

Produzione indipendente che sorprendentemente ha trovato una distribuzione nelle sale italiane, Senza Lasciare Traccia (qui il trailer italiano ufficiale) è quindi un film intimista e intenso, diretto con semplicità ma non meno carico di significati.

Guarda il trailer ufficiale di Senza Lasciare Traccia

Gabriele Landrini
Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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