martedì, Agosto 9, 2022
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Sea Sorrow recensione del documentario diretto da Vanessa Redgrave

Sea Sorrow è l’emblematico titolo del documentario diretto da Vanessa Redgrave la quale, a ottant’anni, ha deciso di debuttare dietro la macchina da presa sacrificando l’intrattenimento audiovisivo in virtù di un impegno più alto, quello sociale.

Con un documentario di 74 minuti prodotto da suo figlio Carlo Nero e presentato alla 12^ edizione della Festa del Cinema di Roma, la Redgrave cerca di sensibilizzare le coscienze degli spettatori davanti al macabro spettacolo delle morti in mare di un’indecifrabile numero di immigrati, rifugiati che cercano asilo politico in Europa per poter continuare a vivere, scappando dagli orrori di guerre assurde e fratricide come da persecuzioni d’ogni tipo e natura.

Attraverso interviste agli stessi profughi come a personalità coinvolte nella questione a livello sociale o politico, l’attrice britannica conduce per mano lo spettatore in questo periglioso viaggio, sfruttando anche le parole dell’immortale Bardo William Shakespeare per dimostrare come, nonostante il tempo, la letteratura abbia cercato di incarnare le contraddizioni dei nostri tempi, ormai fuori controllo.

La Redgrave sceglie di presentarsi come regista in una veste inedita, prediligendo uno stile asciutto e serrato per il suo documentario, evitando accuratamente qualunque trovata registica che possa elevarlo al rango di “prodotto audiovisivo”

La Redgrave sceglie di presentarsi come regista in una veste inedita, abbandonando i tipici rituali che caratterizzano il galateo dello star system e prediligendo, piuttosto, uno stile asciutto e serrato per il suo documentario, evitando accuratamente qualunque trovata registica che possa elevarlo al rango di “prodotto audiovisivo”.

Il film trova il proprio punto di forza lontano dai trucchi della regia, del montaggio, della colonna sonora; nel coraggio e nella capacità di denunciare c’è la grandezza di questa attrice, primadonna soprattutto del teatro britannico, da sempre famosa per le proprie scelte ardite e controcorrente. Caparbia e determinata, la Redgrave si muove tra persone che hanno perso tutto, territori di guerra, politici più o meno pronti a sposare la sua causa umanitaria.

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Sea Sorrow recensione del documentario diretto da Vanessa Redgrave

Costruito come una raccolta di interviste unite tra loro da un fil rouge comune incarnato dalla necessità di denuncia di un disagio politico, istituzionale e umano, Sea Sorrow non si limita però, semplicemente, a essere un documentario scarno e volto a presentare delle fonti: la regista sceglie di accrescere la drammaticità della – già sconvolgente – situazione accostando un ardito parallelismo tra i recenti fatti di cronaca e le parole dell’immortale William Shakespeare.

Del Bardo la Redgrave recupera un monologo di Prospero ne La Tempesta: considerata come l’opera più enigmatica realizzata da Shakespeare, questo breve estratto vede protagonista Prospero, da poco sbarcato su una remota isola – in seguito a un naufragio – insieme alla figlia. La vicenda umana di Prospero (qui rielaborato come Duca di Milano) diventa simbolo e incarnazione delle vicende umane di milioni di persone in fuga, cacciate dalla propria patria, ora e sempre; anime in fuga che si ritrovano a lottare per la propria esistenza stessa, l’unico bene che hanno preservato.

La Redgrave sceglie di accrescere la drammaticità della – già sconvolgente – situazione accostando un ardito parallelismo tra i recenti fatti di cronaca e le parole dell’immortale William Shakespeare

Le parole di Prospero sono interpretate da un intenso Ralph Fiennes, ed è in quel preciso istante che il lavoro dietro a Sea Sorrow acquista tutto un altro senso, ben al di sopra di una semplice lettura a freddo: non solo eventi, cronache e fatti che mostrano la realtà in tutta la loro crudeltà, ma anche la poesia, l’arte che ricopre il ruolo di medium, una musa inquietante che riesce a prevedere mosse e orrori perpetuati dal genere umano, ricoprendo un ruolo profetico.

Grazie al magnetismo di Fiennes Prospero si trasforma in un simbolo dell’atrocità e della banalità umana, incarnando un uomo spodestato dall’amato fratello pronto ad attaccare, aggredire e funestare in nome dei propri torbidi ideali. Un invito ulteriore questo, da parte della Redgrave, a badare bene alle azioni che commettiamo nel presente, perché non sono altro che il frutto di vizi di forma commessi nel passato, che dovremo cercare – a qualunque costo – di scongiurare, in nome del nostro futuro.

sea sorrow

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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