giovedì, Febbraio 22, 2024
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Scotty and the Secret History of Hollywood recensione del documentario

Presentato al Toronto International Film Festival e scelto per la Sezione Ufficiale della 12^ edizione della Festa del Cinema di Roma, Scotty and the Secret History of Hollywood vorrebbe essere un documentario-inchiesta, realizzato con lo scopo di svelare i segreti dei grandi divi hollywoodiani degli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta.

Lontano dal riuscirci, il lungometraggio segue invece i racconti dai tratti deliranti di Scotty Bowers, ex Marines che, giunto a Los Angeles dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, avrebbe intrattenuto relazioni sessuali con gran parte degli attori e delle attrici che popolavano lo sfavillante mondo del cinema americano, istituendo nel contempo anche un vero e proprio giro di prostituzione d’alto borgo.

Scotty and the Secret History of Hollywood vorrebbe essere un documentario-inchiesta, realizzato con lo scopo di svelare i segreti dei grandi divi hollywoodiani

Chiamando in causa innumerevoli personalità di spicco, il film non aggiunge nulla all’immaginario contemporaneo dello star system, i cui misteri erano stati sveltati o suggeriti già nel lontano 1959 grazie al libro scandalo Hollywood Babilonia di Kenneth Anger. Nonostante non sia questa la sede adatta per discutere della veridicità delle informazioni proposte, è impossibile non notare che l’intera pellicola si articoli tra rivelazioni eccessive e confessioni orchestrate per creare scandalo.

Se nessuno mette in dubbio il lato oscuro del divismo dall’edulcorato panorama statunitense di metà Novecento, appare però fastidioso che Bowers – anche autore del romanzo Full Service – si proclami centro nevralgico di un impero sessuale che, a suo dire, solo lui controllava: Spencer Tracy, Cary Grant, Katharine Hepburn e Vivien Leigh, nonché vari reali europei e musicisti compatrioti, sono solo alcuni dei nomi che l’anziano signore avrebbe a lungo soddisfatto.

scotty and the secret history

Scotty and the Secret History of Hollywood recensione del documentario

Accanto alle opinabili e per nulla comprovate dichiarazioni di Bowers, l’operazione di Matt Tyrnauer offre tuttavia una seconda chiave di lettura che, non esplicitandosi mai a parole, comunica principalmente per merito delle immagini. Il protagonista, pregno di sé e del proprio passato, viene rappresentato in modo nettamente antitetico a come lui stesso si racconta.

Prendendo le distanze dal ricordo rievocato dai racconti e dalle sbiadite fotografie, Tyrnauer riprende infatti un anziano chiaramente instabile, ossessionato dal passato e incapace di vivere il presente: la casa, piena ad ogni angolo di oggetti di ogni tipo e dimensione, svelano ad esempio il desiderio ossessivo di Bowers di accumulare qualunque cosa trovi per strada o perfino nella spazzatura.

Matt Tyrnauer si confronta egregiamente con la propria fastidiosa materia di studio, offrendo due opposte interpretazioni che lo spettatore può seguire a piacimento

Parallelamente, la soggettività non dimostrata e dimostrabile dell’ex gigolò lascia spazio a sprazzi di un passato effettivamente capitato che, pur non aggiungendo nulla di nuovo a ciò che già è conosciuto, indaga con curiosità la relazione segreta tra Cary Grant e Scott Randolph o il bizzarro matrimonio e  la tragica morte di Rock Hudson.

Alternando una diversa concezione della storia detta e della realtà vista, il documentarista si confronta dunque egregiamente con la propria fastidiosa materia di studio, offrendo due opposte interpretazioni che lo spettatore può seguire a piacimento.

scotty and the secret history

Gabriele Landrini
Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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