martedì, Settembre 27, 2022
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Santiago, Italia, recensione del documentario di Nanni Moretti

Nanni Moretti è sicuramente uno dei grandi autori del cinema nazionale. Prolifico tanto nei lungometraggi di finzione quanto in quelli documentaristici, il regista celebre per Ecce bombo e La stanza del figlio torna in sala con il reportage Santiago, Italia (qui il trailer ufficiale), presentato in anteprima al Torino Film Festival e sugli schermi di tutta Italia già a partire dal prossimo 6 dicembre.

Composto dall’assemblaggio accorto di materiali d’archivio e di interviste inedite realizzate per l’occasione, il film indaga un particolare momento della storia del Cile, ovvero gli accadimenti che hanno anticipato e succeduto il terribile colpo di stato che nel 1973 ha portato alla morte di Salvador Allande, presidente dichiaratamente marxista, per mano delle truppe armate.

Non limitandosi a raccontare unicamente i fatti di mera cronaca, Moretti intreccia le vicende cilene con quelle italiane, intervistando figure che a seguito del Golpe si sono prima rifugiate – non senza difficoltà – tra le protette mura dell’ambasciata tricolore, per poi trasferirsi stabilmente in Italia dove in certi casi risiedono ancora ora.

Documentario contemporaneamente intimista e collettivo, Santiago, Italia alterna diversi registri espressivi, riuscendo tuttavia a mantenere una coerenza di fondo. Lo sguardo lucido di Moretti è ugualmente scisso tra un passato rappresentato sul grande schermo e un presente evocato dai sotto-testi impliciti che, sebbene latenti in tutta la concatenazione concettuale, esplodono con forza nel finale.

Non bisogna dunque credere che questo lungometraggio proponga un semplice racconto di un evento passato ormai lontano. Con uno sguardo critico più volte ribadito, Moretti riflette tanto sul retaggio italo-cileno, quanto sugli accadimenti dell’Italia contemporanea, filtrati implicitamente dalle testimonianze che raccordano le realtà personali con un più ampio discorso politico.

Proprio in questo elemento risiede pertanto la forza innovativa dell’operazione: non prescindendo la più semplice (e inevitabile) storicizzazione del materiale d’archivio e delle interviste, il cineasta cerca di promuovere una riflessione atemporale che, nelle sue connotazioni umanizzanti e personali, diventa di conseguenza anche universale.

Se la duplice natura del tema è quindi assolutamente vincente, più anonima è invece la messa in scena propriamente detta, che non colpisce in alcun modo. Accanto a partiture musicali affini ai precedenti lavori di Moretti, il montaggio non presenta alcun elemento di invettiva o sperimentalismo, allineandosi ad un’idea quasi televisiva – e a tratti innegabilmente stantia – del documentario in quanto prodotto commerciale.

Allo stesso modo, anche se convince per chiarezza espositiva, l’intreccio tra testimonianze e documenti storici non può dirsi convergente all’estetica del nuovo cinema del reale che, nelle sue declinazioni meno mainstream, sta oggi battendo strade più votate a sperimentalismi, anche pacati, che forse Moretti avrebbe dovuto almeno parzialmente considerare.

Guarda il trailer ufficiale di Santiago, Italia

Gabriele Landrini
Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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