venerdì, Marzo 1, 2024
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Runner, recensione dell’action thriller con Matilde Gioli e Francesco Montanari

La recensione di Runner, action thriller con Matilde Gioli e Francesco Montanari. Dall'8 febbraio al cinema.

Runner è un film destinato al passaggio nelle sale cinematografiche, ma tutto della sua realizzazione tradisce un fiato che definire corto è forse poco. Anche se si volesse fare lo sforzo di riconoscere al film diretto da Nicola Barnaba quello status di omaggio a cui l’opera ambisce (l’ispirazione dichiarata è Die Hard, la dedica è a John McClane), complicato è non scontrarsi con la dura realtà dei fatti. Sarebbe a dire quella di una pellicola action il cui tiro dell’intreccio è già giocato al ribasso, ma il cui comparto artistico e tecnico pare essere costantemente un gradino ancor più al di sotto.

I soldi a disposizione probabilmente sono quelli che sono e talvolta si fa pregio anche delle situazioni più complesse. Nessuno ne farebbe di certo una colpa se il film non manifestasse però con costanza il mettere in primo piano la sua dimensione da fiction televisiva. E con questo si intende il farsi portatore di un respiro davvero contenuto per mezzi e ambizioni, ripiegato a indossare una veste artistica mai davvero in grado di valorizzare i singoli fattori in ballo e, di rimando, l’integrità dell’opera nel complesso.

Un action movie dal dubbio carisma

Runner, a dire il vero, parte anche in una maniera che potrebbe rendersi vagamente interessante. Lisa (Matilde Gioli) è una runner, cioè una dei tanti galoppini che calcano i set cinematografici e vengono sfruttati dove più ce n’è bisogno. Lei ha il compito di occuparsi di portare avanti e indietro la protagonista del film che si sta girando, Sonja (Hana Vagnerova). Dell’attrice non è solo aiutante, ma anche amante. Ma proprio mentre le due stanno per trascorrere la serata insieme – con generose quanto superflue e goffe riprese di nudo, che torneranno altrettanto superflue nell’abbigliamento di Lisa in seguito – Sonja viene uccisa da Bosco (Francesco Montanari), agente dell’Interpol corrotto e suo ex compagno. Lisa è testimone involontaria ma riesce a fuggire, ed ecco così instaurarsi una caccia tra il gatto e il topo in lungo e in largo per l’hotel dove le due donne alloggiavano con la troupe.

Già la premesse della sceneggiatura (Barnaba e Marco Guerrini) non sarebbero delle più brillanti. Ad esempio rende quantomeno perplessi la scelta di Sonja di aver tagliato, come le dice Bosco, i ponti con la vita del passato cambiando nome e identità per finire a fare… l’attrice. Cioè uno dei mestieri più sovraesposti per natura. Ma lasciando da parte quelle che in fondo sono pagliuzze le quali si può scegliere anche di scansare di lato, il problema è che il tenore di Runner fa emergere con insistenza la mancanza di creatività e cura del progetto. Ai due protagonisti, Gioli e Montanari, è chiesto di recitare sempre un tono sopra rispetto a quello che chiedono le situazioni in cui si ritrovano invischiati.

Fanno sorridere le imprecazioni e le ingiurie strette tra i denti di Bosco, che manda a quel paese chiunque gli capiti a tiro (alcune scene al telefono sono pensate, letteralmente, solo per questo scopo) e con il film che dimentica che un “vaffanculo” ripetuto a oltranza non ha mai la forza cinematografica di un “fuck” ripetuto a oltranza. Con il risultato che l’unico carisma di Bosco è quello anche troppo involontariamente caricaturale, che fa il paio con una Lisa che oscilla tra lo spaesamento in cerca di improbabili alleanze (la domestica, il capo della sicurezza) e lo sfoggio di incredibili abilità atletiche e di sopravvivenza – giustificate però: dal, non scherziamo, suo primo dialogo nel film.

Un film di scelte fuori tempo massimo

Risulta insomma molto difficile cercare anche di entrare dentro l’azione di un’opera che si smentisce tra continue coincidenze, persone che sbirciano e persone che origliano, con una scelta di costumi e di trucco e parrucco che fa allargare ancor di più le braccia nel veder connotato con così poco sforzo il tutto. Peccato è anche che il film non torni poi nemmeno mai a giocare con quella componente metanarrativa a cui l’incipit faceva in un certo modo anche credere.

Se non nel finale, dove la giocata è fatta fuori tempo massimo e messa quasi, se si vuole intendere così, a giustificazione anticipata nei confronti di certe obiezioni a resa e a intenzioni come quelle che stiamo sollevando in questo articolo. Sia chiaro: lungi da noi il volersi accanire. Sorge però spontaneo domandarsi se un lavoro come Runner possa vivere, oggi nel 2024, anche un minimo decorso di degno sfruttamento cinematografico. Glielo auguriamo, come lo auguriamo a tutti i professionisti, ma viene difficile trovarne all’interno reali virtù.

Guarda il trailer ufficiale di Runner

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Il film di Nicola Barnaba vorrebbe nelle intenzioni omaggiare il cinema action a là Die Hard. Nella realtà dei fatti, Runner si svela presto come un progetto dal respiro molto contenuto e dalla scarsa capacità di lavorare con inventiva sul genere, ripiegando per toni e resa nel campo della veste televisiva senza particolari ambizioni e virtù.

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Il film di Nicola Barnaba vorrebbe nelle intenzioni omaggiare il cinema action a là Die Hard. Nella realtà dei fatti, Runner si svela presto come un progetto dal respiro molto contenuto e dalla scarsa capacità di lavorare con inventiva sul genere, ripiegando per toni e resa nel campo della veste televisiva senza particolari ambizioni e virtù.Runner, recensione dell’action thriller con Matilde Gioli e Francesco Montanari