mercoledì, Maggio 19, 2021
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Roma recensione del nuovo film di Alfonso Cuaron

Roma è il progetto più intimo di Alfonso Cuarón. Ispirato a eventi e persone reali dell’infanzia del regista, il film segue il percorso di maturazione di una giovane domestica che vive nel Messico del 1970. In uscita su Netflix il 15 dicembre, la pellicola – presentata in concorso a Venezia 75 – verrà distribuita anche nelle sale.

Cleo (Yalitza Aparico), fa la cameriera in una dimora alto-borghese di Città del Messico. Ha un buon rapporto con i suoi datori di lavoro (Fernando Grediaga e Marina De Tavira) e con i loro figli. Ha un fidanzato che la ama e, in generale, conduce una vita tranquilla. Ma presto le cose cambiano. In un periodo di tumulti e profonde trasformazioni sociali, Cleo si trova a fare delle scelte molto difficili, che la costringono a mettere in discussione tutto ciò in cui crede.

“Finalmente ho potuto realizzare un film sul Messico con le risorse e le competenze necessarie”. Dopo Gravity, Cuarón mette da parte i virtuosismi per realizzare un’opera dallo stile accademico, nella quale si alternano principalmente inquadrature fisse e lunghe panoramiche.

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La recensione di Roma di Alfonso Cuaron, in concorso a Venezia 75

Il ritmo scorre lento e le emozioni più forti si disperdono nell’ambiente. Insomma, il Cuarón che racconta le sue origini è forse il più sincero, il più puro, ma anche il più monotono. Guardando Roma con più attenzione, tuttavia, è possibile notare sia le risorse sia le competenze di cui parla il regista.

Impossibile non accorgersi del minuzioso lavoro sulle scenografie di Eugenio Caballero (quello che – per dire – ha progettato gli incredibili set de Il Labirinto del Fauno), così come è impossibile tuttavia non gioire dopo il bellissimo piano sequenza girato sulla spiaggia, nel quale finalmente ritroviamo il talento visivo del cineasta messicano che abbiamo tanto amato.

A creare un senso di straniamento è forse proprio questa finta semplicità, troppo ostentata, troppo curata per essere vera. Cos’è Roma dunque? Il resoconto appassionato di un’epoca o un prodotto costruito a tavolino per corteggiare gli intellettuali? Forse Cuarón si è solo concesso un momento di nostalgia. Il film però non convince, e soprattutto non travolge, a differenza dei suoi precedenti lavori.

Redazione
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