mercoledì, Febbraio 21, 2024
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Ritratto della Giovane in Fiamme, recensione del film di Céline Sciamma

Ritratto della Giovane in Fiamme è l’eccentrico titolo dell’ultima fatica della regista francese Céline Sciamma, già artefice del successo del piccolo cult indie Tomboy; ancora una volta, anche qui la regista torna a riflettere sul ruolo centrale della donna nella società e sulla fluidità del gender, collocando però le proprie riflessioni nella Francia del tardo ‘700.

Protagoniste di questa vicenda sono le attrici Noémie Merlant, Adèle Haenel e l’italiana Valeria Golino. Un cast corale completamente al femminile per gettare una nuova luce sulla condizione della donna in un’epoca lontana che diventa, però, un drammatico specchio delle moderne condizioni e dei rituali sociali nei quali spesso si rischia di restare “incastrati”. Il film è stato premiato all’ultima edizione del Festival di Cannes dove ha ricevuto il premio per la migliore sceneggiatura e la Queer Palm.

La vicenda ruota intorno alla talentuosa pittrice Marianne (Merlant), che nella Francia prerivoluzionaria viene ingaggiata per fare il ritratto di Héloise (Haenel), un dipinto destinato al futuro marito della giovane nobildonna. La ragazza, contraria alle nozze combinate, si rifiuta di posare: su indicazione della madre (Golino) Marianne comincia a dipingerla di nascosto, fingendosi la sua dama di compagnia. Tra le due donne nascerà così un amore tanto travolgente quanto inaspettato.

L’eccentrico titolo del film non solo è un riferimento a un momento specifico dell’opera, legato prima ad un quadro eseguito da Marianne che immortala Héloise e poi a una festa di paese dalle atmosfere “sabbatiche”, ma sembra anche echeggiare il significato dell’espressione anglosassone “be on fire”, ovvero essere appassionati, lasciarsi trasportare dalle emozioni travolgenti nei confronti di qualcosa (o qualcuno). Un’immagine che ben si adatta alla natura delle due donne protagoniste del film, così diverse tra loro ma che finiscono per essere accomunate dalla stessa voglia ostinata di rompere gli schemi sociali, le convenzioni e le rigide regole di una società pre-rivoluzionaria.

Marianne è un’artista, un’ispirata figlia d’arte, della rivoluzione e del secolo dei Lumi: Marianne non esiste nella Storia, ma è un omaggio – sentito e completo – a tutte quelle donne che hanno lasciato un segno profondo nell’Arte ma di cui, fin troppo spesso, non si conoscono nemmeno i nomi. Anche Héloise è un emblema a sua volta, il simbolo di tutte le donne che avrebbero potuto conquistare, cambiare, semplicemente rivoluzionare il mondo ma non hanno potuto solo perché socialmente non era conveniente. Due facce della stessa medaglia che finisco per attrarsi immediatamente, grazie alla legge “dell’attrazione cosmica universale”; a contenerle, facendo loro da argini, la figura della domestica confinata ai margini della propria vita e la madre onnipresente, a sua volta donna frustrata che non può/vuole sfuggire al proprio Destino.

Ritratto della Giovane in Fiamme è un suntuoso, sublime e appassionato affresco storico: la ricostruzione storica eseguita dalla Sciamma è meticolosa e maniacale, finendo per riportare in vita i fantasmi di un’epoca passata con tutto il loro bagaglio di idiosincrasie e meravigliose contraddizioni. Tra sacro e profano, cultura alta e cultura bassa, la regista ri-evoca un mondo antico e perduto che non è mai stato così affine al nostro, nel quale tutti i progressi rischiano di essere spazzati via dalla forza inarrestabile di un amore travolgente che sfida le convenzioni, puntando a stravolgere delle regole non scritte.

La storia tra le due protagoniste permette di lanciare una sguardo – ulteriormente curioso – sulla condizione della donna nell’Europa del XVIII Secolo scoprendo che in realtà le contraddizioni e i limiti sono, in proporzione, affini a quelli che si vivono oggi, legati a un retaggio culturale sessista e talvolta invalidante; quella che si vede quindi sullo schermo non è “solo” una storia d’amore ma soprattutto il racconto di un rapporto basato sulla solidarietà, sull’amicizia, sul sostegno reciproco e su una complicità nascosta che sboccia e trova forma in una liaison. La Sciamma, attraverso Ritratto della Giovane in Fiamme e la vittoria del premio a Cannes per la miglior sceneggiatura, si ritaglia il proprio posto nell’empireo della cinematografia europea contemporanea, osando e scegliendo di narrare l’invisibile attraverso una storia piccola e infinitesimale (in apparenza), capace però di trasformarsi in un potente inno.

Ritratto della Giovane in Fiamme trova ulteriormente il proprio punto di forza nella naturalezza tormentata delle interpreti, messa in risalto dalla regia meticolosa della Sciamma che, come un grande maestro dell’arte pittorica, si approccia alla propria tela osando e puntando sempre più in alto per consegnare, alla contemporaneità, il proprio capolavoro.

Guarda il trailer di Ritratto della Giovane in Fiamme

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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