lunedì, Settembre 26, 2022
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Ritorno in Borgogna recensione del nuovo film di Cédric Klapisch

«Quando ero piccolo, ogni mattina guardavo fuori dalla finestra e mi dicevo: ‘Ogni giorno è diverso’»: con queste parole inizia Ritorno in Borgogna (nonché il suo trailer), nuovo lungometraggio francese scritto e diretto da Cédric Klapisch. Tra antiche magioni di campagna, immensi vigneti di un verde smeraldo e bicchieri di vino che rievocano il passato, la storia segue le vicissitudini di tre fratelli, costretti, dopo la perdita del padre, a prendere il controllo dell’azienda vinicola di famiglia.

Il primogenito, Jean (Pio Marmaï), è da dieci anni lontano da casa e si ritrova catapultato in una realtà che originariamente non sentiva propria, ma che scopre incomprensibilmente di amare. Definito come il vero protagonista del racconto, Jean è colui che accompagna lo spettatore nel mondo rappresentato e, in un gioco di immedesimazione reciproca, lo riscopre insieme a lui. Nonostante qualche semplicismo nella caratterizzazione, il burbero trentenne intraprende inoltre un’evoluzione dai caratteri esistenziali, tipica del miglior cinema d’oltralpe.

«Quando ero piccolo, ogni mattina guardavo fuori dalla finestra e mi dicevo: ‘Ogni giorno è diverso’»: con queste parole inizia Ritorno in Borgogna

Dopo lo spaurito figlio maggiore, si presenta poi la riuscitissima e poliedrica figura di Juliette (Ana Girardot), sorella di poco più piccola che, trasformandosi in una sorta di Virgilio al femminile, guida il fratello e il pubblico alla scoperta dei veri protagonisti del film: la Borgogna e il vino. La prima, oltre a trasformare lo schermo in una tela dipinta, affascina con le tonalità dei suoi colori, che toccano i verdi intensi in estate e i grigi glaciali in inverno.

ritorno in borgogna

Ritorno in Borgogna recensione del nuovo film di Cédric Klapisch

Anche a causa di alcune carenze e di altrettanti luoghi comuni nella scrittura, Ritorno in Borgogna è dunque un film anzitutto visivo, giocato su un pittorialismo dai tratti impressionisti e su un esistenzialismo imperante perfino nella messinscena. Soprattutto nella sequenza dove si presenta per la prima volta il personaggio di Alicia (María Valverde), la controllata luminosità della stagione fredda europea si bilancia con il perfetto contrappunto della campagna australiana, offrendo un parallelismo indubbiamente affascinante.

I vini, che costellano il microcosmo dei fratelli e soprattutto di Juliette, non rimangono solo bottiglie da aprire e da degustare, ma si trasformano in finestre temporali per i ricordi ormai sopiti. Pur centellinando i flashback del passato, la storia alterna costantemente ciò che è stato con ciò che è, accedendo ad un universo di memorie che solo grazie al vino – e alla sua lunga produzione – diventa esperibile anche a chi guarda.

Ritorno in Borgogna è un film anzitutto visivo, giocato su un pittorialismo dai tratti impressionisti e su un esistenzialismo imperante perfino nella messinscena

Da ultimo, il ventiquattrenne Jérémie (François Civil) è invece il fratello più piccolo che, nonostante sia già padre di famiglia, deve fare i conti con il ricco e testardo suocero (Jean-Marie Winling). Il terzogenito è sicuramente il personaggio meno riuscito nella rosa dei protagonista, a causa di una non chiara definizione caratteriale e di un attore a tratti meno convincente. Soprattutto la conflittualità con Jean – così come quella tra quest’ultimo e Alicia – si risolve in modo eccessivamente sbrigativo, denunciando nuovamente quei già citati problemi nella sceneggiatura.

ritorno in borgogna

Gabriele Landrini
Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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