mercoledì, Luglio 6, 2022
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Quanto Basta recensione del film con Vinicio Marchioni e Valeria Solarino

Quanto Basta è il curioso titolo della nuova commedia diretta da Fancesco Falaschi, accento e cuore toscano, che torna anche nella sua terra per girare questo atipico road movie che vede protagonisti Vinicio Marchioni, Valeria Solarino, Alessandro Haber e il giovane Luigi Fedele.

Arturo Cavalieri (Marchioni) è stato uno chef talentuoso quanto turbolento in tempi non sospetti: dopo aver aggredito il suo socio in affari e amico Marinari (Siri) è finito in carcere per un periodo di tempo. Dopo aver scontato la sua pena in cella, deve terminare il percorso di reinserimento nei servizi sociali, tenendo un corso di cucina in un centro per ragazzi autistici.

quanto basta

E proprio qui incontra la tenace assistente sociale Anna (Solarino) e un ragazzo affetto dalla sindrome di Asperger, Guido (Fedele): il giovane ha una grande passione per la cucina e un palato praticamente assoluto ed è inoltre pronto a mettersi alla prova. Quando il ragazzo si iscrive a un contest di cucina in Toscana, segnalando proprio Arturo come suo tutor, nonostante le prime reticenze il cuoco accetterà di accompagnarlo intraprendendo un viaggio che potrebbe cambiare la vita di entrambi.

Quanto Basta (qui il trailer ufficiale) è, appunto, un titolo curioso perché racchiude in sé l’essenza della propria duplice natura: da una parte il legame inscindibile, sottopelle, con la cucina; dall’altra, l’urgenza sociale che ha spinto Falaschi a raccontare, con delicata leggerezza, una realtà come quella dei “neurodiversi” che rientrano nelle spettro autistico.

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Quanto Basta recensione del film con Vinicio Marchioni e Valeria Solarino

Guido – interpretato nel film da Luigi Fedele, qui al giro di boa della prova d’attore – è un ragazzo affetto dalla sindrome di Asperger, un disturbo che non fa rima né con “inferiorità” tantomeno con “disabilità”: le difficoltà relazionali che incontra il ragazzo nei rapporti con gli altri sono speculari a quelle esperite da Arturo, interpretato da Marchioni.

Arturo è un “neurotipico”, finito in carcere perché incapace di gestire la propria rabbia tanto quanto la propria natura turbolenta e solitaria; due personaggi così lontani eppure così vicini, che si ritroveranno a convergere grazie all’intervento di un “angelo viaggiatore” incarnato da Anna – che ha sullo schermo il volto di Valeria Solarino – l’unica capace di mettere in relazione queste due solitudini.

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Due solitudini mosse dalle rispettive mancanze ad affrontare un viaggio: Quanto Basta trova un felice equilibrio tra la commedia esistenziale, il feel good movie, il buddy movie inserendoli nella cornice tradizionale da road movie dell’anima, là dove il viaggio fisico è un pretesto per affrontare le proprie paure e crescere, tappa dopo tappa.

Il rapporto che Arturo e Guido riescono ad instaurare evoca quello tra fratelli, ma anche tra padre e figlio: echi di Rain Man riemergono, a tratti, nella mente degli spettatori prima di essere però felicemente spazzati via dalla narrazione che prende corpo sul grande schermo, trovando le proprie chiavi di lettura.

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Falaschi, con Quanto Basta, riesce nell’impresa: affrontare un tema fragile per via della propria delicatezza – il mondo dell’autismo – con il distacco leggero e ironico che permette allo spettatore di scivolare pian piano, con tranquillità, nelle vite di Guido, Arturo e Anna, spiando dal buco della serratura i vari microcosmi nei quali si muovono e che finiranno per collidere.

E il titolo Quanto Basta diventa, quindi, la giusta misura con la quale affrontare l’esistenza, mentre ci si immedesima con i personaggi, si impara a conoscerli grazie al dialogo e soprattutto grazie a un viaggio compiuto fin nell’essenza stessa del senso della vita.   

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Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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