sabato, Novembre 26, 2022
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Promises, recensione del film con Pierfrancesco Favino

La recensione di Promises, film diretto da Amanda Sthers e interpretato da Pierfrancesco Favino, Kelly Reilly e Jean Reno. Dal 18 novembre al cinema.

Promises è il nuovo film diretto dalla regista Amanda Sthers la quale, dopo i precedenti Holy Lands e Madame, sceglie di adattare ancora una volta un suo romanzo best-seller per il grande schermo scegliendo come protagonisti attori di lingua inglese, italiana e francese come il “nostro” Pierfrancesco Favino (Il traditore, Hammamet,), Kelly Reilly, Jean Reno e Kris Marshall. Il film, presentato nella Selezione Ufficiale della 16esima edizione della Festa del Cinema di Roma, uscirà nelle sale il prossimo 18 novembre.

L’opera della Sthers (che figura anche come produttrice) racconta le tappe della vita di un uomo, il venditore di libri Alexander, impegnato nel capire il significato del passare del tempo e ciò che davvero ha importanza: ripercorre così la sofferenza vissuta durante l’infanzia, i momenti di felicità, le amicizie che a seconda delle occasioni possono trasformarsi da fedeli a dolorose, il fallimento dei suoi due matrimoni, il rapporto con i figli e infine il puro amore, quello vero che non è stato in grado di afferrare e che lo ha visto emotivamente coinvolto in un folgorante colpo di fulmine con l’inglese Laura.

Promises insegue il mito di Swann lanciandosi alla ricerca del (proprio) tempo perduto tra ricordi, frammenti caotici del passato, del presente e del futuro che si riannodano tra loro come lacci di un’immaginaria scarpa. E il fiocco che sovrasta l’intera operazione è una visione filosofica del tempo e dei suoi effetti sulla vita, analizzando le conseguenze delle nostre scelte e il loro impatto sul corso degli eventi. Il film della Sthers si configura come una dissertatio sullo scorrere inesorabile dell’orologio, che può trasformarsi tanto in nemico quanto in complice, patrigno crudele e padre amorevole a seconda delle circostanze.

L’argomento alla base della sceneggiatura – scritta dalla stessa Shers – è intrigante e complesso al punto giusto da differenziare il prodotto finale, che diventa così una variazione sul tema della dramedy, della commedia (esistenziale) umana ma anche del melò più tradizionale. I personaggi che si muovono sullo schermo non hanno però una forza tale per potersi differenziare con il resto dell’offerta disponibile sul mercato, finendo per dribblare (con qualche difficoltà) topoi e cliché tipici del genere. Nel mondo abitato da Alexander “Sandro”, Laura e i loro amici e parenti tutto scorre – e accade – troppo velocemente perfino per i tempi del cinema. Un turbinio di situazioni e tempeste emotive dal forte impatto drammatico che si abbattono e consumano nel giro di un paio di inquadrature, liquidate da una manciata di battute retoriche e da riflessioni che finiscono per ricalcare percorsi drammaturgica già battuti.

A convincere poco in Promises non è l’argomento quanto il tema, il focus intorno al quale ruota l’intero film: la vita di Alexander è, alla fine, (non) vissuta all’insegna di un’agognata Aurea Mediocritas, di un quieto vivere che mal si adatta al suo animo in-quieto e sempre alla ricerca di nuove, stimolanti, avventure. Alexander, metà inglese, metà italiano con antiche ascendenze francesi, è un marinaio dei sentimenti dal cuore strabico che attraversa l’esistenza, orientando sempre la barra del suo timone incontro ad un altrove idilliaco e idealizzato, pronto a reinventarsi in continuazione per non spegnersi a causa della lunga ombra dell’età adulta e del peso insostenibile dei fantasmi del passato. Eppure Promises non riesce a reinventare, nel 2021, il linguaggio di un genere ormai consolidato, sistemandosi piuttosto in un solco elitario che gioca inoltre con un immaginario letterario capace di affondare le sue radici tanto in Proust (Alla ricerca del tempo perduto), quanto in Italo Calvino; grandi modelli letterari che si sono trasformati in capisaldi indispensabili per il concept del film.

E se i riferimenti letterari rischiano di trasformare Promises in “letteratura per immagini”, tradendo la sua origine e le difficoltà che da sempre sono legate a trasposizioni e adattamenti, a calamitare l’attenzione del pubblico resta il brillante cast, capitanato dall’italiano Pierfrancesco Favino e dall’inglese Kelly Reilly, oltre ai quali possiamo citare anche l’inglese Kris Marshall e l’iconico Jean Reno: volti riconoscibili e ben noti che spesso hanno colonizzato l’immaginario più pop e mainstream, ma che qui si calano in nuovi ruoli più intimi sfidando il tempo e l’eternità, sempre uguale ed incessante, del suo lento scorrere.

Guarda il trailer ufficiale di Promises

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Promises non riesce a reinventare, nel 2021, il linguaggio di un genere ormai consolidato, sistemandosi piuttosto in un solco elitario che gioca inoltre con un immaginario letterario capace di affondare le sue radici tanto in Proust quanto in Italo Calvino; grandi modelli letterari che si sono trasformati in capisaldi indispensabili per il concept del film.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Promises non riesce a reinventare, nel 2021, il linguaggio di un genere ormai consolidato, sistemandosi piuttosto in un solco elitario che gioca inoltre con un immaginario letterario capace di affondare le sue radici tanto in Proust quanto in Italo Calvino; grandi modelli letterari che si sono trasformati in capisaldi indispensabili per il concept del film.Promises, recensione del film con Pierfrancesco Favino