Per Yorgos Lanthimos siamo dei corpi. Ossa, muscoli e pelle. Si nasce, si cresce e si muore. Siamo poi delle intelligenze che diventano identità. L’Io si forma però su una serie di fattori, quasi tutti esterni. Lo dimostrava con Dogtooth, una delle migliori tesi cinematografiche su come il contesto formi l’essere umano. Un padre reclude i figli in casa dalla nascita e gli insegna a percepire il mondo secondo un lessico famigliare. I due ragazzi sono esseri umani, ma non parlano come gli altri (le cose hanno nomi diversi da quelli convenzionali) e non percepiscono la realtà come tutti (sono convinti che un aereo che passa in cielo sia in realtà molto piccolo come lo vedono loro da terra).
Un film senza limiti
Con Povere Creature!, Lanthimos torna proprio sul territorio filosofico di Dogtooth. Lo fa da regista maturo che ha potuto affinare il suo sguardo con produzioni sempre più ambiziose. Con 70 milioni di dollari da gestire – poco per un blockbuster, molto per Lanthimos -, Povere Creature!, presentato in Concorso all’80esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia dove è stato premiato con il Leone d’oro, è un film senza limiti. Si vede di tutto, cosa che gli costerà un bel divieto ai minori, ma solo perché così la regia può immaginare un po’ di tutto. Costumi, scenografia, mondi e città sono magnificenti e originalissimi. Il periodo è indefinito, un po’ vittoriano, un po’ steampunk, un po’ da horror gotico.
Willem Dafoe è il Dottor Godwin Baxter. Un Frankenstein. La sua deformità arriva a tal punto che si è dotato di un intero sistema digestivo artificiale che lo aiuta a espellere acidi in forma di bolla. Gli esce dalla bocca in maniera sgraziata ed esilarante. È un esperto di corpi, fa esperimenti su di loro perché lui stesso è vittima di questi esperimenti. Si fa consegnare il corpo di una donna morta suicida nel fiume. Fa una serie di interventi su di lei. Le ridà vita. Non la sua precedente, bensì una mente nuova che prelude a un nuovo inizio. La creatura che chiamerà Bella Baxter (Emma Stone) è però alla stregua di una bambina nel corpo di un’adulta. Sarà la scoperta della propria sessualità a darle una nuova prospettiva sul mondo.
Capisce di essere in potere di procurarsi “gioia” (orgasmi) a volontà e di concederla ad altri. Lei parla in questo modo, si racconta con questo fare incerto di chi non possiede le parole giuste. Bella si lancia poi in un viaggio per il mondo. A questo punto Povere Creature! si illumina, letteralmente. Viene immerso di colori e costumi maestosi. Sono incredibilmente artificiali, a spezzare in ogni momento l’immedesimazione, come a ricordarci che stiamo vedendo un film e dobbiamo ragionare su un livello molto più razionale. Però Lanthimos non si è dimenticato della sua capacità umoristica dimostrata in opere come La favorita. Un senso del bizzarro non per tutti, ma più volte efficace in questo film.
Il suo stile deformante, con mascherina, grandangoli e fish eye, si presta benissimo a rileggere alcuni tratti dell’espressionismo di Murnau, Leni e Wiene in una chiave squisitamente postmoderna. Il viaggio di Bella attraversa delle città dai nomi reali ma dalla struttura di fantasia estrema. Si concretizza, però, nelle esperienze che accumula il suo “povero corpo”. Prima c’è il sesso. Tanto sesso con un amante in preparazione del matrimonio con il marito (pre)scelto che la aspetta a casa. L’uomo si chiama Duncan Wedderbur e ha il volto di un Mark Ruffalo in forma splendente. La chimica con Stone (la cui interpretazione è eccessivamente compiaciuta nelle scene in solitaria) è pazzesca.

Il potere di una sessualità matura
Lanthimos dà un potere incredibile a Bella. Quello che viene da una sessualità libera e non punita, immune dalle convenzioni sociali. È lei che si gode attivamente l’idea di poter fare l’amore. Lamenterà una scarsa capacità da parte di Duncan nel resistere a numerose sessioni a letto. Un difetto biologico degli uomini, dirà. Povere Creature! è tanto irriverente quanto sottile. Colpiscono le numerose scene di bricolage dei corpi. Nelle scenografie passeggiano anche degli animali ibridi piuttosto inquietanti. Ma allora perché vedendoli si ride? È la magia di un film come questo. Colpiscono le scene di sesso, che anch’esse fanno ridere. Eppure portano avanti la storia e lo sviluppo dei personaggi più dei dialoghi. Da quanto non si vedeva un uso così arguto!
Povere Creature! è un film sul potere di una sessualità matura, anche nelle rivendicazioni femministe, e non solo. Perché Bella prova anche altre cose nel suo percorso, tutte essenziali alla sua trasformazione. Indignazione verso le ingiustizie, voglia di rivalsa; desiderio di autoaffermazione economica anche a costo di vendere il proprio corpo in un bordello. Eccolo ancora qui, il corpo mostrato come lo disegnerebbe Tim Burton, ma usato nella sceneggiatura come solo Yorgos Lanthimos sa fare. Ogni creatura va orgogliosa delle sue deformità, anche se sono nate da anni di indicibile dolore. In fondo, ogni piega della pelle è quello che definisce ciò che siamo.
È qui il bello di Povere Creature!, un film dalla confezione visiva magnificente (ogni fotogramma è un quadro) dove lo spettatore rischia di fermarsi solo alla superficie proprio per via della sua preponderanza e buttare via il resto. Invece dentro c’è un’idea molto forte di cosa siamo e di come possiamo scoprirlo. Accettare o meno il proprio corpo non è in discussione. Il tema semmai è che farne. Come riempirlo di vita?
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