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Pillion – Amore senza freni, recensione del film con Harry Melling e Alexander Skarsgård

Dopo la premiazione per la miglior sceneggiatura nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes, Pillion - Amore senza freni arriva nelle nostre sale dal 12 febbraio grazie a I Wonder Pictures.

Il sesso è un gioco delle parti dove i partecipanti sono chiamati a recitare a soggetto. Un gioco di seduzione e passione carnale, dove i ruoli fondamentali sono quelli del dominante e del dominato. Il minimo comune denominatore nelle varie tipologie di rapporto, infatti, è il dualismo che si viene a creare fra un partner a cui piace compiacere e uno con la propensione per il comando. Due attitudini che, nella maggior parte dei casi, non sfociano in una relazione di stampo sadomasochistico, ma che sono comunque sempre presenti nelle dinamiche di coppia.

Naturalmente, quando il cinema tratta questo soggetto, è più probabile che si interessi a storie vicine al lato più intenso dello spettro relazionale. D’altronde, è la forma narrativa che più di tutte flirta con la spettacolarizzazione, soprattutto quando si pensa al cinema pop per eccellenza, cioè quello hollywoodiano (per esempio, la trilogia romantico-erotica di Cinquanta sfumature di grigio, dal grande successo popolare, ma anche il suo meno noto precursore Secretary, pronti a turbare i sogni della proverbiale casalinga di Voghera).

Un modo autoriale di approcciare le relazioni BDSM

Ma anche un cinema diverso, di natura più autoriale, ha approcciato questo tema “piccante” cercando di andare al di là dei facili stereotipi, volti a titillare fantasie erotiche escapistiche di parte del pubblico, riuscendo a tratteggiare complessi e affascinanti ritratti psicologici (l’inquieta insegnante interpretata dalla grandissima Isabelle Huppert ne La pianista di Michael Haneke). Opere che sono addirittura arrivate a mettere letteralmente in scena la metafora teatrale con cui abbiamo esordito nell’incipit (Venere in pelliccia, uno dei meravigliosi kammerspiel firmati da Roman Polański).

E proprio un’intensa storia di dominazione-sottomissione è al centro di Pillion – Amore senza freni, nelle nostre sale a partire dal 12 febbraio grazie a I Wonder Pictures, dopo essere stato premiato per la miglior sceneggiatura nella sezione Un Certain Regard allo scorso Festival di Cannes. L’esordio nel lungometraggio del britannico Harry Lighton, acclamato regista e sceneggiatore di corti, è un dramma romantico, con più di una concessione allo humor nero, liberamente ispirato al romanzo cult “Box Hill” di Adam Mars-Jones.

La trama di Pillion – Amore senza freni

Colin (Harry Melling) è un ragazzo omosessuale timido e introverso che conduce, assieme ai suoi genitori, un’esistenza come tante altre nella provincia inglese. Ma l’incontro con l’affascinante, tanto quanto enigmatico, motociclista Ray (Alexander Skarsgård) durante il giorno di Natale è pronto a sconvolgere per sempre la sua vita. Il giovane uomo, infatti, viene coinvolto in una torrida relazione BDSM, scoprendo un lato di sé precedentemente ignorato. Ma le perplessità della madre Peggy (Lesley Sharp), malata terminale di cancro, non tarderanno a manifestarsi.

Una realtà di periferia, modesta e quotidiana

Il cinema erotico-sentimentale ci ha abituato a contesti alto-borghesi, soprattutto quando si parla di relazioni particolari come quelle sadomasochistiche, come se certe propensioni siano appannaggio esclusivo delle classi più abbienti. Pillion sconvolge subito questo stereotipo portandoci in una realtà di periferia, modesta e quotidiana, dove di solito si muovono gli eroi della working class del cinema di autori come Ken Loach (My Name Is Joe, The Old Oak).

Colin è il classico bravo ragazzo, ormai più che trentenne, che vive ancora con i genitori. Ha un lavoro normale, da ausiliario del traffico, e, nel tempo libero, si diletta a cantare in un gruppo a cappella, di cui fa parte anche il padre Pete (Douglas Hodge), nel pub locale (in classica tenuta da barbershop quartet, come i Re Acuti nel celebre episodio de I Simpson, per intenderci). Il suo contesto familiare è sano, con due genitori amorevoli e protettivi, che accettano senza problemi la sua omosessualità. Anzi, è proprio la madre ad organizzargli alcuni appuntamenti.

Colin e la sua “attitudine per la devozione”

È in questo contesto placido e quotidiano che irrompe il taciturno Ray con il suo fascino magnetico, risvegliando in Colin la sua “attitudine per la devozione”, come piace a lui stesso definirla. Il timoroso e schivo protagonista viene introdotto in un altro mondo, popolato da motociclisti in giubbotti di pelle a cui piace sollazzarsi vessando i propri sottomessi, sempre al loro fianco pronti a servirli. In alcuni momenti, si ha la sensazione di trovarsi in una realtà di incontri ruvidi e umidi – il primo rapporto orale fra i due protagonisti, consumato in un vicolo buio – non troppo dissimile da quello dei leather bar del troppo spesso dimenticato Cruising di William Friedkin.

Colin viene coinvolto in un gioco di sottomissione e umiliazione, dove si ritroverà non solo a svolgere un ruolo passivo nell’atto sessuale, ma anche nelle attività di tutti i giorni (Ray lo invita a cena a casa sua, per poi far cucinare tutto a lui). Giochetti che si fanno sempre più sottili ed elaborati, non solo dal punto di vista fisico (un match di lotta libera che ricorda quello fra Du Pont e Mark Schultz in Foxcatcher – Una storia americana, solo che in Pillion la violenta sodomizzazione finale si fa ben concreta) ma anche da quello psicologico (Ray fa sentire Colin non all’altezza, instillandogli la gelosia per un altro sottomesso della sua crew interpretato da Jake Shears, cantante degli Scissor Sisters).

Un film riuscito, con momenti di poetica dolcezza

Ma Pillion non guarda mai a questa relazione con occhi giudicanti, trattandola come una mera perversione. La storia d’amore fra i due protagonisti è sì complicata, ma regala anche inaspettati momenti di poetica dolcezza (la scena in cui Colin accarezza amorevolmente Ray, mentre sfrecciano insieme in moto). Cuore di questa dolcezza è la splendida interpretazione di Melling, capace di conferire al personaggio di Colin una certa tenera impacciataggine, che non solo riesce a strappare qualche sorriso ma persino a commuovere. Pillion è sicuramente una pellicola che merita l’attenzione di tutti gli amanti di certo cinema d’autore britannico.

Guarda il trailer ufficiale di Pillion – Amore senza freni

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Pillion – Amore senza freni racconta un'intensa relazione omosessuale nel contesto della comunità BDSM. Un soggetto, di solito legato a contesti alto-borghesi, viene portato nella quotidianità della periferia inglese, vicina a quella descritta in film di autori come Ken Loach. Il gioco di dominazione-sottomissione fra il timido Colin e il rude e misterioso Ray non viene trattato come una mera perversione, ma riesce a regalare anche momento di poetica dolcezza. Consigliato a tutti gli amanti di certo cinema d'autore britannico.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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Pillion – Amore senza freni racconta un'intensa relazione omosessuale nel contesto della comunità BDSM. Un soggetto, di solito legato a contesti alto-borghesi, viene portato nella quotidianità della periferia inglese, vicina a quella descritta in film di autori come Ken Loach. Il gioco di dominazione-sottomissione fra il timido Colin e il rude e misterioso Ray non viene trattato come una mera perversione, ma riesce a regalare anche momento di poetica dolcezza. Consigliato a tutti gli amanti di certo cinema d'autore britannico.Pillion - Amore senza freni, recensione del film con Harry Melling e Alexander Skarsgård