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Piccole cose come queste, recensione del film con Cillian Murphy

Presentato nella sezione "Best Of" della 19esima Festa del Cinema di Roma, Piccole cose come queste di Tim Mielants sarà al cinema dal 28 novembre grazie a Teodora Film.

Dopo aver aperto la 74esima edizione del Festival di Berlino, Piccole cose come queste (in originale Small Things Like These) di Tim Mielants arriva nella sezione “Best Of” della 19esima edizione della Festa del Cinema di Roma; approderà poi in sala a partire dal 28 novembre. Il film regala a Cillian Murphy (premio Oscar per Oppenheimer) un’altra grande occasione per mettere in scena un grande talento e una sterminata sensibilità. Il romanzo di Claire Keegan, da cui Mielants ha tratto il suo film, lo richiedeva.

Anzi, lo imponeva, rendendo Murphy il portale privilegiato attraverso cui riscoprire la storia delle Magdalene Laundries, faccenda più volte raccontata dalla settima arte (nel 2002 un film dedicato al tema – Magdalene – conquistò il Leone d’Oro al Festival di Venezia). Un’opera cinematografica di silenzi e intensità emotiva, che esplora con delicatezza, dolore e redenzione, sussurrando i suoi temi a bassa voce, fino ad un finale in crescendo, stoccata di Mielants allo spettatore ormai appeso ai primi piani di Murphy.

Piccole cose come queste, che annovera nel cast anche Emily Watson e Eileen Walsh, affonda nell’Irlanda del 1985, quando gli istituti femminili noti come “Case Magdalene” erano ancora parte integrante della società, luogo tremendo dove migliaia di orfane, giovani madri, malate o “donne immorali” furono recluse. Le case Magdalene rappresentano una macchia indelebile nella storia dell’Occidente, una porta su un mondo senza pietà, chiusosi ufficialmente solo nel 1996.

Il passato del protagonista, la cui madre subì un destino simile a molte altre sue coetanee recluse, lo spinge a cercare una redenzione individuale e così collettiva, provando in ogni modo a ripulire attraverso le proprie azioni le ferite di cui la società fu prima responsabile. Il tentativo di salvare una giovane reclusa in uno degli istituti si trasforma nella volontà di salvare, almeno a un livello interiore, profondo, sua madre, venuta a mancare davanti ai suoi occhi dopo anni di sofferenze e maltrattamenti.

Il volto di Murphy e locchio di Mielants

La narrazione segue Bill Furlong, un commerciante di carbone che, nell’attimo in cui incrocia lo sguardo di una giovane donna reclusa in un convento, si ritrova a fare i conti con il proprio passato e le responsabilità morali da cui si sente oppresso. L’inaspettato incontro risveglia i ricordi di Bill e lo spinge a una riflessione sul significato di giustizia e compassione in una comunità che sembra aver dimenticato come prendersi cura degli ultimi.

Il film intreccia una narrazione alternata e sempre quieta, tra momenti di pura contemplazione e ricordi che affondano nella pelle del protagonista e dello spettatore. Piccole cose come queste riporta in immagine la gravità delle sofferenze nascoste nelle Magdalene Laundries, puntellando una narrazione che predilige la messa in scena al dialogo e dando così spazio allo spettatore di scoprire il contesto passo passo.

L’interpretazione di Murphy riporta la complessità emotiva del suo personaggio, un uomo comune la cui lotta riflette le lotte interiori del coraggio morale, che Bill Furlong ritrova improvvisamente in sé e quasi mai negli altri. “Pensa alle tue figlie”, gli consigliano gli amici. “Occupati delle cose tue”. In sostanza: “Guarda da un’altra parte”. La prova di Murphy restituisce l’intensità corretta per evitare il sensazionalismo e rimanere sempre delicati sui grandi temi esposti.

La fotografia del film, costruita sulla bellezza austera dell’Irlanda, collabora assieme ad una colonna sonora evocativa, perfetta per creare un’atmosfera che amplifica le tematiche affrontate. Non solo un film di denuncia e di riscoperta morale, ma anche una riflessione più profonda sul potere delle azioni quotidiane, che salvano gli individui e la comunità.

Cillian Murphy in Piccole cose come queste. Photo Credit: Shane O’Connor

Matt Damon e Ben Affleck dietro le quinte

Il film vanta una produzione importante, con il coinvolgimento di Matt Damon e Ben Affleck attraverso la Artits Equity. Non solo Murphy concorre al riuscito film di Mielants, ma anche Watson e Walsh completano un quadro pressoché completo di un periodo e di un’atmosfera, spesso così gelida ma tesa a tal punto da avvicinare l’horror gotico. Senza dubbio è più riuscita la parte legata agli anni ’80, dove il tormento di Bill ha la meglio e sembra scuotere il mondo per intero. Meno incisive, forse perché più difficili da leggere, sono i flashback, in cui Bill osserva con occhi da bambino ciò che accade alla madre.

L’aspetto della passività ha un ruolo fondamentale in Piccole cose come queste: Bill è vittima della realtà in cui è cresciuto, finché qualcosa non divampa. Da questo punto di vista, la regia di Mielants è abile nel rappresentare il risveglio morale senza associarlo a sensazionalismi formali. Al contrario rimane saldo all’atmosfera impostata, che rimane così punto fermo e accesso per lo spettatore, mentre Bill agisce dall’interno bloccando un complesso meccanismo sociale. Questo paese d’Irlanda è piccolissimo, eppure restituisce il mondo intero grazie al gesto di un uomo che cerca di salvare almeno una vita, quella di una giovane inerme.

Per quanto legato al genere storico, Piccole cose come queste sembra perciò guardare negli occhi il suo spettatore, legato ad un contesto presente che nasconde come allora meschinità morali e grandi trappole per il rigore umano di ciascuno di noi. L’adattamento dal romanzo non accenna mai nelle battute a possibili rimandi, ma l’opera di Mielants è più complessiva e anche nelle allegorie che costruisce mette in contatto periodo storico mostrato, presente e universalità dei temi messi in scena. Quando Bill scava il carbone, diventa lui stesso una grande macchia pece, scavando nel fondo della terra una tomba che riguarda tutti.

Mielants lo mette al centro, tiene la camera fissa, lascia lavorare Murphy, poi stacca sul volto e in quegli occhi vitrei Piccole cose come queste trova la sintesi e si realizza come opera compiuta, di cui fare buon uso. Le suore dell’istituto ci terrorizzano, e Mielants le rappresenta come silhouette disumane, parte di un horror celato nella quotidianità. Difficile da vedere, finché un regista, o una scrittrice, non decide di farne il centro del proprio operato.

Guarda il trailer ufficiale di Piccole cose come queste

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Piccole cose come queste è un film che arriva al punto prendendosi i suoi tempi. Si avvale di silenzi, degli spazi freddi di un’Irlanda che sembra, da subito, voler nascondere qualcosa. Quando Tim Mielants mette in scena il segreto celato da un paese - sotto gli occhi di tutti, ma ignorato - il tono accelera, Cillian Murphy fa incetta di primi piani e con il volto scavato inizia a muoversi tra ricordi e presente, intessendo un racconto tanto delicato quanto capace di affondare la propria denuncia. Non è immediato, non è ritmato, ma dice tutto, anche grazie ai silenzi che gli occhi del suo protagonista riescono a far parlare.

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Piccole cose come queste è un film che arriva al punto prendendosi i suoi tempi. Si avvale di silenzi, degli spazi freddi di un’Irlanda che sembra, da subito, voler nascondere qualcosa. Quando Tim Mielants mette in scena il segreto celato da un paese - sotto gli occhi di tutti, ma ignorato - il tono accelera, Cillian Murphy fa incetta di primi piani e con il volto scavato inizia a muoversi tra ricordi e presente, intessendo un racconto tanto delicato quanto capace di affondare la propria denuncia. Non è immediato, non è ritmato, ma dice tutto, anche grazie ai silenzi che gli occhi del suo protagonista riescono a far parlare.Piccole cose come queste, recensione del film con Cillian Murphy