sabato, Novembre 27, 2021
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Per tutta la vita, recensione del nuovo film di Paolo Costella

La recensione di Per tutta la vita, il film di Paolo Costella con Ambra Angiolini, Fabio Volo e Claudia Gerini. Al cinema dall'11 novembre.

Per tutta la vita è il titolo della nuova commedia diretta da Paolo Costella (Baciato dalla fortuna, Matrimonio al Sud) con protagonisti Ambra Angiolini, Luca Bizzarri, Carolina Crescentini, Claudia Gerini, Paolo Kessisoglu, Filippo Nigro, Claudia Pandolfi e Fabio Volo (visto, di recente, nel film Genitori Vs Influencer). Il film sarà nelle sale dall’11 novembre e vede aleggiare, sulla sceneggiatura, la presenza di Paolo Genovese, fautore dei successi di Perfetti sconosciuti e The Place, che ritorna a collaborare con lo stesso team di sceneggiatori (oltre al regista Costella) per raccontare ancora una volta una storia di sentimenti contrastanti e relazioni ben radicata nella contemporaneità.

Per tutta la vita parte da una premessa provocatoria: un matrimonio dovrebbe durare fino alla morte. Ma se, invece di quest’ultima, a separare una coppia fosse un giudice che dichiara nullo un matrimonio, dopo aver scoperto che il prete che ha sposato i coniugi non è un vero prete, ma solo un truffatore? E come affronterebbe la coppia questa “seconda possibilità”? È quello che succede alle quattro coppie protagoniste del film, che scoprono di non essere mai state sposate. Le loro vicende, intrecciate tra loro, si complicano diventando sempre più tese mano a mano che il fatidico giorno in cui giurarsi amore eterno si avvicina: questo perché il secondo ‘sì’ segnerà per tutti l’inizio di una nuova esistenza.

Per tutta la vita cerca di riproporre, sul grande schermo, una formula da commedia sentimentale (all’italiana) ormai ampiamente consolidata: buoni sentimenti, relazioni complesse, analisi delle dinamiche familiari, contraddizioni e umorismo malinconico. Ma lo schema che aveva fatto deflagrare il successo di Perfetti sconosciuti qui sembra incepparsi, procedendo claudicante verso sviluppi ed epiloghi stanchi e già visti. Un’operazione, quella firmata da Costella, che non sembra abbastanza forte da bissare i successi del passato né di aprire la strada per una nuova drammaturgia: la macchina da presa del regista rimbalza, pigramente, da una coppia all’altra, inseguendo il loro privato e spiando le reazioni innescate dall’interessante premessa di partenza a partire dalla quale si muove il film.

Una premessa notevole, forte e deflagrante: un “What If…?” sognato da molti sceneggiatori che non viene, però, svelato nel migliore dei modi, con delle carte troppo fiacche e una mano al tavolo verde che non brilla per la sua strategia di gioco. Il setup è fragile, confuso e pronto a dissiparsi nel confuso “valzer degli addii” delle quattro coppie mostrate sullo schermo, prototipi diversi della modernità odierna. Ci sono i coniugi sull’orlo del divorzio e in guerra per gli alimenti; la coppia felice ma non d’accordo sull’avere – o non avere – figli e, infine, due coppie di amici che nascondono fin troppi segreti tra loro, nonostante la forza del loro legame. Tante storie, forse troppe storie che distraggono e confondono, appesantendo una scrittura che non riesce a brillare nemmeno quando abbandona il primo atto lanciandosi nelle peripezie del secondo, regalando dialoghi già visti e imbrigliati dal freno della convenzionalità.

Le parole che si scambiano sullo schermo gli attori suonano come forzate, cliché consolidati di situazioni già viste dallo spettatore innumerevoli volte, copioni già scritti per l’atavico schermo d’argento; anche gli interpreti, per quanto cerchino di inseguire credibilità e naturalezza, finiscono per restare schiacciati dalle spire dei topoi, in alcuni casi ritrovandosi ad interpretare ruoli stereotipati, lontani da una psicologia complessa e contraddittoria che possa arricchirli di sfumature ulteriori, rendendoli sempre più umani e sempre più coinvolti in un processo mimetico con la realtà. Per tutta la vita cerca di spiare nella contemporaneità dell’Italia di oggi, delle coppie moderne, nel privato che viene sconvolto da una sibillina domanda: e se ci fosse la possibilità di scegliere una seconda volta, ci si sceglierebbe di nuovo?

Ma Per tutta la vita rimane comunque una commedia moderna, incentrata anche su situazioni e personaggi che affrontano tematiche delicate: ne sono un esempio le varie donne protagoniste, tutte fautrici del loro destino e di scelte forti e radicali, non più seconde – sul piano narrativo – agli uomini ma finalmente protagoniste delle loro scelte, emancipate e riflessive, sensibili ma tenaci; e poi ci sono gli uomini, non più ingabbiati dalle aspettative sociali in semplici ruoli da padri e forti figure di riferimento archetipiche, ma ancora una volta characters dalle molte sfaccettature che cercando di crescere progressivamente, affrontando le difficoltà e gli ostacoli che la vita pone lungo il loro cammino, ammettendo errori e ritornando perfino sull’ombra dei propri passi.

Guarda il trailer ufficiale di Per tutta la vita

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Per tutta la vita cerca di riproporre, sul grande schermo, una formula da commedia sentimentale (all’italiana) ormai ampiamente consolidata: buoni sentimenti, relazioni complesse, analisi delle dinamiche familiari, contraddizioni e umorismo malinconico. Ma lo schema che aveva fatto deflagrare il successo di Perfetti Sconosciuti qui sembra incepparsi, procedendo claudicante verso sviluppi ed epiloghi stanchi e già visti.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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