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Past Lives, recensione del film di Celine Song

Presentato in anteprima italiana alla 18esima Festa del Cinema di Roma, Past Lives arriva nelle sale il 14 febbraio.

C’è un concetto cardine nella filosofia orientale, spesso banalizzato solo per assecondare un immaginario pop e commerciale: quello di in-yeon. Nella cultura coreana, le anime destinate a stare insieme prima o poi si ritroveranno, a dispetto dello spazio e del tempo; in base a questa teoria quindi, per trovare davvero la propria anima gemella, si deve prendere sul serio ogni interazione lungo il proprio cammino, dal momento che ogni incontro è un passo fondamentale per arrivare a “quello che deve essere” e che è scritto nel destino, in un’ottica puramente fatalista.

Perfino le nostre vite passate portano le tracce di questi “corsi e ricorsi sentimentali”, segni inequivocabili di una continua ricerca che rischia di restare inappagata, se non si riesce a far coincidere intenti, obiettivi e desideri nel corso della vita. Prendendo spunto dalle dottrine d’oriente la commediografa coreana – ma naturalizzata canadese – Celine Song ha prestato la propria penna teatrale al cinema, scrivendo e dirigendo il suo debutto intitolato Past Lives, che dopo vari successi raccolti durante i passaggi al Sundance Film Festival e alla Berlinale è approdato anche alle 18esima edizione della Festa del Cinema di Roma, prima di conquistare le sale a partire dal 14 febbraio.

Nel film, i protagonisti della vicenda narrata sono Nora e Hae Sung, due amici d’infanzia molto legati tra loro da un’affinità elettiva profonda. I due si separano quando la famiglia di Nora decide di emigrare dalla Corea del Sud al Canada, finendo in tal modo per perdersi di vista. Crescendo lì, Nora (Greta Lee) riesce a coronare il suo sogno di scrivere per vivere e si trasferisce finalmente a New York, coronando il suo desiderio e sposando infine un altro drammaturgo, Arthur (John Magaro). Nel frattempo Hae Sung (Teo Yoo) sta svolgendo la leva militare obbligatoria in Corea e, infine, gli studi in Cina per diventare ingegnere. I loro destini sembrano ormai essersi definitivamente separati per sempre, almeno finché Nora non trova di nuovo l’amico di infanzia sui social, scoprendo che anche lui la sta cercando: così, vent’anni dopo, i due si incontrano e trascorrono insieme una settimana, durante la quale si ritroveranno ad affrontare nozioni come quella di amore e destino, considerando il futuro senza mai dimenticare il passato.

Atmosfere che guardano al Linklater più romantico

Per Past Lives, la drammaturga Song sceglie di mescolare sapientemente l’arte della parola – alla base dell’azione teatrale – con un’atmosfera cinematografica e delle suggestioni che guardano al Richard Linklater più romantico, come quello della trilogia di Before; al posto della coppia costituita da Ethan Hawke e Julie Delpy, ad interrogarsi sulla complessità dell’universo dei sentimenti troviamo la Lee e Yoo, volti d’oriente che incarnano alla perfezione la struggente contraddizione che anima chi vive ad un crocevia tra due mondi, portatore sano di una cultura antica della quale vorrebbe liberarsi perché già proiettato nell’empireo dei propri sogni, da costruire frammento dopo frammento, forse sacrificando un po’ di se stesso.

Il film di debutto della Song è un sistema complesso che dialoga con diversi argomenti, intrecciando sapientemente i fili sottili di suggestioni e contaminazioni. Dall’amore alla quotidianità, passando per le dottrine filosofiche e le meditazioni struggenti sul passato che tale è e non può tornare sotto nessuna forma, come sosteneva Francis Scott Fitzgerald. Perché pur occhieggiando – a partire dal titolo stesso – anche al tema della reincarnazione, intesa come un destino ineluttabile che sembra connettere ovunque le anime affini, Past Lives pone al centro di tutto l’arduo tema della scelta: lasciare tutto per inseguire un effimero desiderio, coltivato da sempre e mai espresso (né consumato), oppure mantenere in perfetto equilibrio uno status quo all’insegna di una realizzata tranquillità?

Un’elegante dissertazione sul tema del ricordo

Domande esistenziali alle quali il film non cerca di rispondere; piuttosto, il suo intento sembra essere quello di strutturare un’elegante dissertazione – per immagini – sul tema del ricordo attraversato dalla malinconia, soprattutto quando coincide con una memoria emotiva forte e struggente. Nora e Hae Sung accompagnano gli spettatori tra i dedali delle “vite passate” e un presente che non vede né antagonisti né eroi, quanto una teoria di personaggi (pochi, tra l’altro) che viene seguita da vicino nel proprio percorso emotivo, mentre si agitano alla ricerca di un senso per ordinare quell’ingiustificato caos che chiamiamo amore.

E per parlare di sé, della propria esperienza – soprattutto da immigrata in un altro paese – e della propria condizione umana, Celine Song sceglie di affidarsi al dramma romantico intriso di amara malinconia, allo sguardo nostalgico di una macchina da presa che spia, con discrezione, nelle vite degli altri, reinterpretando perfino il paesaggio in un dolcissimo riflesso delle incertezze che dilaniano gli animi. Grazie anche alla nostalgica qualità della pellicola 35 mm su cui è girato, Past Lives trasforma una dissertazione su un tema universale, complesso e sfaccettato in una riflessione ben più ampia sul tempo, sull’impossibilità di riavvolgere il nastro riportando tutto al passato, liberandoci però al contempo delle consapevolezze maturate nel presente.

Ad incarnare queste idiosincrasie romantiche è soprattutto il personaggio di Nora, che non può più ritornare quella che era un tempo, nella sua “vita passata”, ma nemmeno può continuare a vivere il presente che ha sempre sognato ignorando la presenza di Hae Sung. Contro ogni pronostico, proprio come un altro film presentato sempre nel corso della Festa del Cinema – Fingernails di Christos Nikou –, anche Past Lives riconferma quanto la vita sia ben diversa dalla realtà pop che spesso, edulcorata, abbiamo assorbito da spettatori: è molto più struggente, complessa e malinconica nonostante il proprio fascino, e l’abilità di molti cineasti odierni sta proprio nel riuscire ad immortalarla così com’è, senza orpelli d’alcun tipo.

Guarda il trailer ufficiale di Past Lives

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Past Lives trasforma una dissertazione su un tema universale, complesso e sfaccettato (come l'amore) in una riflessione ben più ampia sul tempo, sull’impossibilità di riavvolgere il nastro riportando tutto al passato, liberandoci però al contempo delle consapevolezze maturate nel presente. Il film solleva domande esistenziali alle quali non cerca di rispondere; piuttosto, il suo intento sembra essere quello di strutturare un’elegante dissertazione – per immagini – sul tema del ricordo attraversato dalla malinconia, soprattutto quando coincide con una memoria emotiva forte e struggente.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Past Lives trasforma una dissertazione su un tema universale, complesso e sfaccettato (come l'amore) in una riflessione ben più ampia sul tempo, sull’impossibilità di riavvolgere il nastro riportando tutto al passato, liberandoci però al contempo delle consapevolezze maturate nel presente. Il film solleva domande esistenziali alle quali non cerca di rispondere; piuttosto, il suo intento sembra essere quello di strutturare un’elegante dissertazione – per immagini – sul tema del ricordo attraversato dalla malinconia, soprattutto quando coincide con una memoria emotiva forte e struggente.Past Lives, recensione del film di Celine Song