giovedì, Agosto 18, 2022
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Padrenostro, recensione del film con Pierfrancesco Favino

La recensione di Padrenostro, il nuovo film di Claudio Noce con protagonista Pierfrancesco Favino. Nelle sale italiane dal 24 Settembre.

Padrenostro è il nuovo film firmato da Claudio Noce, che dopo le incursioni nel noir “accecante” de La Foresta di Ghiaccio è tornato dietro la macchina da presa per rielaborare una tragica ferita del proprio passato legata all’attentato subito da suo padre, il vicequestore Alfonso Noce. Una ferita tragica appunto, un passato doloroso e un episodio che ha segnato la vita del regista e che adesso trova spazio sul grande schermo, grazie soprattutto all’intensa presenza scenica di Pierfrancesco Favino, premiato con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Venezia 77. Il film approderà finalmente nelle sale italiane il prossimo 24 Settembre grazie a Vision Distribution.

Roma, 1976. Valerio (Mattia Garaci) ha dieci anni e una fervida immaginazione; ma la sua tranquilla vita da bambino viene sconvolta quando, insieme alla madre (Barbara Ronchi) e alla sorellina (Lea Favino), assiste all’attentato ai danni di suo padre Alfonso (Pierfrancesco Favino) da parte di un commando di terroristi. Da quel momento, la paura e il senso di vulnerabilità segnano drammaticamente i sentimenti di tutta la famiglia. Ma è proprio in quei giorni difficili che Valerio conosce Christian (Francesco Gheghi), un ragazzino poco più grande di lui: solitario, ribelle e sfrontato, sembra arrivato dal nulla. Quell’incontro, in un’estate carica di scoperte, cambierà per sempre le loro vite.

Era il 1976 quando qualcosa s’incrinava, forse per sempre, nella vita privata del giovanissimo futuro regista Claudio Noce: suo padre Alfonso, vicequestore, subiva un attentato per mano dell’organizzazione terroristica Nuclei Armati Proletari, in cui persero la vita il poliziotto Prisco Palumbo e il terrorista Martino Zichittella. Un drammatico conflitto a fuoco che ha lasciato incolume Noce ma sancito la tragica fine di altre due vite; e propri questi elementi confluiscono, rielaborati, nella drammaturgia di Padrenostro.

Ciò che più stupisce in Padrenostro è la grammatica narrativa scelta da Noce: una sintassi cinematografica, che usa il linguaggio completo della macchina cinema tout court per raccontare una delle pagine più oscure della nostra storia recente. Gli Anni di Piombo non vengono raccontati semplicemente ripercorrendo conflitti a fuoco e sanguinosi atti di cronaca; piuttosto, il punto di vista privilegiato sui fatti diventa quello di un bambino, un ragazzino di dieci anni che affronta la perdita dell’innocenza e l’entrata nell’età adulta nel modo più complesso (e cruento) possibile.

Non viene concesso spazio al tempo: per quanto ossimorico come concetto, ben riassume l’urgenza del piccolo Valerio di affrontare la violenza della realtà che irrompe nel candore dell’infanzia, contaminandola e finendo per distorcere i contorni di un tranquillo menage famigliare. L’occhio di Noce, in Padrenostro, supera la cronaca trasformandosi in racconto intimo e privato: è l’analisi di una rielaborazione di un lutto/dramma, nonché una profonda riflessione sul rapporto viscerale tra padre e figlio.

Un rapporto sancito non solo sul piano biologico, ma più in generale su quello relazionale: il “padre nostro” è Alfonso che, tra frammenti di ricordi e suggestioni, si trasforma nella figura del Padre, archetipo antico che influenza tanto suo figlio quanto Christian, il giovane ragazzo di appena quattordici anni che farà irruzione nelle esistenze dei protagonisti.

Come vettori, le dinamiche che animano Padrenostro si incrociano con le traiettorie del ricordo e della memoria: frammenti privati si intersecano con la Storia, le istantanee del passato – immortalate nella perfetta ricostruzione degli anni ’70 – si confondono con l’immaginario collettivo tra musiche e suggestioni, grazie soprattutto al linguaggio filmico della macchina da presa, alla colonna sonora che da extra-diegetica diventa diegetica conducendo per mano gli spettatori tra azioni e scelte dei personaggi sullo schermo. Il risultato è un mosaico della memoria, fondato sulla rielaborazione del dolore e del terrore; un racconto di formazione più grande della vita stessa e della Storia, dirompente come l’inevitabile.

Guarda il trailer ufficiale di Padrenostro

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Ciò che più stupisce in Padrenostro è la grammatica narrativa scelta da Noce: una sintassi cinematografica, che usa il linguaggio completo della macchina cinema tout court per raccontare una delle pagine più oscure della nostra storia recente.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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