«Solo perché il mondo è fuori di testa non dovete stare dalla parte sbagliata della storia». È probabilmente questa la battuta che racchiude meglio di qualsiasi altra l’idea dietro One Night Only – Quando tutto è possibile, il nuovo film di Will Gluck. Perché il mondo raccontato dalla sua commedia romantica è fuori di testa per davvero: negli Stati Uniti il sesso prematrimoniale è stato proibito e ai single rimangono soltanto dodici ore all’anno per poterlo praticare legalmente. Preservativo obbligatorio.
L’assurdità della premessa è naturalmente voluta. Gluck prende una delle strutture più classiche della commedia romantica, quella di due sconosciuti destinati a incontrarsi, perdersi e ritrovarsi, e la immerge in un’America appena deformata rispetto alla nostra. Appena, ed è questo il punto. In un presente nel quale la politica statunitense di Donald Trump e, più in generale, di gran parte del mondo occidentale sembrano aver progressivamente smarrito alcuni punti di riferimento, persino l’idea di un governo che pretenda di regolamentare la vita sessuale dei propri cittadini diventa il punto di partenza grottesco per parlare di qualcosa di molto contemporaneo.
La trama di One Night Only
Sono ormai tre anni che negli Stati Uniti i rapporti sessuali tra persone non sposate sono illegali. Esiste una sola eccezione: una notte all’anno durante la quale il divieto viene sospeso per dodici ore. A New York, Owen (Callum Turner), proprietario di una pizzeria, pensa di aver già programmato la propria serata: vuole trascorrerla con Malika (Maya Hawke), la sua ragazza, e ha persino preparato l’anello per chiederle di sposarlo. Il piano crolla quando lei gli comunica di avere intenzione di approfittare dell’unica notte disponibile per andare a letto con un vicino di casa. Owen si ritrova così improvvisamente single proprio nella notte più sfrenata dell’anno.
Dall’altra parte della città c’è Allie (Monica Barbaro), cantante che presta la propria voce a jingle pubblicitari. Anche lei partecipa alla grande notte collettiva, accompagnata dall’amica Jacinta (King Princess), ma con intenzioni quasi anacronistiche rispetto a quelle di chi le sta intorno: non cerca soltanto qualcuno con cui fare sesso, vorrebbe incontrare una persona con cui costruire qualcosa. Owen e Allie finiscono così per incrociarsi per caso.
Da quel momento il film diventa una corsa attraverso New York fatta di incontri, deviazioni, equivoci e personaggi sempre più assurdi. Owen e Allie continuano a sfiorarsi, ritrovarsi e separarsi mentre attorno a loro un’intera città sembra impegnata a sfruttare fino all’ultimo secondo la notte meno romantica dell’anno.

La rom-com incontra la distopia
L’accostamento con La notte del giudizio è inevitabile. L’idea di fondo è molto simile: immaginare un’America distopica in cui il governo trasforma una sola notte all’anno in una parentesi di libertà assolutamente fuori dall’ordinario. Se nella saga horror per dodici ore vengono sospese le leggi, lasciando libero sfogo alla violenza, in One Night Only il meccanismo viene ribaltato in chiave romantica: il sesso prematrimoniale, proibito durante il resto dell’anno, torna legale soltanto per una notte.
Il risultato è una delle idee di partenza più curiose viste recentemente all’interno di un genere che negli ultimi anni ha prodotto molti più danni che sorprese. Il regista americano, del resto, conosce bene il territorio. Da Easy Girl ad Amici di letto, fino al recente successo di Tutti tranne te, Will Gluck ha costruito buona parte della propria carriera giocando con le convenzioni della commedia sentimentale americana. Qui parte dalla sceneggiatura di Travis Braun e prova nuovamente a rinfrescarle. Eppure, sotto tatuaggi che cambiano colore, preservativi venduti a prezzi folli e persone che fanno sesso praticamente ovunque, One Night Only rimane una rom-com molto classica.
È il mondo attorno a loro a rendere interessante quella struttura. Nella notte in cui tutti possono finalmente fare sesso, i due protagonisti sembrano infatti essere gli unici interessati a innamorarsi. È un ribaltamento semplice ma efficace. Il film prende così le regole più riconoscibili del genere e le aggiorna attraverso un’idea moderna, contemporanea e abbastanza folle da permettere alla sceneggiatura di giocare continuamente con esse.
La lunga serie di incontri bizzarri che scandisce la notte ricorda persino, con tutte le dovute proporzioni, il meccanismo di Fuori orario di Martin Scorsese: una città notturna che sembra trasformarsi progressivamente in un universo autonomo, dove ogni tentativo di raggiungere una destinazione genera un’altra deviazione e ogni personaggio incontrato apre la porta a una nuova situazione. Gluck alleggerisce naturalmente il disorientamento della notte scorsesiana: il suo è un caos leggero, brillante, dichiaratamente pop, sostenuto da un ritmo vivace e da una sceneggiatura che non rimane mai ferma.

Un’America che ha perso la bussola
Ma sarebbe riduttivo considerare l’assurda legislazione di One Night Only soltanto un espediente necessario a mettere in moto la commedia. Il film dissemina frecciatine politiche lungo tutta la storia e dietro il divieto sessuale c’è una satira dell’America più conservatrice, del puritanesimo, della sacralizzazione del matrimonio e soprattutto della pretesa della politica di stabilire cosa sia moralmente accettabile nella sfera privata.
Il punto interessante è proprio l’esagerazione. Se un governo può intervenire sempre più profondamente sulle libertà individuali, fino a che punto può arrivare? One Night Only porta il ragionamento deliberatamente all’assurdo: persino il sesso diventa qualcosa che lo Stato può concedere per dodici ore, imponendo regole, strumenti e condizioni. Il mondo può impazzire, la politica può normalizzare l’assurdo e ciò che ieri sembrava inconcepibile può diventare improvvisamente legge.
È proprio qui, però, che emerge anche il principale limite del film. Gluck costruisce un contesto potenzialmente ricchissimo e poi sembra avere paura di guardarlo davvero. Tutti gridano «Fuck the mandate!», ma praticamente nessuno si ribella. Non si vede nessuno infrangere apertamente la legge: un intero Paese sembra aver accettato docilmente una follia governativa. È un’occasione persa, perché approfondire maggiormente questo universo avrebbe reso molto più potente anche la componente politica.
La satira rimane invece sullo sfondo, presente abbastanza da impedire di considerarla casuale ma mai sviluppata fino alle sue conseguenze più interessanti. One Night Only vuole prendere in giro l’America pudica e conservatrice, ma quando dovrebbe affondare il colpo preferisce tornare alla commedia. È probabilmente ciò che gli impedisce di diventare qualcosa di più ambizioso.

Due romantici nella notte meno romantica dell’anno
E alla fine One Night Only funziona soprattutto perché funzionano loro: Callum Turner e Monica Barbaro. I due hanno una grande alchimia e riescono a rendere credibile una relazione costruita paradossalmente più sulle occasioni mancate che sul tempo trascorso insieme. Turner porta a Owen un romanticismo goffo e sincero; Barbaro (già vista nei panni di Joan Baez in A Complete Unknown) conferma il proprio talento, trovando in Allie un personaggio brillante e carismatico.
Attorno a loro Will Gluck costruisce un piccolo circo: una serie di apparizioni e personaggi secondari contribuisce alla sensazione che qualsiasi cosa possa accadere prima dell’alba. Particolarmente divertenti sono i camei di Glen Powell e Sydney Sweeney, protagonisti di Tutti tranne te, un’autocitazione con cui Gluck collega idealmente le sue ultime due commedie romantiche.
One Night Only non rivoluziona davvero la rom-com, ma trova abbastanza idee per giocare con le sue regole senza distruggerle. È divertente, brillante, ben recitato e soprattutto molto più intelligente di quanto la sua premessa volutamente demenziale potrebbe far pensare. Lo scarso successo ottenuto negli Stati Uniti rischia di farlo passare inosservato, ma possiede esattamente il carattere di quei film che il pubblico potrebbe riscoprire tra qualche anno, quando ormai sarà troppo tardi per salvarlo al botteghino.


