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Omen – L’origine del Presagio, recensione del film di Arkasha Stevenson

Basato sui personaggi creati da David Seltzer, Omen - L'origine del Presagio è al cinema dal 4 aprile.

Omen – L’origine del Presagio è il prequel della celebre saga horror basata sui personaggi creati dallo scrittore e sceneggiatore David Seltzer, che nel lontano 1976 si occupò di trasporre la sua stessa opera in un film per il grande schermo diretto dal compianto Richard Donner e passato alla storia. Quel film – interpretato dal leggendario Gregory Peck – consegnò ufficialmente ai posteri l’inquietate storia – e figura – del piccolo Damien, il figlio di Satana, generando ben tre sequel (realizzati tra il 1978 e il 1991), un remake (2006) e persino una serie tv (2016).

Il prequel targato 20th Century Studios – in uscita nelle sale italiane il 4 aprile – vede protagonista Nell Tiger Free nel ruolo di Margaret, un’orfana cresciuta dalla chiesa che nel 1971 arriva a Roma dagli Stati Uniti per prendere i voti e diventare suora. Ad accoglierla al suo arrivo nella capitale ci sarà padre Lawrence (Bill Nighy), che nel tragitto verso il convento le racconta delle turbolenze sociali che hanno portato a violente proteste in tutta la città. Il convento che ospiterà Margaret è specializzato non soltanto nella cura degli orfani, ma anche nell’assistenza al parto di giovane madri.

Durante la sua prima ispezione nel convento sotto la guida di Suor Silvia (Sonia Braga), Margaret si accorge subito di qualcosa di strano, a partire da una giovane ragazza di nome Carlita (Nicole Sorace) tenuta isolata in una stanza e affetta da terrificanti visioni. Poco dopo, la novizia verrà avvicinata di nascosto da padre Brennan (Ralph Ineson), parroco scomunicato che le rivela preziose ma al tempo stesso scioccanti informazioni sul sinistro complotto del convento per favorire la venuta dell’Anticristo sulla Terra, già profetizzata allo stesso Brennan da padre Harris (Charles Dance) nella sequenza d’apertura del film.

Restituire dignità al cinema mainstream

Di primo acchito, la trama di Omen – L’origine del Presagio potrebbe far pensare – a ragione – all’ennesima variazione sul tema dell’eterno conflitto tra bene e male, tra Dio e il Diavolo, già abbondantemente raccontato in tantissima cinematografia orrorifica sia presente che passata. Eppure, questo prequel della celebre saga riesce a collegarsi esattamente a metà strada fra una certa frivolezza e stravaganza tipica di questo tipo di storie e una serietà nel tono del racconto che affonda le radici nella manifesta volontà di andare a scandagliare qualcosa di molto più sinistro e, perché no, anche contemporaneo.

Per buona parte del film, l’esordiente Arkasha Stevenson (questo è il suo primo lungometraggio) si diverte a confondere lo spettatore, presentandogli una storia che all’apparenza sembra non avere nulla di originale. In realtà, quello che la regista fa è maneggiare con estrema cura la materia trattata, seminare per indurre curiosità e raccogliere, alla fine, i frutti di una tensione e di uno spavento costruiti e indotti in maniera davvero notevole, spingendosi fin dentro i territori più insidiosi dell’orrido per sviscerare la paura reale e consentire allo spettatore di fare esperienza di una vasta gamma di sensazioni contrastanti durante la visione.

Nulla di scioccante né di inedito per il genere di riferimento: eppure, Stevenson riesce a costruire un racconto progressivo che diventa sempre più intrigante e inquietante al suo incedere verso una risoluzione forse prevedibile ma non per questo meno appagante, impreziosendo la sua giovane creatura di una serie di scene respingenti (con accezione “positiva”) come da tempo non se ne vedevano nel cinema di genere e che nulla hanno da invidiare a quanti, prima di lei, hanno lastricato di mattoni rosso sangue l’impervia strada dell’horror e dei suoi sottogeneri (su tutti, il body horror), restituendo anche una certa dignità al cinema mainstream, spesso additato di poco coraggio nella messa in scena dell’orrore, della repulsione, della paura.

Naturalmente, non mancano gli omaggi e i rimandi – come è anche giusto che sia – tanto al genere di appartenenza (Rosemary’s Baby su tutti) quanto alla saga stessa: la scena del suicidio di una delle suore non può non riportare alla memoria quella del suicidio della prima governante del piccolo Damien nel bellissimo primo capitolo diretto da Donner, a cui questo prequel si ricollega in maniera estremamente precisa e coerente, svelandoci finalmente come il diplomatico statunitense Robert Thorne (il personaggio di Peck nell’originale del ’76) sia finito ad adottare quello che si rivelerà essere l’Anticristo.

In generale, la più grande risorsa di Arkasha Stevenson nella gestione di una materia di fatto spigolosa, che avrebbe potuto portare all’ennesimo esperimento di riavvio senza arte né parte, è proprio l’abilità di generare paura attraverso le immagini (evocate o esplicite, cruente o misurate) e l’attenzione ai dettagli (anche i più macabri) che da sempre sono in grado di fare la differenza quando l’obiettivo è quello di far sobbalzare sulla poltrona o di lasciare sotto pelle una sensazione di inquietudine e di inadeguatezza che non è sempre facile scrollarsi di dosso.

Altro aspetto di grande fascinazione nell’opera di Stevenson è sicuramente l’attenzione al contesto storico in cui si svolgono le vicende (la Roma del 1971, magnificamente catturata in tutte le sue contraddizioni dalla fotografia di Aaron Morton) e la riflessione mai forzata  – al contrario, perfettamente inserita nel tessuto narrativo del film – sul corpo femminile, lontana dalle mere discussioni sull’oggettificazione sessuale, più vicina ai concetti di violazione, creazione e maternità.

Un’immagine di Omen – L’origine del Presagio. Photo courtesy of 20th Century Studios.

Scelte estetiche raffinate e immagini perturbanti

Nell Tiger Free (già volto di Servant per M. Night Shyamalan nella serie Apple TV+, ma nota soprattutto per il ruolo di Myrcella Baratheon in Game of Thrones), è una piacevole rivelazione, in grado di reggere il peso dell’intero film sulle proprie spalle grazie ad una presenza scenica efficace, sicura e ad una sguardo penetrante. Quella di Omen – L’origine del Presagio è sicuramente una storia che chiede molto al suo personaggio, costringendola a spaziare dall’ingenuità e dall’innocenza all’audacia e alla seduzione, dal ruolo di custode comprensiva a quello di genitrice posseduta, impedendoci come sotto l’effetto di uno strano incantesimo di distogliere lo sguardo dal suo viaggio verso gli inferi, di cui siamo testimoni pienamente coinvolti dall’inizio alla fine, anche grazie alla sue svolte telefonate ma comunque imponenti.

Attori ben più navigati del calibro di Ralph Ineson, Charles Dance e Bill Nighy conferiscono al film molta più credibilità di quanto generalmente i casting di questo tipo di operazioni siano in grado di offrire. Da segnalare anche l’interpretazione di Sonia Braga nei panni di una suora particolarmente minacciosa, di una Maria Caballero in perfetto equilibrio fra ridigità cattolica e fascino sensuale, e la presenza di ben due attori italiani: Andrea Arcangeli (Il Divin Codino, Come pecore in mezzo ai lupi) nei panni di Pietro (personaggio che avrà una sua centralità nella storia di Margaret) e Nicole Sorace (The Good Mothers), bravissima nei panni di una giovane destabilizzata e impaurita.

Fino ad oggi, il 2024 non era stato ancora in grado di offrire a tutti gli appassionati di cinema horror un titolo veramente degno di attenzione (basti pensare ai recenti Imaginary e Night Swim, entrambi targati Blumhouse). I 20th Century Studios riescono nell’impresa di regalare finalmente alla sala cinematografica un prodotto in grado di uscire dal seminato della pigrizia e della svogliatezza, capace di lavorare dignitosamente sulla manifestazione della paura attraverso una trama coerente, un adeguato sviluppo dei personaggi, scelte estetiche decisamente raffinate e immagini perturbanti capaci di restare impresse. Omen – L’origine del Presagio è senza dubbio il miglior film del franchise dall’originale degli anni ’70 e probabilmente il primo vero grande film horror di questa annata cinematografica appena iniziata.

Guarda il trailer di Omen – L’origine del Presagio

GIUDIZIO COMPLESSIVO

I 20th Century Studios riescono nell'impresa di regalare finalmente alla sala cinematografica un prodotto in grado di uscire dal seminato della pigrizia e della svogliatezza, capace di lavorare dignitosamente sulla manifestazione della paura attraverso una trama coerente, un adeguato sviluppo dei personaggi, scelte estetiche decisamente raffinate e immagini perturbanti capaci di restare impresse. Omen - L'origine del Presagio è senza dubbio il miglior film del franchise dall'originale degli anni '70 e probabilmente il primo vero grande film horror di questa annata cinematografica appena iniziata.
Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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I 20th Century Studios riescono nell'impresa di regalare finalmente alla sala cinematografica un prodotto in grado di uscire dal seminato della pigrizia e della svogliatezza, capace di lavorare dignitosamente sulla manifestazione della paura attraverso una trama coerente, un adeguato sviluppo dei personaggi, scelte estetiche decisamente raffinate e immagini perturbanti capaci di restare impresse. Omen - L'origine del Presagio è senza dubbio il miglior film del franchise dall'originale degli anni '70 e probabilmente il primo vero grande film horror di questa annata cinematografica appena iniziata.Omen - L'origine del Presagio, recensione del film di Arkasha Stevenson