A otto anni di distanza dall’uscita del primo film, arriva finalmente nelle sale – portandosi dietro un bagaglio di aspettative importanti da soddisfare – Oceania 2, il sequel del 56° Classico Disney uscito nel 2016 che riscosse un grandissimo successo di pubblico e critica, arrivando a conquistare l’anno seguente due prestigiose candidature agli Oscar (miglior film d’animazione e miglior canzone originale per “How Far I’ll Go”).
Raramente i sequel dei film Disney riescono a raggiungere la qualità dei loro illustri predecessori (basti pensare a Raph Spacca Internet o a Frozen II – Il segreto di Arendelle). Con grande sorpresa, Oceania 2, diretto da David Derrick Jr. insieme a Jason Hand e Dana Ledoux Miller (tutti e tre al loro debutto alla regia) e in uscita il 27 novembre in Italia, rappresenta una sorta di positiva eccezione a questa regola non scritta.
Nonostante il film non riesca mai a raggiungere le vette dell’originale, giocando in territori già tracciati in passato, quindi abbastanza definiti, è comunque in grado di offrire dell’ottimo intrattenimento, regalando un’avventura altrettanto coinvolgente per gli spettatori di tutte le età, che si rivelerà fondamentale per la crescita di una protagonista intrepida e giudiziosa che abbiamo tutti imparato ad amare.
Di cosa parla Oceania 2?
In Oceania 2 ritroviamo Vaiana, che dopo aver restituito il cuore a Te Fiti alla fine del primo film è ora riuscita a conquistarsi il titolo di navigatrice esperta. La vita all’interno della sua isola e in mezzo alla sua gente scorre tranquilla, ma Vaiana – mossa dal suo indomabile spirito di esplorazione – ha il desiderio di continuare ad espandere i suoi orizzonti ed incontrare gli abitanti delle altre isole dell’oceano.
Così, dopo aver ricevuto un inaspettato richiamo dai suoi antenati, deciderà di viaggiare verso acque pericolose e dimenticante con a seguito un equipaggio piuttosto sui generis. Ad aspettarla in questa nuova avventura – in cui ritroverà anche il formidabile Maui – una serie di sfide che la giovane donna non ha mai affrontato prima e che metteranno in discussione la fermezza tipica di ogni grande navigatore.

Conoscere la strada, ma ricordare di “perdersi”
Il primo Oceania ha avuto un impatto culturale i cui effetti sono tangibili ancora oggi. La mitologia si fondeva con l’epicità del racconto per offrire uno sguardo estremamente moderno rispetto all’intero canone disneyano. L’obiettivo era non solo rendere Vaiana l’eroina per eccellenza del nostro tempo – di fatto, nel più recente immaginario collettivo lo è diventata – ma anche contribuire in maniera sostanziale a sdoganare la figura della tradizionale principessa (etichetta che ironicamente è la stessa Vaiana a rifiutare nei film).
Indubbiamente, questo sequel si pone l’obiettivo di espandere la storia di Vaiana attraverso il nuovo viaggio che le fa compiere, un viaggio molto diverso rispetto al precedente perché diverse sono le cose che Vaiana scoprirà di se stessa una volta giunta a destinazione. Nel primo film Vaiana, mossa da un fine nobile e altruistico, andava alla scoperta della propria identità e al termine del suo viaggio diventata a tutti gli effetti una navigatrice.
Questo sequel – che di quel viaggio dell’eroe è la naturale prosecuzione – alza la posta in gioco, specie in riferimento all’interiorità della nostra eroina: Vaiana è ora una leader e ha imparato ad abbracciare pienamente la sua natura di esploratrice; dopo essere andata alla ricerca della sua identità ed essersi riconnessa con il suo passato, questa volta dovrà fare i conti con la sua crescita personale e con il futuro del suo popolo.
Animata da un nuovo senso di responsabilità (che testerà anche grazie ai bizzarri membri dell’equipaggio che si ritroverà a dover guidare), lungo questo nuovo viaggio Vaiana maturerà fino ad arrivare alla consapevolezza che a volte è fondamentale uscire da alcuni schemi impostati, abbandonare le proprie certezze o convinzioni e “perdersi” – come viene spesso ripetuto nel film – per imparare davvero a capire chi siamo, anche quando siamo fortemente convinti di conoscere la strada.

Un viaggio orfano di musiche indimenticabili
Da un punto di vista prettamente spettacolare, Oceania 2 resta un lavoro di pregevole fattura, in grado di restituire a chi osserva un’esperienza vivace, coloratissima e immersiva. Sul versante musicale, invece, è innegabile quanto il film risenta dell’assenza di Lin-Manuel Miranda (che aveva lavorato ai testi del primo film): nessuna canzone, infatti, è capace di colpire nel profondo le corde emotive dello spettatore e di raggiungere i livelli di brani come “How Far I’ll Go” o “You’re Welcome”, facendo di questo nuovo viaggio di Moana un’avventura tra i mari orfana di musiche davvero indimenticabili.
Tra le nuove incisioni (opera di Abigail Barlow ed Emily Bear), una delle più significative è probabilmente “Get Lost”, che racchiude in sé quello che è un po’ il lietmotiv di questo secondo capitolo e che, col tempo, potrebbe essere ricordata come la miglior canzone della soundtrack (anche grazie alla sequenza che l’accompagna). Il brano è interpretato da uno dei tanti nuovi personaggi del film, ossia Matangi (doppiata nella versione italiana da Giorgia), che nonostante l’alone di fascino e mistero, sembra non essere pienamente a fuoco all’interno della struttura narrativa: appare come una sorta di minaccia all’inizio del film, ma già a metà del racconto viene completamente dimenticata.
In effetti, all’interno della storia, Matangi non ha un ruolo abbastanza importante da giustificare addirittura un’intera canzone da lei interpretata; piuttosto, sembra un personaggio concepito per avere un maggiore sviluppo in un eventuale terzo capitolo. Come lei, anche gli altri nuovi personaggi, ossia i membri dell’equipaggio di Vaiana, non hanno sufficientemente tempo a disposizione per sbocciare come dovrebbero, complice una sceneggiatura che si concentra ancora una volta sull’introspezione della protagonista (forse eccessiva, viste le ripercussioni sul ritmo del film), permettendo a questa osservazione di mettere in ombra tutto il resto.
Oceania 2 propone un vero processo di maturazione della nostra indomita Vaiana, esaltandone ancora di più le caratteristiche che l’hanno resa così unica e speciale. Al tempo stesso, però, il film sembra non anticipare mai una reale evoluzione per la storia di un’ipotetica saga in divenire, gettando inevitabilmente un’ombra su cosa potrebbe realmente offrire – in termini di storia, di intrattenimento e di sviluppo del personaggio – un nuovo viaggio dell’eroina attraverso i lontani mari dell’oceano.


