Di Obsession ci ricorderemo principalmente due nomi: Curry Barker e Inde Navarette. Ci ricorderemo anche del film, in realtà, che è senza ombra di dubbio uno degli horror più interessanti, accattivanti e terrificanti degli ultimi anni. Ma scommettiamo che, da qui in avanti, questi due artisti – lui regista, lei attrice – li rivedremo spesso. E chissà, forse tra qualche anno, quando saranno nel pieno di una carriera di grande successo, riconosceremo a questo piccolo gioiello di esserne stato il pilastro di partenza fondamentale.
Una performance strepitosa
Partiamo da lei. 25 anni appena compiuti, qualcuno potrebbe ricordarla come la figlia di Lana Lang in Superman & Lois, l’ultima – e la migliore – serie dell’Arrowverse, dove Clark Kent e Lois Lane erano felicemente sposati e alle prese con due figli adolescenti. Navarette interpretava un personaggio piuttosto classico – l’interesse amoroso di uno dei due gemelli Kent -, ma in più di un’occasione dava prova di essere di gran lunga la più brava del cast “giovane”. Che potesse arrivare a una performance come quella che ci regala in questo film, tuttavia, non era neanche lontanamente pronosticabile.
E invece. In Obsession, il suo personaggio si chiama Nikki, ragazza di cui il protagonista Bear (Michael Johnston, anche lui ottimo) è follemente innamorato. Problema numero uno: sono molto amici, e lui – che non ha il coraggio di confessare i propri sentimenti – se la fa sotto dalla paura. Problema numero due: lei non sembra ricambiare. Così il ragazzo, in una mossa disperata, tenta l’unica via possibile (no, non l’oroscopo di Paolo Fox): esprime un desiderio. “I want Nikki to love me more than anything in the fucking world!”. Un bastoncino (One Wish Willow), comprato in un negozio per due spicci, si spezza, e tac! La frittata è fatta.
Col senno di poi, forse sarebbe stato meglio chiedere prima un consiglio a ChatGPT. Da quel momento, il film diventa via via più grottesco, entrando in una spirale senza fine di gelosia, violenza, morte. Johnston rimane il protagonista, ma c’è poco da girarci intorno: Obsession non sarebbe lo stesso senza Inde Navarette. Sensuale e schizofrenica, amorevole e agghiacciante, passionale e indemoniata, la sua capacità di cambiare espressione, stato emotivo, tono di voce in pochissimi istanti è mostruosa. La libertà con cui sfrutta il proprio corpo altrettanto. C’è anche un grande lavoro di post produzione sonora dietro, che sicuramente la aiuta in più di un’occasione ma non toglie nulla al suo talento di attrice. Semplicemente, è strepitosa.

Curry Barker: regista prodigio?
Ma veniamo al secondo nome da ricordare, Curry Barker. Regista, abbiamo detto. Che però nasce come youtuber, con il canale “that’s a bad idea”, creato insieme a Cooper Tomlinson, anch’egli parte del cast. Barker non è il primo a tentare il grande salto dello squalo, né a scegliere l’horror per farlo. Gli apripista sono stati Danny e Michael Philippou con Talk to Me, ma quest’anno abbiamo visto anche Shelby Oaks, del critico del web americano Chris Stuckmann. Sempre nel 2026 (ma solo negli USA), è uscito Iron Lung dello youtuber Markiplier, tratto dall’omonimo videogioco, mentre è notizia recente che Jacksepticeye (altro youtuber) collaborerà con Sony nella realizzazione di un film di Bloodborne.
Coincidenze? Non esattamente: horror e adattamenti videoludici sono del resto generi molto popolari, anche se il successo del secondo è solo recente, mentre il primo ne ha sempre goduto, e inoltre è sempre stato quello che permetteva le maggiori sperimentazioni linguistiche, anche in assenza di grandi mezzi economici. Qualsiasi buon cinefilo sa che tantissimi grandi autori sono nati lì, in quel terreno fertile dove potevano dare libero sfogo alla creatività. Se continua così, Barker potrebbe benissimo annoverarsi tra questi. A breve avrà l’occasione della conferma, essendo il designato per dirigere il remake di Non aprite quella porta (altrimenti noto come The Texas Chainsaw Massacre).
In Obsession, l’approccio del giovane regista è semplice, immediato, estremamente efficace. Non servono troppe spiegazioni, né regole o meccanismi complicati. Quando, per esempio, Bear inizia a rendersi conto dell’errore, prova a chiamare il numero indicato sulla scatola del One Wish Willow: “Vuoi annullare il tuo desiderio?”, gli risponde una voce. Ed è subito The Substance… Oppure no. Dall’altro capo del telefono, infatti, arriva la sentenza: tornare indietro è impossibile. Poi si sente un grido, raggelante, della vera Nikki, intrappolata dentro sé stessa. Chiusa dentro lo stanzino segreto della propria mente come Demi Moore nel film della Fargeat, e vera vittima di tutta la vicenda.

Un horror lucidissimo, brutale, travolgente
Non è dunque l’immaginario a essere innovativo, ma il modo in cui Barker lo manipola a suo piacimento. La padronanza che dimostra dei propri mezzi, poi, è sorprendente per un cineasta alle prime armi. Il cinema dell’orrore non è tanto questione di scrittura, quanto di inquadrature, di illuminazione, di messa in scena ben pensate e ben realizzate. E a lui basta la figura di Nikki in penombra, immobile, con la testa un po’ inclinata ma dall’espressione illeggibile per generare tensione. Per un film che si fonda così tanto sulla mimica facciale della ragazza, togliere la possibilità di vederla è la cosa migliore che potesse fare. E funziona. Eccome se funziona.
Così, il racconto e tutte le tematiche che il film affronta – la crisi della figura maschile, l’autonomia femminile, la tossicità dei rapporti di coppia tra i giovani del 2026 – si dispiegano soprattutto attraverso le immagini. Attraverso i corpi degli attori e il montaggio cristallino. Attraverso un uso sapiente e dosato dei jumpscare e delle improvvise esplosioni di violenza. Ma anche attraverso la commedia. Sì, perché Obsession è anche un film piuttosto divertente. Non dovrebbe stupire troppo, dato che il canale YouTube di Barker si è sviluppato proprio su sketch comici, tuttavia il fatto che quei frangenti non facciano perdere nulla al film in termini di angoscia e inquietudine è un risultato notevole.
Certo che, davvero, le coppie al cinema in questo periodo non hanno pace. The Drama, Finché morte non ci separi 2, Cime Tempestose, Something Very Bad Is Going To Happen: in un modo o nell’altro, nell’amore ci si crede sempre meno. E il lieto fine è sempre più un’illusione del passato. In particolare per le generazioni più giovani. Perciò anche Barker, che in Obsession parla della Gen Z e parla alla Gen Z, non può fare a meno di consolidare questa percezione. Con un film lucidissimo, brutale, travolgente. Se dovessimo esprimere un desiderio, sarebbe di vederne di più di questa qualità. Sperando che le conseguenze del nostro One Wish Willow non siano così disastrose.


