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Nureyev – The White Crow, recensione del film di e con Ralph Fiennes

Con Nureyev – The White Crow il pluripremiato interprete Ralph Fiennes si confronta per la terza volta con una prova da regista, indagando la crescita umana e artistica del danzatore per antonomasia, Rudolph Nureyev. L’idea di un lungometraggio dedicato al ballerino russo nasce ancor prima del Coriolanus (2011) – prima opera diretta dall’attore britannico, seguita poi da The Invisible Woman(2013) –, dopo la lettura della biografia scritta da Julie Kavanagh “Rudolph Nureyev: The Life”.

Per il suo Nureyev Fiennes sceglie Oleg Ivenko, danzatore ventiduenne di origini ucraine della Tatar State Academic Opera and Balletsenza alcuna esperienza attoriale alle spalle, ma – bisogna dirlo – dotato di una bravura eclatante,  e dedica a se stesso il ruolo di Alexander Pushkin, scopritore e mentore del protagonista. Il risultato è un film diviso tra passato e presente, tra l’Est e l’Ovest, tra passioni e carriera. Il giovane Nureyev (Ivenko) è a un passo dalla consacrazione nel pantheon dell’Arte. Tuttavia, il suo passato nella città di Ufa nella Russia degli anni ’40, i suoi anni da studente a Leningrado e la sua scelta di passare in Occidente nel 1961 plasmano una persona diversa.

Il Nureyev di Fiennes ripensa il passato come l’inizio della sua strenua forza di volontà, della sua dedizione ma anche di un percorso che affonda nei meandri della sua anima. Il punto di forza del film è infatti questa capacità di trasporre sullo schermo un personaggio antieroico, un essere umano sicuramente dotato di grandi capacità ma anche di sete e bramosia di successo, tanto sensibile quanto irreprimibile.

Con una prima parte più introspettiva, basata soprattutto sulla ricerca di una propria configurazione artistica da parte del Nureyev ventiduenne e una seconda che tocca quasi i vertici dell’action (in maniera leggermente grottesca), Nureyev – The White Crow è un film dal ritmo alternato e altalenante. Ciò che lascia più perplessi, sia visivamente che formalmente, è la presenza di flashback riguardanti l’infanzia del protagonista che si affidano a un sedici noni e a una fotografia forse troppo spinti e fuori luogo rispetto alla cifra dell’intero lungometraggio.

Di certo l’opera firmata da Ralph Fiennes mette in luce un gusto cinematografico classico ed elegante, un’opera diretta da un’artista per un’artista, ed è questo il lato più interessante dell’intera operazione. Nureyev – The White Crow (qui il trailer italiano ufficiale) è capace di riflettere sulla potenza dell’unicità e della singolarità… della sensazione di sentirsi come un corvo bianco, un essere fuori posto ma dotato di un’aura inarrivabile.

Guarda il trailer di Nureyev – The White Crow

Carlotta Guido
Carlotta Guido
Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)

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