giovedì, Febbraio 22, 2024
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Nowhere, recensione del survival movie di Albert Pintó

La recensione di Nowhere, survival movie del regista spagnolo Albert Pintó, interpretato da Anna Castillo. Disponibile su Netflix dal 29 settembre.

Nowhere è un film spagnolo diretto da Albert Pintó (Possession – L’appartamento del diavolo) e distribuito da Netflix il 29 settembre. Si tratta di un survival movie ad alta tensione che coinvolge lo spettatore in un’avventura piena di suspense e momenti di angoscia.

Nowhere è ambientato in un futuro distopico, in una Spagna devastata dalla guerra e dalla miseria. Un regime dittatoriale si è instaurato nel Paese e ha deciso di far fronte alla scarsità delle risorse della Terra dimezzando la popolazione, accanendosi su donne incinte e bambini. In questo contesto incontriamo Mia (Anna Castillo) e suo marito Nico (Tamar Novas) che cercano di fuggire dal regime nascondendosi all’interno di un container imbarcato su una grande nave cargo.

Questo viaggio rappresenta l’unica possibilità per i due di salvarsi. Non sono i soli, ovviamente: alla ricerca di un futuro migliore sono in moltissimi ed è la ragione per la quale ad un certo punto della tratta Mia e Nico vengono separati. Da qui ha inizio un vero e proprio viaggio da incubo per Mia, sola e con una gravidanza al termine.

Superare la paura per riuscire a sopravvivere

Nonostante un pretesto così forte che dà origine all’avventura, il film si focalizza sulle condizioni di sopravvivenza di Mia, la quale si ritrova sola intrappolata all’interno del container nel mezzo dell’Oceano Atlantico. Il percorso che attraversa inizia con una fase di paura che deve però immediatamente superare per poter sopravvivere. I fori nella lamiera del container iniziano ad imbarcare acqua ed è indispensabile trovare soluzioni: Mia affronta il terrore, la desolazione e pian piano che scorrono i giorni le sue condizioni fisiche e mentali si modificano, rendendola esausta, più vulnerabile e amplificando il senso di solitudine.

Cr. EMILIO PEREDA/NETFLIX © 2022

La trama si caratterizza per una forte atmosfera claustrofobica e per un senso di angoscia persistente trasmessi perfettamente da Mia. La sua interprete, Anna Castillo, mantiene la scena da sola per quasi tutta la durata del film riuscendo a dare vita ad una donna devastata dal dolore fisico ed emotivo che però resiste con una forza incredibile e non cede alla disperazione suggerita dalle sue condizioni, cercando di conservare la lucidità necessaria per sopravvivere.

Nowhere, quindi, si colloca a metà strada tra il survival movie e il dramma. In qualche modo, rappresenta una metafora anche abbastanza evidente sulle tragiche traversate affrontate dai migranti nei nostri mari, accomunati dalla fuga verso un porto sicuro, da un viaggio su mezzi di fortuna sui quali la sopravvivenza non è mai garantita da nessuno e il rischio di morire annegati – o addirittura schiacciati – è altissimo.

Un film che mette a dura prova lo spettatore

Nowhere mette a dura prova lo spettatore: se da un lato è spontaneo provare empatia nei confronti della giovane, dall’altro ci sono scene difficili da digerire, quasi estreme. Assistendo ai momenti forti e crudi ai quali va incontro la protagonista, è facile che ognuno si ponga interrogativi su se stesso e sulla propria capacità di sopravvivenza in una simile circostanza.

Nonostante le impossibili condizioni, Mia trova all’interno del container più di un oggetto che riesce ad impiegare per sopravvivere, riuscendo ad escogitare diversi modi per restare in vita e persino per affrontare il parto. Un momento naturale che in questo contesto diventa estremamente drammatico: la nascita della sua piccola sembra toglierle forza fisica ma al contempo la ridesta nell’animo, come se avesse una ragione definitiva per riuscire a superare la sua condizione.

Seppure ambientato in una realtà futura immaginaria, Nowhere è un film ad alto impatto emotivo dal quale è facile farsi trascinare. Non è forse un film adatto agli spettatori sensibili, ma fornisce comunque uno spunto interessante per guardare a se stessi e riflettere sulla propria forza e sulla propria capacità di adattamento. Inoltre, fornisce un punto di vista molto accurato sulle condizioni di viaggio dei migranti che si avventurano in veri e propri “viaggi della speranza”, partendo dal continente africano senza essere certi di raggiungere la meta. 

Guarda il trailer ufficiale di Nowhere

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Seppure ambientato in una realtà futura immaginaria, Nowhere è un film ad alto impatto emotivo dal quale è facile farsi trascinare. Non è forse un film adatto agli spettatori sensibili, ma fornisce comunque uno spunto interessante per guardare a se stessi e riflettere sulla propria forza e sulla propria capacità di adattamento. Inoltre, fornisce un punto di vista molto accurato sulle condizioni di viaggio dei migranti che si avventurano in veri e propri “viaggi della speranza”, partendo dal continente africano senza essere certi di raggiungere la meta. 
Doranna Discianni
Doranna Discianni
Vivo immersa nel grande schermo perché sono affascinata dalla bellezza. Potteriana e Tarantiniana | Film del cuore: Nuovo Cinema Paradiso | Il più grande regista: Vittorio De Sica. | Attore preferito: Julia Roberts | La citazione più bella: "Sono le scelte che facciamo, Harry, che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità." (Harry Potter e la camera dei segreti)

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Seppure ambientato in una realtà futura immaginaria, Nowhere è un film ad alto impatto emotivo dal quale è facile farsi trascinare. Non è forse un film adatto agli spettatori sensibili, ma fornisce comunque uno spunto interessante per guardare a se stessi e riflettere sulla propria forza e sulla propria capacità di adattamento. Inoltre, fornisce un punto di vista molto accurato sulle condizioni di viaggio dei migranti che si avventurano in veri e propri “viaggi della speranza”, partendo dal continente africano senza essere certi di raggiungere la meta. Nowhere, recensione del survival movie di Albert Pintó